Domanda ed offerta di capitale umano nel rinnovamento delle competenze

Rosa Lombardi, Ordinario di Economia Aziendale all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”

Sul riconosciuto mismatch tra domanda e offerta di capitale umano si sviluppa il dibattito relativo al tema del legame tra formazione e lavoro nel sistema Paese. È indubbio che l’investimento in istruzione e formazione costituisca una leva strategica per la valorizzazione dei talenti e delle competenze (a partire dai più giovani) e per la crescita socio- economica. È altrettanto indubbio che lo scenario relativo al fabbisogno occupazionale, tratteggiato in alcuni recenti studi, mostri una fase di cambiamento a livello nazionale anche in considerazione delle nuove competenze, skill e abilità richieste dal mondo produttivo per il prossimo futuro.

A fronte di un fabbisogno occupazionale pari a 3,3-3,7 milioni di lavoratori per il periodo 2025- 2029, la stima di Unioncamere nel Rapporto del Sistema Informativo Excelsior “Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine (2025-2029)”, è nel senso che il 37%-39% dei profili richiesti interessa la formazione terziaria (laurea, diploma ITS Academy o titolo AFAM), il 45%-46% la formazione secondaria superiore tecnico- professionale, il 4% i diplomi liceali.

In altri temini, il fabbisogno di occupati calcolato da Unioncamere per indirizzo di studio rivela evidenti carenze nell’offerta di lavoro per i prossimi anni, soprattutto in alcune filiere settoriali, principalmente derivanti da una formazione quinquennale (conseguimento del diploma) e da una formazione IeFP triennale e quadriennale, con un’offerta stimata rispettivamente di 154mila neodiplomati (domanda 160mila-186mila unità per anno) e di 70mila unità (domanda 126mila-146mila unità). Degno di nota appare, in questa prospettiva, il disallineamento di diverse migliaia unità tra domanda e offerta di competenze, specialmente negli indirizzi “meccanica, meccatronica ed energia”, “trasporti e logistica”, “costruzioni, ambiente e territorio”, “amministrazione, finanza e marketing”, “elettronica ed elettrotecnica” per la formazione secondaria di secondo grado tecnico-professionale ed “edile ed elettrico”, “amministrativo segretariale e dei servizi di vendita”, “meccanico”, “agricolo-agroalimentare per la formazione IeFP.

Il riferimento al Rapporto di Unioncamere è utile anche per conoscere il fabbisogno delle filiere settoriali, la sua distribuzione regionale e le specializzazioni e le aree in cui sviluppare nuove competenze e professionalità come quelle digitali (2,2 milioni di lavoratori), quelle relative a dirigenti, specialisti e tecnici (39%), impiegati, professioni commerciali e dei servizi (36%), operai specializzati e conduttori di impianti (17%) nonché a lavoratori non qualificati (8%).

Sul fronte delle nuove competenze richieste, le novae artes et facultates, l’investimento delle imprese in nuove tecnologie, come quelle digitali delle imprese industriali e di servizi di cui al Rapporto annuale Istat 2025, richiama la necessità di capitale umano adeguato allo svolgimento di rinnovate mansioni aziendali, nonché di aggiornate funzioni e ruoli organizzativi delle piccole, medie e grandi realtà produttive. L’ISTAT nel predetto rapporto indugia sulla relazione tra la struttura per età del capitale umano e le performance aziendali con specifico riferimento agli investimenti in tecnologie digitali.

In Italia le tecnologie da intelligenza artificiale sono state adottate da circa l’11,4% delle imprese con dipendenti nel 2024, con prevalenza applicativa nei servizi, nella manifattura e nelle costruzioni (Ufficio Studi di Confartigianato, Elaborazione flash “I pionieri dell’Intelligenza artificiale”, 2025). Dalla predetta Elaborazione flash si esplicita il fabbisogno di competenze digitali avanzate e, al contempo, la difficoltà di reperimento dei profili ricercati (53,5%); una conferma viene dal rapporto “Artificial Intelligence Index Report 2025” dello HAI Standford University che, mercè l’analisi degli annunci di lavoro, propone un fabbisogno di competenze in intelligenza artificiale di vari Paesi, tra cui l’Italia (0,87% su 3,27% quale valore

massimo nell’analisi), rilevando circa 10.400 installazioni di robot industriali nel relativo territorio.
Emerge da quanto sopra il marcato squilibrio tra domanda e offerta di capitale umano, la difficoltà di reperimento di risorse specializzate, la necessità di nuove competenze e abilità per la crescita del mondo produttivo, economico e sociale. In questo senso va apprezzato il profondo rinnovamento del mondo dell’istruzione e della formazione a sostegno del rapporto formazione-lavoro per la crescita del sistema Paese: a tale riguardo basti considerare solo l’ultima delle iniziative del Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara che ha introdotto i cosiddetti campus formativi integrati nell’ambito della filiera tecnologico- professionale o filiera formativa 4+2 con l’approvazione di 54 progetti ad hoc a partire dal prossimo anno scolastico. Ancor prima, nel mondo della scuola la riforma Valditara – modello formativo 4+2 – della filiera tecnico-professionale – ha l’obiettivo di ridurre le distanze tra domanda e offerta di lavoro e di facilitare lo sviluppo di competenze e abilità tecniche e professionali indispensabili al confronto competitivo e al trasferimento delle buone pratiche anche in ottica internazionale.

In tal guisa il percorso verso il riequilibrio del legame formazione-lavoro risulta tracciato almeno per quanto concerne gli interventi in atto nell’istruzione e nella formazione scolastica.