Il richiamo dell’occidente: libertà, scienza, democrazia

Noemi Sanna, psichiatra

Vi è, oramai diffusa, l’insopportabile tendenza a criticare, in modo tanto impietoso quanto menzognero, tutto quanto attiene alla cultura occidentale. Non solo nel suo eccellente patrimonio di conoscenze ed esperienze, già di per sé disdicevole. Ma, soprattutto, viene delegittimata l’essenza stessa della identità occidentale, quell’universo simbolico collettivo che permea la condivisione di valori, credenze e, perfino, il modo di percepire sé stessi ed il mondo. Un discredito che è particolarmente vivace nei contesti intellettuali occidentali ove illustri accademici ed opinionisti si dilettano a mettere in dubbio la stessa legittimità dell’occidente come modello di civiltà. Con argomentazioni sofisticate, ma talvolta più volgari, sono messi in discussione i fondamenti stessi del nostro sistema democratico, in realtà il migliore al mondo perché basato sulla autodeterminazione dei cittadini. Sono sminuiti e descritti come decadenti i valori di libertà, laicità e rispetto dei diritti umani a vantaggio di sistemi teocratici e tirannici costruiti su terrore e violenza.

Non è superfluo ricordare che la consuetudine a contestare la supremazia occidentale nasce da molto lontano ed è stata attualizzata a ridosso della prima guerra mondiale da Oswald Spenglernei suoi scritti sul “Tramonto dell’Occidente”. Spengler affermava, già nei primi decenni del ’900, che la forza propulsiva del pensiero occidentale si era oramai affievolita, costringendo l’Europa in una posizione periferica rispetto ad altre civiltà, e che la sua egemonia culturale, politica e militare appariva svuotata di senso. La stessa democrazia occidentale, massimo livello evolutivo di organizzazione socio-politico raggiunto dall’umanità, si era ridotto ad essere un contenitore vuoto perché ogni energia spirituale era andata dispersa. Il pensiero di Spengler, sia pure ferocemente contestato, ha contribuito, suo malgrado, a smantellare il paradigma occidentale che rappresentava sé stesso come il massimo livello evolutivo raggiunto dall’uomo e che, in ragione di ciò si percepiva egemone su ogni altro modello. Niente di nuovo, quindi, tra i moderni detrattori dell’Occidente, forse solo maggior zelo nel denigrare la propria matrice culturale.

Costoro, in fondo, non fanno che esprimere una profonda irriconoscenza verso ciò che è stato il loro proprio nutrimento culturale, ciò che li ha resi quello che sono. Ciò che permette loro di esercitare la maggior quota di libero arbitrio di quanto sia concesso ad ogni umano, compreso il diritto al disprezzo senza mettere a rischio la propria vita. Ciò che permette di sostituire il destino irragionevole con la ragione della scienza. Che permette alle donne di affermarsi al di là del destino biologico e di vivere una sessualità creativa e consapevole. Che permette di sostituire un governo quando è un cattivo governo. Che permette a uomini e donne di studiare tutto quello che desiderano conoscere. Che permette di vivere a lungo e in salute più di chiunque altro per i progressi medici raggiunti, nati per lo più in occidente ma che l’occidente ha reso accessibili a tutti nel mondo. E tanti altri vantaggi, troppo lunghi da elencare, che ognuno conosce.

Il fervore anti occidentale oramai ha pervaso anche grossa parte della opinione pubblica contribuendo alla formazione del pensiero unico, una melassa informe e pervasiva che mette il freno al pluralismo delle idee. Il politicamente corretto, la cancel culture sono i nuovi mantra dello snobbismo progressista che riducono gli spazi alla libertà di espressione e rappresentano la più autentica deriva autodistruttiva dell’Occidente. Ma questi sapienti intellettuali non possono ignorare che dietro a tutto ciò si cela il bisogno di espiare colpe inconfessabili, se non il tentativo di tenere sotto controllo le proprie fantasie di aggressività e trasgressione. Né possono ignorare il forte messaggio di accondiscendenza verso l’altra parte: “ti mostro quanto mi punisco per il male che ti ho fatto”. Inoltre questa attitudine potrebbe essere il sintomo della disonestà intellettuale di chi non ha il coraggio di protestare laddove la protesta è difficile o il bisogno narcisistico di esibire saggezza e verità esclusive o, più banalmente, l’adesione pedissequa a mode momentanee che esprimono un acritico conformismo di nicchia.

Non vogliamo essere tra coloro che alimentano il fenomeno del Self-Hating, atteggiamento avverso auto diretto prodotto della interiorizzazione di valori esterni ostili che può arrivare all’auto sabotaggio. Niente a che fare con una critica costruttiva utile a correggere gli errori – ed errori nella storia l’Occidente ne ha certamente compiuto. Simile, piuttosto, ad una forma di auto colpevolizzazione come se l’occidente fosse responsabile delle ingiustizie che accadono nel mondo anche quando le cause sono complesse e condivise con altri soggetti.

Per fortuna c’è chi non condivide questa attitudine oscurantista e non mostra alcuna esitazione nel celebrare i meriti della società occidentale – che non ha equivalenti nel mondo moderno – pur nel rispetto dell’apporto costruttivo di altre culture e di altre civiltà. Non si vuole negare, per esempio, che nel lontano oriente nascevano, ancor prima di Marco Polo, tecnologie più sviluppate che in Europa. Ma restarono infruttuose prima della contaminazione occidentale. Come ci ricorda Rodney Stark profondo conoscitore di queste tematiche: Quando i portoghesi arrivarono in Cina nel 1517, trovarono una società arretrata in cui le classi privilegiate ritenevano più importante azzoppare le ragazzine bendando loro i piedi, che sviluppare tecniche agricole più produttive di quelle che avevano per fare fronte alle frequenti carestie

Non ci stracceremo certo le vesti per strappare agli arabi il primato della scoperta delle scienze matematiche perché è in Europa che Copernico, Galileo, Keplero, Newton fino ad Einstein e Hawking, hanno trovato il giusto pabulum di libertà di pensiero e razionalità che ha permesso al mondo intero di fruire delle loro meravigliose scoperte.

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