Antisemitismo – Psicodinamica di un fenomeno ricorrente

Noemi Sanna, psichiatra

L’intensificarsi del conflitto medio orientale ha fatto registrare un aumento degli episodi di antisemitismo che hanno trovato terreno fertile nella diffusione virale delle notizie via WEB inasprita dalla disinibizione comunicativa dei social che favorisce l’uso di contenuti ostili.

Fenomeno affine, non sovrapponibile, al razzismo (che divide gli uomini in senso gerarchico e legittima fenomeni di dominio e segregazione) l’antisemitismo ha radici più profonde. È l’odio irriducibile nei confronti del popolo ebraico modellato sulla convinzione che rappresenti una minaccia per l’altrui esistenza. Sappiamo come andò a finire con il nazismo che radicalizzò questa ostilità codificandola in un sistema giuridico che legittimò il piano di sterminio del popolo ebraico.

L’interiorizzazione del divino e l’identità ebraica

L’antisemitismo è un sentimento antico non estraneo al complesso sistema di credenze e norme morali proprie dell’ebraismo che, nella sua configurazione monoteistica, aniconica e centrata sulla interiorizzazione della legge, ha siglato una differenza simbolica di straordinaria portata.

L’affermazione di un Dio unico, trascendente e non raffigurabile, ma solidamente presente nelle coscienze, sconvolge l’universo politeistico fondato su molti dei e sulla loro rappresentazione iconica. Il rapporto con il sacro è trasferito dall’immagine alla parola, dal culto visibile alla legge interiore. Ogni ebreo è portatore del principio regolatore, diretta emanazione di Dio, che funge da guida a pensieri, comportamenti e scelte morali individuali e collettive. Ciò è stato determinante nel creare il forte senso di appartenenza e la solida identità del popolo ebraico, conservatasi nel tempo uguale a sé stessa, oltre i confini geografici e istituzionali, oltre la diaspora.

Dentro il meccanismo dell’antisemitismo

Non è difficile immaginare quanto deve essere stato perturbante avere a che fare con un popolo che portava Dio con sé nel suo errare per il mondo e quanto questo rapporto di intimità col divino possa aver suscitato ammirazione mista a timore generando una ambivalenza amore/odio che solitamente scatena aggressività. Senza la pretesa di affrontare in poche righe il complesso tema dell’antisemitismo che, sul piano della conoscenza di ciò che è manifesto, fonda le sue ragioni su dinamiche storiche, sociali, economiche, geopolitiche, verrà dato rilievo ad una possibile interpretazione psicodinamica di ciò che nell’antisemitismo è latente,più nascosto, più complesso e più profondo.

  1. Dal punto di vista simbolico il Dio ebraico, unico, trascendente, invisibile e il primato della parola su ogni altra forma di rito, sconvolge il paradigma e decostruisce l’archetipo su cui altri popoli avevano raffigurato il mondo e dato senso all’esistenza. Differenza percepita come fattore di destabilizzazione dell’ordine simbolico dominante e, quindi, vissuta come minacciosa.
  • Nella dimensione psicodinamica l’interiorizzazione della legge divina richiama il tema del Super Io, il controllo delle pulsioni, il concetto di limite. In quest’ottica l’antisemitismo è la proiezione ostile sul popolo ebraico di un Super Io altrui fragile e incline alla paranoia. La psicanalisi ci fa capire perché questa differenza simbolica venga investita sul piano affettivo con tanta intensità e descrive la dinamica attraverso cui viene trasformata in oggetto di odio irriducibile.
  • Il piano antropologico-sociale descrive dinamiche comportamentali di un gruppo in presenza di tensioni sociali. Quando frustrazioni e conflitti diventano troppo destabilizzanti per l’equilibrio interno al gruppo, la collettività ritrova la sua coesione identificando qualcuno di estraneo cui attribuire ogni colpa. Il popolo ebraico e la sua estraneità alle culture dominanti è sempre stato il capro espiatorio ideale. Questa argomentazione chiarisce come l’odio si possa trasformare in persecuzione collettiva.
  • Secondo l’approccio esistenziale l’antisemitismo è la perfetta rappresentazione di come si possa definire sé stessi attraverso il proprio oggetto di odio, un bisogno esistenziale che prescinde e precede ogni narrazione sull’ebraismo. Nasce dalla necessità di semplificare la complessità insita nella realtà e proteggersi dall’angoscia generata dalla eterna coesistenza tra bene e male. Spiega perché l’antisemitismo continui a comparire ciclicamente adattandosi a nuovi linguaggi e come possa essere cinicamente strumentalizzato da molteplici soggetti per assecondare propri peculiari interessi.

Brevi conclusioni

L’antisemitismo è stato, nel corso dei secoli, un indicatore sensibile di profonde crisi collettive che si attiva ciclicamente nei momenti di instabilità sistemica. Oggi viviamo uno di quei momenti. La sua perniciosità non risiede solo nella violenza che genera, ma nella capacità di fare apparire quella violenza normale. Comprendere le sue radici è essenziale per contrastare, in modo consapevole ed efficace, l’odio che genera tra gli uomini.