Vincenzo Mannino, Professore emerito di Diritto romano – Università Roma Tre
“Solo l’Occidente conosce la storia”. Si legge nell’incipit delle Nuove Indicazioni Nazionali volute dal Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. L’affermazione ha suscitato critiche. La si è tradotta in “solo l’Occidente ha una storia”, negandola di conseguenza per tutti gli altri. Non è così. Sulla scia del pensiero di Claude Lévi-Strauss, l’ha chiarito icasticamente Galli della Loggia: la storia in Occidente si è precisata come riflessione sugli accadimenti, ricerca della loro genesi, dei collegamenti e delle conseguenze. Possiamo dire che in quell’area geo-storica si è avuta la trasformazione della storia da semplice “ricordo” in “esercizio intellettuale” che produce una “impronta” del mondo nel segno della dinamicità per il fatto di proiettare il ricordo nel futuro.
Non ci sarebbe null’altro da aggiungere. Se non fosse per il recente rilancio della polemica, mutandone l’obiettivo. Si adombra che non si sia tenuto conto della ricorrente comunicazione fra diverse civiltà e del connesso prodursi di contaminazioni, tali da rendere difficoltosa l’individuazione di qualsivoglia primazia dell’una sulle altre.
Per vero, anche questa critica non convince. Non può certo escludersi a priori che in Occidente siano state importate alcune idee formatesi in altri luoghi. Tuttavia, l’eventualità non vale a cancellare primazie settoriali dell’Occidente. Per la storia, ma anche altri campi.
D’altro canto, sarebbe corretto dire che “solo l’Occidente conosce il diritto” o che “solo l’Occidente conosce il cinema”: nel senso che prima se ne è avuta un’elaborazione progredita. Se la ‘regola’ è emersa al di fuori di Roma, solo nell’esperienza romana il diritto è divenuto scienza. A sua volta, il cinema può anche avere avuto radici in tradizioni culturali diverse da quella occidentale. Il teatro delle ombre è un’antica forma di spettacolo popolare di probabile origine orientale, realizzato proiettando figure su uno schermo per creare l’illusione di immagini in movimento. Tuttavia, è in Europa e nel Nord America che si delinea la specificità delle tecniche e del linguaggio cinematografici. Con i fratelli Lumière nell’‘800 e le prime sperimentazioni narrative e tecniche proposte da Georges Méliès. è stato il cinema hollywoodiano ad avere avuto un impatto decisivo sulla produzione e sulla distribuzione cinematografica.
Insomma, sorge il sospetto che dietro la critica dell’affermazione “solo l’Occidente conosce la storia” vi sia altro. Lo suggerisce, in particolare, il complessivo quadro epistemologico che sorregge le Nuove Indicazioni. Esso lascia trasparire lo sforzo per superare la tipologia di scuola che si è affermata in Italia durante l’ultimo cinquantennio. Certamente, l’idea che debba eliminarsi tutto quanto appaia troppo complesso per i giovani, impedendo la realizzazione di una ‘scuola democratica’. L’idea di un apprendimento affidato in prevalenza all’esperienza quotidiana, allo spontaneismo espressivo, alla primaria interdipendenza fra storia e sociologia. Gli esiti di questa prospettiva non sono lusinghieri. Gli indicatori nazionali e internazionali segnalano che la formazione dei nostri giovani è peggiorata e che l’ascensore sociale, a partire dalla seconda metà degli anni ‘70, ha cominciato a fermarsi. Soprattutto, però, le Nuove Indicazioni si muovono in senso contrario rispetto a quell’integralismo woke che con il suo giudizio moralistico colpevolizza l’Occidente, imputando a esso tutti i mali possibili e immaginabili. Ne nega qualsivoglia originalità positiva.
Lo sforzo riformatore, perciò, va apprezzato. A meno di non volere privare i nostri giovani delle conoscenze necessarie alla loro ‘avventura’ umana, avendo orgogliosamente consapevolezza di essere parte di una realtà culturale, l’Occidente, che sa valorizzare la libertà individuale e collettiva, la priorità della persona rispetto allo Stato, l’esigenza di coniugare in modo equilibrato diritti e doveri. È, questa, la grande scommessa delle Nuove Indicazioni. Altro che volontà di evidenziare le “condizioni storiche tramite cui l’Occidente ha costruito il suo potere”, come si legge in un recente post, dove si dichiara avventatamente “guerra” al governo, alla scuola e al ministro Giuseppe Valditara.
