Giovanni Luchena, Ordinario di Diritto dell’economia all’Università di Bari
Dopo la parte giuridica già sottoscritta poco tempo fa, il Consiglio dei ministri ha approvato, dando concretezza all’atto di indirizzo del Ministro dell’Istruzione e del Merito, il rinnovo del contratto del comparto istruzione e ricerca della parte economica che prevede la corresponsione di aumenti stipendiali e degli arretrati, con un impegno finanziario significativo, considerato lo scenario di finanza pubblica non particolarmente roseo come emerge, peraltro, dalla manovra di bilancio, azzoppata, se non amputata, da una serie di “debiti” contratti dai governi precedenti (uno su tutti: il disastro bonus casa) e dallo scenario internazionale caratterizzato da conflitti bellici ed economici e dai consequenziali posizionamenti geopolitici che rendono instabile il quadro politico.
Del resto, uno dei segnali concreti dell’ “attenzione” riservata nei confronti della scuola, si riscontra nel Documento di finanza pubblica del 2025 – la base politico-programmatica del disegno di legge di bilancio – che, oltre a “ricordare” le azioni sinergiche tra strumenti e risorse disponibili nell’ambito della programmazione contenuta nel PNRR (su tutti il c.d. “decreto Scuola”, la cui “ricchezza” in termini di risorse e di riforme non può revocarsi in dubbio), si fa carico del tema dell’adeguamento stipendiale per i docenti e per il personale Ata. L’approvazione della parte economica del contratto è, dunque, un atto consequenziale che dà seguitoad un impegno assunto in sede politica.
Al di là dei dettagli tecnici (cioè sul quantum), ormai di dominio pubblico da giorni, meritano di essere sottolineati alcuni elementi che delineano una continuità nell’azione di governo ed una prospettiva politica di sicuro respiro.
Quanto avvenuto negli ultimi giorni rappresenta un segnale che non va trascurato nella visuale della valorizzazione del personale della scuola che opera in uno dei settori più importanti fra i servizi pubblici. Non si tratta di un atto isolato, è il segno della volontà di proseguire un progetto che restituisca dignità alla funzione e garantisca il giusto riconoscimento, a risorse disponibili, che, come già detto, pur essendo scarse, sono indirizzate proprio verso policyqualificanti e sfidanti.
Tale orientamento trova un riscontro tangibile in una serie di interventi già realizzati o in via di realizzazione, che testimonia una strategia volta a irrobustire il sistema dell’istruzione e a investire sulle competenze del personale scolastico.
Si vuole evidenziare come le iniziative intraprese nel settore dell’istruzione, riguardino, fra l’altro, le risorse stanziate per la formazione relativamente all’utilizzo delle tecnologie digitali in ambito scolastico (2,2 miliardi di euro) e la formazione del personale scolastico sulle competenze digitali (800 milioni di euro, di cui 100 destinati a programmi di formazione sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale). L’elenco potrebbe essere certamente più corposo e non è la sede per fornirne una compiuta rappresentazione; ciò che rileva è la linea di continuità di una proposta e di un’azione politica che sembra essere finalmente indirizzata verso il miglioramento delle condizioni del personale in uno spirito di chiara valenza progettuale con il quale si costruisce un percorso strutturato per il benessere collettivo e le generazioni a venire.
Si tratta di un quadro regolatorio con il quale si sta costruendo la base di una riforma strutturale del settore che, evidentemente, non può essere riformato in pochi anni ma necessita di passi lenti ma lunghi. Esulando da intenti passatisti, sembrerebbe ricostruirsi un legame con le proposizioni evidenziate nell’Assemblea costituente ove di insegnamento si discorreva, fra l’altro, in termini di dignità (questo aspetto meriterebbe ulteriori approfondimenti, per così dire, “a consuntivo”) e della sua funzione sociale, della sua missione di cura delle anime, come ebbe a dire l’on. Della Seta nel corso di una delle sedute dell’A.C. nel 1947.
Ebbene, quello compiuto ieri da parte del Governo certamente non rappresenta la soluzione di tutte le questioni ancora aperte relativamente agli insegnanti, e più in generale, all’istruzione, ma costituisce un tassello del disegno di restituzione della centralità dell’insegnante; un passo di un percorso più ampio e che avrà modo di delinearsi ancora meglio nel prossimo futuro.
In sintesi, le misure adottate non possono essere considerate puramente e semplicemente nella loro dimensione contingente o nella ricaduta economica, ma vanno devono riportate dentro una prospettiva più qualificata di politica pubblica, orientata alla ricostruzione del ruolo strategico dell’istruzione nel processo di sviluppo del Paese.
La valorizzazione del personale scolastico, infatti, non costituisce soltanto un obiettivo di natura retributiva o organizzativa, bensì rappresenta il presupposto per il consolidamento di una comunità educante capace di affrontare le sfide della contemporaneità.
In questa prospettiva, il rinnovato investimento nelle professionalità della scuola assume il significato di una scelta di civiltà, che riafferma il valore costituzionale dell’insegnamento e la funzione sociale dell’educazione. La strada intrapresa appare ancora lunga e non priva di ostacoli; tuttavia, la definizione di una traiettoria priva di contraddizioni e la volontà di perseguirla con continuità possono rappresentare un primo passaggio verso il completamento di un progetto di riforma da completare con ulteriori passi. È in tale orizzonte che si misura la capacità delle istituzioni di restituire centralità alla scuola e dignità a coloro che quotidianamente ne incarnano la missione, nella consapevolezza che investire nell’istruzione significa, in ultima analisi, investire nel futuro stesso della collettività nazionale.
