Domenico Rossi, Generale, già capo di Stato Maggiore dell’Esercito
Tucidide, storico e generale ateniese del V secolo a.C. è considerato uno dei grandi fondatori della storiografia politica e critica. Autore di un trattato sulla «Guerra del Peloponneso», dedicato al conflitto tra Atene e Sparta, analizzò le cause della guerra giungendo a conclusioni riprese dal politologo statunitense Allison e sintetizzabili nella cosiddetta teoria della “trappola di Tucidide”.
Secondo tale teoria il rischio conflittuale nasce quando l’ascesa di una potenza emergente minaccia di ridimensionare il ruolo di una potenza dominante. Quest’ultima infatti può percepire questa crescita come una minaccia alla propria egemonia, alla propria sicurezza e all’ordine strategico esistente. Anche le misure adottate da una parte per difendersi possono essere interpretate dall’altra come azioni aggressive. In sostanza si crea così una spirale di sfiducia, riarmo, competizione strategica ed escalation che porta alla guerra.
Nell’attuale contesto geopolitico la Russia non può essere considerata né una potenza emergente né dominante e la sua postura è più tesa alla riaffermazione del suo «vecchio» ruolo di attore globale, perso e non riacquisito del tutto, che ad una nuova espansione.
La Cina è la vera potenza emergente per risorse, capacità industriali, militari, tecnologiche con mire dichiarate tendenti ad un Nuovo Ordine Internazionale multipolare mentre gli Stati Uniti possono ancora essere considerati la potenza dominante che tende a difendere la sua egemonia e che ha individuato il suo avversario nella Cina. Una egemonia indebolita anche per la diminuita capacità di trasmettere sicurezza e fiducia ad alleati e comunità internazionale, specie dopo l’abbandono dell’Afghanistan, la tendenza a volere imporre il suo power anche oltre il diritto internazionale e la evidente frammentazione interna della società statunitense.
Da tutto ciò discende anche lo spostamento degli obiettivi strategici degli USA nell’Indo Pacifico.
In questo quadro possono quindi essere letti l’aggressione russa in Ucraina , il partnerariato russo con la Cina sempre più stretto, ma mai concretizzatosi in una vera alleanza, nonchè la politica di contenimento americana sull’espansione cinese.
Una azione di contenimento che da spiegazioni sia all’operazione condotta in Venezuela conclusasi con l’esfiltrazione del Presidente Maduro sia all’attacco all’Iran ovvero verso i principali paesi rifornitori dei flussi energetici necessari alla Cina. Ciò ovviamente senza nulla togliere per quanto concerne l’Iran alla giustificata esigenza generale, ampiamente condivisa, di evitare che l’Iran possa acquisire l’arma atomica.
In questo quadro è stato logico attendersi dall’incontro tra Trump e Xi Jinping recentemente svolto le risposte al concretizzarsi o meno della “trappola di Tucidide”, una teoria che tra l’altro sembrerebbe essere stata richiamata, forse come avvertimento, proprio dal presidente Cinese sia nel primo incontro con Trump sia in quello recente.
Da un esame delle poche dichiarazioni e documenti ufficiali il vertice ha mantenuto un forte valore simbolico, ma i risultati sono rimasti selettivi, limitati e non risolvono i dossier strutturali. I due leader hanno concordato sulla costruzione di un rapporto di “stabilità strategica” basato su equità e reciprocità e la Cina sembrerebbe si sia detta pronta a rafforzare il dialogo militare con gli Stati Uniti, indicando la stabilità tra le forze armate come interesse comune e aspettativa della comunità internazionale.
In sostanza possiamo ritenere che l’incontro vada interpretato come un segnale politico di gestione della competizione, non di superamento della rivalità. Questo anche perché sono rimasti aperti ovvero non risultano risolti in modo strutturale i dossier più sensibili: Taiwan, commercio, dazi, terre rare, tecnologia e diritti umani. Un compromesso politico quindi senza nessun accordo rivoluzionario ma con una tregua utile a raffreddare i mercati e a ridurre l’incertezza globale.
In ogni caso il rapporto tra Washington e Pechino continuerà a determinare gran parte degli equilibri economici e geopolitici del XXI secolo incidendo in modo determinante sulla stabilità dei mercati, la sicurezza internazionale, passando per energia, tecnologia e commercio, con conseguenze dirette anche per Europa e Paesi emergenti.
Un approfondimento specifico merita il dossier Iran in quanto Washington ha dichiarato un’intesa con Pechino, non confermata peraltro da fonte cinese, per un Iran senza armi nucleari e per la piena riapertura dello Stretto di Hormuz senza pedaggi imposti da Stati o organizzazioni.
Se ciò fosse vero l’Iran avrebbe perso il suo grande riferimento politico-strategico cinese e presumibilmente dovrebbe essere nei prossimi giorni ben più accondiscendente nei confronti delle richieste americane di accordo.
Al momento per quanto riportato da “fonti aperte” sembrerebbe che le parti si stiano confrontando su un documento che prevede : “Cessate il fuoco immediato, completo e incondizionato. E che valga su tutti i fronti: terra, mare, aria; impegno reciproco a non colpire infrastrutture militari, civili o economiche; Fine di tutte le operazioni militari e cessazione della guerra mediatica; Impegno a rispettare la sovranità, l’integrità territoriale e la non interferenza negli affari interni dell’altro Paese; Garanzie sulla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, nel Golfo Arabico, e nel Golfo dell’Oman; Graduale revoca delle sanzioni statunitensi in cambio dell’impegno dell’Iran nei termini dell’accordo; Riaffermazione del rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite. Inizio entro sette giorni delle trattative su tutte le questioni in sospeso e creazione di un meccanismo congiunto per monitorare l’attuazione delle condizioni e risolvere”. Fermo restando che i nodi rimangono sempre il nucleare e la libera circolazione nello stretto di Hormuz e il diniego israeliano ad una tregua che coinvolga il Libano.
Le voci positive e negative a riguardo si ricorrono passando da un estremo all’altro, soprattutto essendo in assenza di dichiarazioni ufficiali e soprattutto congiunte ovvero confermate da entrambe le parti. Ad es. La presse del 24 maggio delle 17 e 41 riporta che la Guida Suprema iraniana” ha approvato il quadro generale dell’accordo ,ma resta ancora da vedere se questo si tradurrà in accordo definitivo” mentre Trump dopo avere detto nei giorni scorsi che l’accordo era imminente aggiunge sempre il 24 maggio che non c’è fretta a raggiungere l’accordo.
La Cina nel frattempo ha ribadito la sua centralità nell’attuale contesto geopolitico e strategico ,tenuto conto che dopo pochi giorni dalla visita del Presidente Trump si è svolta anche la paritetica visita del Presidente Putin, che ha rafforzato almeno apparentemente il partnerariato derivante dal trattato di Shangai del 2014.Nella dichiarazione congiunta di Vladimir Putin e Xi Jinping, i due leader accusano Trump “dell’uso ipocrita dei negoziati come copertura per preparare attacchi” e sottolineano come “L’assassinio di rappresentanti della leadership di stati sovrani, la destabilizzazione della situazione politica interna di questi Stati e la provocazione di un cambio di potere, il rapimento sfacciato di leader nazionali a scopo processuale, violano gravemente i fini e i principi della Carta delle Nazioni Unite, le norme del diritto internazionale e delle relazioni internazionali, e causano danni irreparabili alle fondamenta dell’ordine mondiale formatosi dopo la Seconda Guerra Mondiali”.
L’operazione militare speciale va peraltro avanti in una situazione sicuramente di stallo sul terreno e con il continuo ricorso a attacchi con missili e droni su infrastrutture strategiche ma anche civili da entrambi le parti. Una fase che sembra essere avvalorata dalle dichiarazioni del Segretario di Stato Rubio che certifica la crisi del tavolo diplomatico: i colloqui trilaterali mediati dagli Stati Uniti sono sospesi. Washington, spiega Rubio, resta pronta a favorire “eventuali progressi” ma non intende partecipare a “negoziati infiniti”. Una dichiarazione che sempre più sta spingendo Kiev verso un maggiore coinvolgimento dell’Europa. In sostanza, in un contesto di massima flessibilità e indecisione geopolitica la Cina è emersa effettivamente come riferimento degli equilibri mondiali peraltro con un volto diverso a seconda delle circostanze e degli interlocutori. Cina e America non sembrano comunque al momento cadere nella “trappola di Tucidide”, fermo restando che non sospettare che ciò dipenda dal fatto che la Cina persegua ancora la filosofia di Sun Tzu: “L’ eccellenza suprema consiste nel rompere la resistenza del nemico senza combattere.”
