Noemi Sanna, psichiatra
Introduzione
Il web rappresenta una delle più grandi risorse della contemporaneità. Offre apprendimento continuo, connessioni globali e opportunità di affermazione, anche professionale, fino ad oggi impensabili. Per gli adolescenti, in particolare, può essere uno spazio di socializzazione e di confronto che facilita la costruzione di competenze cognitive e relazionali e può offrire modelli identificativi positivi contribuendo allo sviluppo dell’autonomia personale e del pensiero critico. Tuttavia, accanto a queste potenzialità, esiste un lato oscuro altamente pervasivo in grado di pregiudicare i processi psicologici, soprattutto in età evolutiva. La radicalizzazione ne rappresenta un esempio.
Radicalizzazione digitale
La radicalizzazione è un processo attraverso il quale un individuo sviluppa credenze rigide e polarizzate sempre più estreme su temi particolarmente sensibili arrivando a legittimare la violenza per imporre le sue idee. Il radicalizzato può essere definito come qualcuno che ha permesso alla sua ideologia di plasmare, in modo radicale, la sua intera identità. La radicalizzazione digitale ha gli stessi componenti ma potenziati. Il web non è causa unica, ma funziona da moltiplicatore: diffonde contenuti in tempo reale, premia l’engagement e privilegia ciò che attrae l’attenzione. Non vi è alcuna coscienza morale che ne regolamenti il comportamento, solo rigorosi algoritmi finalizzati a massimizzare l’uso aumentando la coorte degli utenti e la quantità di tempo dedicata alla navigazione, a qualunque costo. È questo “qualunque costo” che può rendere il Web in un potente manipolatore in grado di controllare la volontà altrui a vantaggio esclusivo dei propri interessi.
Contenimento emotivo virtuale e impoverimento reale del pensiero
Gli adolescenti vivono una fase evolutiva ad alta complessità in cui fattori neurobiologici, identitari e di pressione socio-relazionale si scontrano tra loro creando una spiccata vulnerabilità che può trovare, nel mondo virtuale, una forma di adattamento, sia pur disfunzionale. Qualche esempio.
- Instabilità identitaria: Immagine di sé, anche corporea, poco strutturata e parziale. A questa confusione identitaria il Web risponde con l’offerta di identità semplici, nette, spesso ideologiche, facilmente interiorizzabili.
- Disregolazione emotiva. Difficoltà nel controllo della rabbia, della vergogna, incapacità di gestire la frustrazione, emozioni intense con forte impulsività e frequenti passaggi all’atto. Nel web si trova uno spazio di espressione immediata, disinibita che facilita manifestazioni di ostilità.
- Bisogno di appartenenza. Forte attrazione per i gruppi di pari con un elevato livello di conformismo e bisogno di omologazione. Il web offre ambienti in cui trovare conferma delle proprie convinzioni, rinforzate anche dall’assenza di confronto. Questo inibisce il pensiero critico e favorisce l’isolamento ideologico (echo chamber, manosfere ed altri sistemi digitali simili).
- Pensiero dicotomico. L’adolescente ha un modo di pensare tendente alla polarizzazione (tutto o niente, giusto o sbagliato). L’ambiente digitale rinforza questa tendenza dando vita a modalità di pensiero sempre più polarizzate, a rigidità cognitiva e alla creazione bias di conferma.
- Isolamento esistenziale. Gli adolescenti non hanno ancora maturato una gestione equilibrata delle relazioni interpersonali. Le relazioni affettive, di amore o di amicizia, sono instabili con un elevato livello di implicazione, ma spesso anche fonte di vergogna e frustrazione. Il Web si sostituisce a queste relazioni offrendo emozioni e passioni più gratificanti e meno giudicanti. Il rischio è la forte dipendenza da internet e la riduzione delle competenze sociali.
Il Web propone appartenenze forti ma escludenti, narrazioni semplici per problemi complessi, e un linguaggio altamente emotivo che evoca paure, allarme, urgenze, attiva risposte impulsive mentre la ragione viene cortocircuitata con aumento della suggestionabilità e deterioramento delle capacità di critica. Favorisce la regressione cognitiva e il ricorso a meccanismi tipici del ragionamento primitivo, come la costruzione del capro espiatorio su cui riversare colpa e responsabilità nell’illusione di proteggere la propria autostima. O, ancora, confondere l’identità di attributi con l’identità dell’oggetto elevando a criterio di identità caratteristiche parziali di qualcosa che non sono l’oggetto nella sua globalità con effetti distorsivi sulla realtà.
Conclusioni
La radicalizzazione digitale è il prodotto dell’incontro tra vulnerabilità e un ambiente tecnologico che amplifica semplificazione, polarizzazione ed emotività. Non si deve demonizzare internet, ma restituire complessità al pensiero, promuovendo nei giovani competenze critiche, alfabetizzazione digitale ed emotiva ed educazione alla tolleranza di situazioni ambivalenti e frustranti. Dal canto suo il mondo adulto, sia familiare che istituzionale, ha il compito ineludibile di offrire spazi di ascolto e riconoscimento che offrano un autentico e concreto contenimento in contrasto con quello illusorio offerto dal Web.
