Grooming gangs e i punti ciechi delle democrazie contemporanee

Noemi Sanna, psichiatra clinico e forense

Una della più importanti conquiste della civiltà è che lo Stato deve farsi carico della protezione dei suoi cittadini più fragili. Quando questa funzione fallisce in modo sistematico, come è successo nel caso delle grooming gangs britanniche che abusarono sessualmente, per anni, di minorenni vulnerabili, il problema non riguarda più solo la criminalità, ma investe l’intero sistema di governance.

Dagli anni ’90, in varie città inglesi (Rotherham, Rochdale, Oldham, Telford, Derby e altre) gruppi organizzati di uomini hanno abusato sessualmente di bambine e ragazze tra 11 e 16 anni, mentre le istituzioni incaricate della loro protezione non hanno saputo riconoscere, comprendere o contrastare efficacemente il fenomeno.

Il fenomeno delle Grooming Gangs britanniche

Grooming è il processo attraverso il quale un adulto costruisce progressivamente un rapporto di fiducia con un minore al fine di sfruttarlo sessualmente.

Nelle grooming gang il fenomeno assume una dimensione collettiva e organizzata. Le vittime, prevalentemente provenienti da contesti sociali fragili, venivano adescate, manipolate, rese affettivamente dipendenti attraverso attenzioni, regali, induzione all’uso di sostanze, fino ad essere fatte oggetto di violenze ripetute e di traffico sessuale con i membri di altre gang.

Non si è trattato di singoli episodi di pedofilia, già di per sé riprovevoli. Gruppi criminali strutturati cooperanti tra loro per il controllo del territorio e la sistematica condivisione delle vittime lo hanno reso un fenomeno di sfruttamento sessuale organizzato.

L’aspetto più sconcertante della vicenda è l’indifferenza delle istituzioni. Polizia, servizi sociali, amministrazioni locali e governo centrale, malgrado le segnalazioni, hanno sottovalutato o addirittura negato il problema. Solo a distanza di anni e grazie ad alcune inchieste dedicate, si cominciò a fare luce su questa inquietante vicenda.

Le inchieste

Il Jay Report del 2014 fu il primo a svelare che nella città di Rotherham oltre 1.400 bambine e ragazze erano state vittime, a partire dagli anni ’90, di abusi sistematici che poterono continuare indisturbati in ragione di gravi omissioni nelle indagini.

Il Casey Audit del 2025, sulla scia del precedente rapporto e in ragione di persistenti criticità, ha analizzato il fenomeno su scala nazionale descrivendo la natura e la portata degli abusi. Un dato significativo emerso è l’appartenenza degli autori, in misura altamente significativa che in alcuni casi arriva all’80%, a gruppi di origine pakistana di religione mussulmana. Ma l’aspetto più sconcertante messo in luce dal rapporto furono le gravi omissioni e inadempienze delle istituzioni britanniche rispetto al problema. Lo stesso primo ministro laburista si mostrò recalcitrante e teso a sottovalutare il fenomeno, salvo poi esserne travolto.

Obfuscation rather than examination

Occultamento/confusione invece che analisi. Questo sarebbe stato, secondo l’Audit, l’atteggiamento alla base del fallimento di una intera organizzazione statale. Una combinazione di cecità istituzionale; incompetenza; paura di creare tensioni etniche; timore di essere accusati di razzismo; tendenza a non affrontare questioni culturalmente sensibili. Tutto ciò si è trasformato in pregiudizio e rimozione istituzionale, che per anni hanno protetto i criminali lasciando indifese le vittime). Secondo i curatori del rapporto la paura delle conseguenze, sia politiche che reputazionali, ha contribuito a limitare la capacità delle istituzioni di comprendere il fenomeno.

È di questi giorni la notizia che il governo britannico ha accettato tutte le principali raccomandazioni dell’Audit; imposto la raccolta sistematica dei dati su etnia e nazionalità degli autori; riaperto centinaia di casi storici e istituito una nuova inchiesta nazionale. 

Breve lettura vittimologica

Il fenomeno delle grooming gangs è una forma di vittimizzazione complessa fondata su manipolazione psicologica, coercizione, violenza sessuale e sfruttamento organizzato. Le vittime sono spesso minori già vulnerabili, caratteristiche che le rendono particolarmente esposte all’azione dei predatori.

Il danno subíto è stato aggravato dalla indifferenza istituzionale. Si parla di vittimizzazione secondaria quando la vittima viene ulteriormente traumatizzata da chi dovrebbe proteggerla. Molte ragazze furono considerate inattendibili o addirittura consenzienti. Questo rappresenta uno dei più gravi esempi di vittimizzazione secondaria istituzionale: non solo gli abusi non vennero fermati, ma alle vittime fu spesso negato ascolto, credibilità e tutela

Breve lettura sociopolitica

Il fenomeno delle grooming gangs e la reazione delle istituzioni si collocano all’interno di una delle tensioni più delicate delle democrazie contemporanee: la coesistenza tra l’esigenza di contrastare ogni forma di discriminazione e la necessità di affrontare con rigore analitico fenomeni criminali correlati a specifici ambiti sociali o culturali Quando questi due obiettivi diventano incompatibili, il rischio è che la tutela delle vittime venga subordinata alla gestione delle tensioni sociali.

Ciò spiega come le istituzioni possano sviluppare dei “punti ciechi morali”: zone di realtà che diventano invisibili non perché manchino le informazioni, ma perché interessi, paure, narrazioni o convinzioni ideologiche dominanti prevalgono sulla obiettività dei fatti

Quando lo Stato perde la capacità di riconoscere le vittime come vittime, viene meno uno dei presupposti fondamentali del patto sociale. La legittimità delle istituzioni non deriva soltanto dalla capacità di perseguire i colpevoli, ma dalla capacità di proteggere chi è più vulnerabile.

Conclusioni

Questa vicenda non ci deva tanto indurre a chiederci perché alcuni uomini abbiano potuto commettere crimini tanto orribili. La storia dell’umanità è costellata di predatori, abusanti e sfruttatori. Il vero insegnamento è che una democrazia non fallisce soltanto quando non punisce i colpevoli, ma quando non sa più riconoscere le vittime.