Nell’occidente medievale le radici della moderna economia

Raffaele Fiume, Professore ordinario di Economia aziendale, Università degli studi di Napoli “Parthenope”

La centralità della conoscenza della storia dell’Occidente, non solo per ragioni di prossimità culturale, ma anche come grande momento di autocoscienza personale e collettiva, è stata di recente ribadita dalle nuove “Indicazioni nazionali per il curricolo” del ministro Valditara.
La chiarezza e la precisione delle indicazioni fornite è confermata dal dibattito che se ne è generato, alimentato, come spesso accade, dalle sensibilità anti-occidentali che sono proprie della libertà di espressione e di pensiero dell’Occidente stesso, prevalentemente ignote al di fuori di esso.
Franco Cardini ha passato in rassegna la compresenza di elementi di sviluppo sociale, culturale e tecnologico in tradizioni geograficamente remote e storicamente antiche, o più antiche di quelle Occidentali. Tuttavia, la considerazione che le civiltà non sono “monadi senza finestre”, che nella storia dell’umanità possono esservi e vi sono stati contatti, relazioni, ibridazioni, non può tradursi nella rinuncia all’analisi storica dei contesti specifici. La storia, in tal modo, diverrebbe come la notte in cui tutte le vacche sono nere.

Così, ad esempio, il fatto che in civiltà antichissime si utilizzasse la moneta come mezzo di scambio universale, ben prima dell’Impero Romano, nulla toglie al primato culturale conseguito in Occidente con il Gold standard o con i moderni modelli di politica monetaria.

In un recente, dotto e concretissimo contributo, Giampaolo Azzoni ha evidenziato le pietre miliari fissate in Occidente lungo il percorso di sviluppo della scienza amministrativa dello Stato.
Avvicinandomi ai miei interessi più specifici, vorrei evidenziare quanto accaduto anche nell’amministrazione e nella contabilità delle imprese private.

E’ nel medioevo italiano che si affermano i primi grandi potentati economici, che divengono vere e proprie multinazionali del commercio. Come documentato dall’archivio del mercante pratese Marco Datini, già alla fine del XIV secolo i mercanti toscani agivano come vere e proprie multinazionali del commercio, con corrispondenti nelle principali piazze commerciali del mondo (Barcellona, Anversa, Valenza, Samarcanda), comprando, trasportando, vendendo merci sulla base di scambi di notizie ed informazioni sui prezzi e sulle valute, con strumenti finanziari (cheques, pagherò) che ancora oggi sono alla base del commercio moderno; e lo sapevano fare meglio degli altri perché più veloci, più informati, più presenti nei mercati. Furono gli stessi mercanti italiani che nel medioevo “inventarono” il moderno modello di Banca, facendo prevalere la logica economica sul pregiudizio religioso del peccato dell’usura. Non sembri paradossale stabilire un parallelo tra quella realtà e Jeff Bezos: Amazon non è altro che una gigantesca piattaforma di scambio commerciale globale, fondata sulla capacità di accorciare i rapporti tra domanda e offerta; e, non per caso, di recente ha lanciato attività di fund raising a supporto di investimenti.

Sempre nell’Italia di quella temperie culturale nacque anche il modello di misurazione della performance aziendale che dal ‘300 resta ad oggi insuperato, nonostante le numerose rivoluzioni tecnologiche che l’umanità ha conosciuto: il modello della partita doppia. Ai giorni nostri, non vi è impresa che non misuri i suoi risultati registrando gli affari secondo il modello logico della partita doppia, non vi è bilancio o informativa finanziaria ai mercati che non si fondi su un sistema contabile “all’italiana”; vale per la piccola salumeria sotto casa così come per General Electric, Oracle o Hitachi.

Il far di conto per la gestione è nato in Occidente? Certamente no, perché ve ne sono tracce già nel paelolitico. E tuttavia il progresso più significativo è occidentale, italiano e maturato nella temperie sociale e culturale del medioevo europeo. Val forse la pena di studiarlo più approfonditamente delle tecniche di calcolo delle scorte nei magazzini dell’Imperatore della dinastia Han.