Il piano Trump per l’Ucraina. È l’ora di sedersi al tavolo e iniziare il confronto!

Domenico Rossi, Generale, già Capo di Stato Maggiore dell’Esercito

Non è ancora disponibile un documento ufficiale ma le notizie riportate dai media indicano che si tratta di un piano con cui si ribadirebbe la sovranità dell’Ucraina e si darebbero  garanzie di sicurezza per il suo futuro, appoggiandosi a un modello simile al noto art. 5 della Nato. Ciò nonostante una limitazione numerica delle sue Forze Armate e l’impossibilità di aderire alla Nato nonchè di avere armi nucleari a fronte peraltro dell’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea. L’Ucraina dovrebbe comunque cedere parte dei propri territori  secondo la seguente previsione: la Crimea e tutte le due regioni del Luhansk e del Donetsk in modo integrale; le regioni di Kherson e Zaporizhzhia fino alla linea del fronte attuale, mentre la Russia rinuncerebbe unicamente a poca parte del territorio ucraino al momento sotto il suo controllo al di fuori delle cinque regioni annesse.

In sostanza l’Ucraina dovrebbe rinunciare alle regioni annesse con forza dalla Russia ivi compresa quella parte dell’oblast’ del Donetsk attualmente sotto suo controllo che sarebbe utilizzata come  una zona cuscinetto neutrale e demilitarizzata, ma riconosciuta a livello internazionale come territorio appartenente alla Federazione Russa, che si impegna peraltro a non entrarvi con le truppe.

Sono altresì dettate indicazioni su aspetti generali ma sicuramente rilevanti come i fondi per la ricostruzione, in parte presi dalle risorse finanziarie russe “congelate”, la previsione di programmi educativi reciproci di distensione e tolleranza religiosa, la tutela delle minoranze linguistiche nonché la garanzia dei diritti dei media e dell’istruzione ucraina e russa. Attenzione viene data anche a quanto avvenuto  durante il conflitto prevedendo l’amnistia totale per le azioni di guerra di tutte le parti coinvolte così come sarebbe istituito  un comitato umanitario per risolvere le questioni in sospeso relative a prigionieri, bambini deportati e vittime del conflitto.

La Russia sarebbe reintegrata nell’economia globale, pur se la revoca delle sanzioni verrebbe discussa e concordata in più fasi e caso per caso, e stipulerebbe con gli Stati Uniti un accordo di cooperazione economica a lungo termine per lo sviluppo reciprocamente vantaggioso in vari settori.

Infine sarebbe previsto lo svolgimento di elezioni in Ucraina entro cento giorni dalla sottoscrizione ufficiale dell’accordo. Un accordo,  giuridicamente vincolante, che sarebbe garantito dal Consiglio per la Pace, presieduto da Donald Trump e porterebbe con la firma ad un cessate il fuoco immediato.

Prima di qualsiasi considerazione merita evidenziare quanto dichiarato  a riguardo dai tre Presidenti di Stati Uniti, Federazione Russa e Ucraina e dalla leadership europea.

Il leader russo Putin avrebbe infatti affermato “Il piano di Trump base per porre fine alla guerra. Se Kiev non accetta conquisteremo altri territori” aggiungendo, come riportato dalla Tass” il piano di pace del presidente Trump per l’Ucraina è stato discusso prima dell’incontro in Alaska”.

Donald Trump ha invece inizialmente confermato le indiscrezioni dei media per cui avrebbe posto un ultimatum alla Ucraina per accettare il suo piano di pace. La scadenza per tale accettazione è il 27 novembre, giorno del Ringraziamento in America.

Posto dinanzi a tale situazione il Presidente  Zelensky si è rivolto al suo popolo con drammatiche parole “Siamo ora in uno dei momenti più difficili della nostra storia. La pressione sull’Ucraina è al suo massimo. L’Ucraina potrebbe ora trovarsi di fronte a una scelta molto difficile: o la perdita della sua dignità o il rischio di perdere un partner chiave” ed ha parlato anche di una scelta: “o i difficili 28 punti, o un inverno estremamente difficile, il più difficile, e ulteriori rischi” aggiungendo infine che “Gli interessi nazionali dell’Ucraina devono essere presi in considerazione e che avrebbe offerto alternative anche per non dare “al nemico alcun motivo per dire che l’Ucraina non vuole la pace, che sta ostacolando il processo e che non è pronta per la diplomazia”.

Una posizione che non è favorevole ma che non costituisce nemmeno un rifiuto, come ha infatti precisato il segretario del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale ucraina, Rustem Umerov. “Stiamo lavorando attentamente a tutte le proposte dei partner nel quadro di principi immutabili: sovranità, sicurezza per il nostro popolo e una pace giusta”.

Il piano è stato diffuso alla vigilia del summit a Joannesburg del  G20 e i leader europei e degli altri Paesi del G7, nel cercare di mantenere un equilibrio difficilissimo tra difesa di Kiev e alleanza con gli Usa, si sono riuniti a margine del summit e hanno diffuso il seguente comunicato  : «Accogliamo con favore i continui sforzi degli Usa per portare la pace in Ucraina. La bozza iniziale del piano in 28 punti include elementi importanti che saranno essenziali per una pace giusta e duratura. Riteniamo pertanto che la bozza costituisca una base che richiederà ulteriore lavoro», e continua «Siamo pronti a impegnarci per garantire che una pace futura sia sostenibile. Siamo chiari sul principio che i confini non devono essere modificati con la forza. Siamo inoltre preoccupati per le limitazioni proposte alle forze armate ucraine, che renderebbero l’Ucraina vulnerabile a futuri attacchi». Per concludere con la richiesta di essere parte attiva di ogni trattativa che riguardi Kiev .

A rendere più variabile il quadro sopra delineato si aggiunge infine il fatto che alla domanda di alcuni giornalisti se il piano Usa fosse da considerarsi definitivo, il Presidente Trump ha risposto con un secco «no».

In sostanza, a fronte dell’iniziale ultimatum, potrebbero esservi spiragli di trattativa per l’Ucraina, che in ogni caso in questi giorni siederà al tavolo con gli Usa in Svizzera sui «possibili parametri del futuro piano di pace», come ha annunciato oggi il segretario del Consiglio di sicurezza di Kiev Rustem Umerov. Un confronto cui parteciperanno congiuntamente o in fasi successive anche i consiglieri per la sicurezza nazionale di Francia, Gran Bretagna e Germania e il consigliere diplomatico del Presidente del Consiglio Italiano.

In relazione a quanto sopra esposto si possono comunque, anche in mancanza di un documento ufficiale, tracciare alcune considerazioni di carattere generale.

La prima, che peraltro appare la più importante è che del piano di pace ne stiano parlando sia la Russia che l’Ucraina e soprattutto per la prima volta  la Russia. Il piano costituisce quindi in ogni caso il punto iniziale di una trattativa che si preannuncia difficile ma che tende comunque a garantire   all’Ucraina di avere un futuro di sicurezza ed a scongiurare lo spettro dell’allargamento della guerra all’Europa. D’altronde anche se il piano sembra al momento sbilanciato a favore della Russia, anche perché accetta di fatto una aggressione che viola il diritto internazionale e che comunque costituirà un precedente, è indubbio che vi siano aspetti sicuramente positivi e che il problema viene affrontato a 360 gradi obbligando i due contendenti a confrontarsi su temi non solo militari ma anche o soprattutto  sociali, economici e politici.

La seconda considerazione è che qualsiasi giudizio non può non tenere conto che la decisione favorevole o contraria sull’accordo non può che essere presa degli Ucraini, da un popolo cioè che si sta da quasi tre anni sacrificando e che ha visto tanta sua gioventù morire per difendere non solo la propria dignità e sovranità ma addirittura la propria sopravvivenza .

La terza è il sospetto che il piano sia stato delineato in modo almeno in prima approssimazione favorevole alla Russia anche perché come noto gli obiettivi strategici americani si sono spostati dall’Europa e tendono a cercare di strappare la Russia dalla Cina ovvero a impedire una pericolosa unione di carattere militare ed economico. Così come  anche in questo caso, come per Gaza, il presidente Trump sta mediando nei conflitti attraverso l’uso indiretto della forza nell’interesse della pace ma anche alla luce degli interessi economici.

Per ultimo ancora una volta la grande sconfitta è l’Europa che non è stata consultata nell’ambito della predisposizione del Piano e che sta ora cercando di rientrare nell’ambito della definizione finale dello stesso cercando di supportare le  presumibili richieste ucraine. Una sconfitta che ancora una volta dovrebbe far riflettere sulla necessità di una effettiva Difesa Europea, di politiche realisticamente comuni nonché su procedure decisionali celeri e come tali non vincolate dall’unanimità dei Paesi Membri.