Domenico Rossi, Generale, già Sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito
Occorre innanzi tutto ricordare che dopo un lungo apparente idillio il Presidente Trump, deluso dal comportamento del Presidente Putin, all’inizio di luglio aveva intimato al leader russo di porre fine alla guerra entro cinquanta giorni di tempo, minacciando in caso contrario dure sanzioni economiche. Un avvertimento assolutamente ignorato dal Cremlino che anzi aveva intensificato la sua azione offensiva. Una reazione che aveva portato il 29 luglio il Presidente americano ad anticipare il suo ultimatum all’8 agosto, cui peraltro avevano fatto seguito minacce anche nucleari da parte del leader russo Medvedev e la risposta americana del “posizionamento di due sottomarini nucleari nelle regioni appropriate”. Con il Presidente Putin che peraltro aveva continuato a ribadire le sue condizioni per arrivare alla pace: riconoscimento come russe della Crimea e delle quattro regioni parzialmente occupate e rinuncia di Kiev a entrare nella Nato.
Dinanzi a questo inasprimento della situazione veniva quasi inaspettatamente annunciata la volontà di un incontro tra i due Presidenti presumibilmente come risultato di una intensa attività diplomatica di preparazione culminata nell’incontro di Witkoff, inviato speciale del Presidente Americano, con il Presidente Putin.
Con queste premesse si è svolto il 15 agosto ad Anchorage in Alaska il vertice tra i due Presidenti, di fatto un bilaterale con esclusione sia del Presidente Ucraino sia di rappresentanti della Comunità Europea.
La sintesi estrema, desumibile dal combinato delle dichiarazioni della Conferenza Stampa finale dei due Leader potrebbe essere : Progressi nelle relazioni tra i due Paesi ma ancora nessun accordo sull’Ucraina e nessun accenno al cessate il fuoco o a un vertice trilaterale con Volodymir Zelensky. Come confermato dal gioco di parole utilizzato da Trump : “Non c’è accordo finché non c’è l’accordo”.
I due Presidenti hanno infatti citato “progressi” e “accordi”, ma senza fornire alcun dettaglio sui relativi contenuti.
Putin ha evidenziato come l’incontro sia stato “costruttivo e utile”, definendo la guerra in una Ucraina una “tragedia” e concordando con Trump sul fatto che la “sicurezza dell’Ucraina debba essere garantita”. Sicuramente positivo il fatto di considerare che le intese decise “dovrebbero essere il punto di partenza” così come provocatorio il fatto di augurarsi che l’Ucraina e l’Europa “non ostacolino gli sforzi di pace”. Il punto focale delle dichiarazioni rimane peraltro il fatto che la guerra in Ucraina sarà risolta soltanto quando sarà eliminata «la radice del problema» ovvero la necessità di affrontare le “cause profonde” e il ristabilire un “giusto equilibrio di sicurezza in Europa e nel mondo”.
Il discorso di Trump non si è discostato nella sua positiva genericità da quello di Putin sottolineando come: “Abbiamo avuto un incontro estremamente produttivo e molti punti sono stati concordati. Ne mancano solo pochi. Alcuni non sono così significativi, uno è probabilmente il più significativo, ma abbiamo ottime possibilità di arrivarci. Non ci siamo arrivati, ma abbiamo ottime possibilità di arrivarci”.
Donald Trump ha successivamente parlato al telefono con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e con i leader europei, tra cui la premier Giorgia Meloni, per informarli dell’esito del vertice. A seguito di tali colloqui il presidente ucraino scrive su X di essere stato informato sull’incontro “e dei punti principali della loro discussione. È importante che la forza dell’America abbia un impatto sull’evoluzione della situazione” e annuncia che il 18 agosto si incontrerà “con il presidente Trump a Washington, D.C., per discutere tutti i dettagli relativi alla fine delle uccisioni e della guerra. Sono grato per l’invito”.
I Leader dell’Unione Europea, hanno invece firmato una dichiarazione congiunta con cui da un lato si accolgono con favore gli sforzi del Presidente Trump per porre fine alla guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina ma dall’altro si sottolinea con fermezza come occorra raggiungere una pace giusta e duratura e la sicurezza per l’Ucraina.che dovrebbe portare “stabilità e sicurezza rispettare il diritto internazionale, inclusi i principi di indipendenza, sovranità, integrità territoriale e il principio che i confini internazionali non devono essere modificati con la forza”. Per tale motivo “L’Unione Europea, in coordinamento con gli Stati Uniti e altri partner affini, continuerà a fornire supporto politico, finanziario, economico, umanitario, militare e diplomatico all’Ucraina, mentre l’Ucraina esercita il suo diritto intrinseco di autodifesa. Continuerà inoltre a sostenere e imporre misure restrittive contro la Federazione Russa”. Concludendo infine nel ribadire “il diritto intrinseco dell’Ucraina di scegliere il proprio destino” e che “continuerà a sostenere l’Ucraina nel suo percorso verso l’adesione all’UE”.
In tale contesto i risultati dell’incontro per quanto noti possono essere giudicati positivi o negativi con difficoltà conseguente anche ad individuare vinti e vincitori.
Almeno al momento non si può non ritenere l’incontro un successo per il presidente russo Vladimir Putin, che ha raggiunto l’obiettivo forse per lui più importante ovvero l’interruzione dell’isolamento internazionale imposto a lui e alla Russia, tramite la legittimazione pubblica da parte del Presidente degli Stati Uniti. A fronte di ciò non sembrerebbe aver fatto concessioni di nessun tipo sulla guerra in Ucraina né sulla interruzione della pesante offensiva in atto. Infine è anche riuscito al momento a fermare il rischio di dazi e sanzioni dagli Stati Uniti, benché Trump li avesse minacciati se l’incontro fosse andato male.
Non è un caso che i media internazionali concordino sul fatto che il leader del Cremlino esca chiaramente rafforzato dal vertice. Se Politico parla di “trionfo” di Putin, Le Figaro parla di “ritorno spettacolare” sulla scena internazionale ed El Pais descrive il leader russo come “uscito dall’isolamento internazionale”.
Per quanto concerne Donald Trump non si può che dargli atto del coraggio di avere voluto un incontro che non può non essere considerato la necessaria premessa dell’avvio di un processo di stabilizzazione e di pace internazionale, che va ben oltre la situazione Ucraina. Ovviamente in questo caso la valutazione positiva o negativa si potrà dare solo nel momento in cui si saranno concretizzati o meno gli obiettivi. Ciò tenuto anche conto che il summit poteva anche essere ritenuto a priori giustamente interlocutorio.
Donald Trump ha rivelato solo un brandello della conversazione avuta con l’omologo ucraino dopo l’incontro con Putin. E si guarda bene dal rivelare cosa gli ha risposto il presidente del paese invaso. Ha spiegato invece con una certa sinteticità che si è limitato a consigliare al leader ucraino di chiudere la questione. Senza spingersi a raccontare i termini: “Non è affatto un trattato chiuso e l’Ucraina deve essere d’accordo, il presidente Zelensky deve essere d’accordo, la Nato deve essere d’accordo. Ora spetta davvero a loro portare a termine la questione”.
Se comunque si può ritenere vincitore nell’immediato Putin e, si spera, in prospettiva Trump c’è da chiedersi anche chi sono gli sconfitti.
Ovviamente il diritto internazionale bellico, perché di fatto il summit di Anchorage abbia sancito che si può invadere impunemente un paese sovrano. Secondariamente la Corte Penale Internazionale, tenuto conto che una persona giudicata criminale di guerra non viene trattata come tale ma accolta su un tappeto rosso addirittura dal Presidente degli Stati Uniti, fermo restando che la Corte Internazionale non è riconosciuta da: Stati Uniti, Russia, Cina, India, Turchia, Israele e Arabia Saudita, ovvero da paesi di assoluta rilevanza.
Certamente però la vera sconfitta è l’Unione Europea, marginalizzata e irrilevante. Una Unione Europea, che si spera tragga insegnamento, specie considerando comunque l’espansionismo di Putin e il preannunciato parziale futuro disimpegno americano in Europa nel dotarsi finalmente di una capacità di difesa comune e credibile, senza doverla appaltare oltreoceano come ha fatto finora.
L’incontro è terminato con il leader del Cremlino che ha detto a Trump “La prossima volta ci vediamo a Mosca”. Mai come oggi è il caso di ricorrere ai proverbi “se son rose fioriranno”. Attenzione però alle spine!!
