Loredana Perla, Ordinario di didattica e Pedagogia peciale presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”
Ci sono riforme che cambiano una norma.
E ci sono riforme che provano a cambiare un’idea di scuola. E’ quest’ultimo il caso delle nuove Indicazioni per i Licei, oggi al vaglio del CSPI (Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione) e, dunque, in dirittura di arrivo verso la loro approvazione. Il testo, sottoposto a un lungo lavoro di ascolto, decine di audizioni con il mondo associativo, scientifico e sindacale, comprese le associazioni delle famiglie, arriva alla sua stesura definitiva dopo aver attraversato il confronto con chi la scuola la vive ogni giorno. Per la prima volta, a questo lavoro di ascolto hanno contribuito anche le Consulte studentesche, con un impegno costruttivo e proposte puntuali.
Se osservate isolatamente, le nuove Indicazioni liceali possono apparire come un mero aggiornamento dei curricoli. Ma lette insieme alle altre riforme promosse dal Ministro Valditara raccontano qualcosa di profondamente diverso: la rivoluzione del buon senso di cui lo stesso Ministro si è fatto promotore sin dal suo insediamento nel palazzo della Minerva, ormai quasi quattro anni fa. La condotta che torna ad avere valore educativo. Il merito restituito alla sua funzione di valorizzazione dei talenti. L’educazione civica rafforzata. Il consenso informato che riconosce il ruolo delle famiglie. La filiera tecnologico-professionale 4+2. Il rilancio degli ITS Academy. L’investimento sulle STEM. Tutti interventi apparentemente diversi, ma riconducibili a un’unica idea: riportare la scuola a essere il luogo dove si forma una persona capace di abitare un mondo complesso e orientarsi fra le mille sollecitazioni che arrivano dai social e che stanno modificando profondamente cognizione e relazioni.
Anche per questo, per fronteggiare il nuovo che avanza (soprattutto nelle tecnologie di ultima generazione: quelle di matrice generativa), oggi allo studio degli stessi docenti che dovrebbero insegnarne il governo, le nuove Indicazioni Nazionali per i Licei ridefiniscono il senso stesso dell’esperienza dello studente liceale. Il documento evita sia il catastrofismo sia l’entusiasmo acritico. L’IA entra nelle aule liceali non come nuova divinità tecnologica. Entra come oggetto di studio, come strumento da comprendere, governare e valutare criticamente. La vera sfida non è insegnare agli studenti a usare ChatGPT o altri algoritmi. È insegnare loro a non diventarne dipendenti.
L’impianto della riforma si può sintetizzare in due direttrici essenziali: rafforzare la consapevolezza dell’identità occidentale e realizzare la rivoluzione delle materie STEM. Sono le coordinate di fondo entro cui si muovono i quattro fili conduttori del documento.
Un primo filo conduttore è la scelta di riportare al centro la tradizione e la memoria storica dell’Occidente. Il documento non afferma mai che esista una cultura superiore alle altre. Dice qualcosa di molto diverso: che nessuno può comprendere il mondo se ignora la civiltà dentro cui sono nate le istituzioni, il diritto, la democrazia rappresentativa, la libertà individuale, la ricerca scientifica, la Costituzione italiana.
Per questo ritornano Omero, Virgilio, Dante, Manzoni, la filosofia greca, il diritto romano, la storia europea. Non come reliquie museali, ma come strumenti per leggere il presente. La vera modernità delle Indicazioni sta proprio qui: recuperare il baricentro di un passato che ci appartiene per capire il futuro. Per troppo tempo la scuola italiana ha rincorso il nuovo come se tutto ciò che era precedente fosse inevitabilmente superato. Le nuove Indicazioni rovesciano questa prospettiva. Dicono che il futuro non appartiene a chi dimentica le proprie radici, ma a chi le conosce abbastanza bene da poter innovare senza perdere la bussola. È questa, probabilmente, la cifra più autentica della rivoluzione Valditara: non restaurare il passato, ma rimettere la cultura nelle condizioni di guidare il futuro. Perché nell’epoca dell’intelligenza artificiale il vero vantaggio competitivo non sarà possedere gli algoritmi più potenti, ma formare donne e uomini capaci di usarli con intelligenza, libertà e senso critico.
Sullo sfondo c’è una preoccupazione resa pubblica più volte dal Ministro: il rischio che l’eredità occidentale venga liquidata da letture che la trattano come un retaggio superato (vedi il wokismo o le ideologie post-coloniali), quando non da rimuovere. Le Indicazioni rispondono rivendicando questa eredità non come patrimonio esclusivo, ma come civiltà a vocazione universale, le cui categorie restano un riferimento condiviso anche fuori dai suoi confini storici. In parallelo si muove l’aggiornamento di matematica, fisica e scienze, riscritte per agganciarsi a problemi concreti e per restituire significato a discipline che troppo spesso gli studenti percepiscono come astratte.
Un secondo filo conduttore della revisione riguarda la dimensione relazionale: il rispetto, il contrasto a ogni discriminazione, la capacità di abitare le relazioni con consapevolezza emotiva non compaiono come premesse generiche, ma attraversano il curricolo come componenti costitutive della formazione, reputate alla stessa altezza degli apprendimenti disciplinari. A questo filo si lega l’attenzione che il testo dedica all’adolescenza come tempo specifico della crescita, il tempo delle cose che accadono per la prima volta, da accompagnare con relazioni adulte autorevoli più che con un controllo formale, e il riconoscimento delle famiglie come interlocutori stabili, e non occasionali, nella costruzione del percorso formativo degli studenti: una corresponsabilità che attraversa l’orientamento, la valutazione, la quotidianità del lavoro in classe.
Il terzo filo conduttore è quello dell’intelligenza artificiale, introdotta nei licei come ‘oggetto’ da interrogare: la scuola è chiamata a promuovere negli studenti abilità specifiche d’uso e a dotarli, nel contempo, anche di strumenti concettuali per distinguere ciò che un algoritmo restituisce da ciò che è ‘sapere verificato’. Questo affinché l’uso delle tecnologie digitali si accompagni sempre a un esercizio del giudizio critico.
Il quarto filo, forse il più ambizioso, riguarda l’intera architettura della scuola secondaria superiore. La revisione dell’impianto curricolare dei Licei ha messo a fuoco la novità che si annuncia nella revisione dei Tecnici, di prossima pubblicazione. Per Valditara la separazione netta tra licei e istituti tecnico-professionali appartiene a una visione del mondo del lavoro che non corrisponde più alla realtà: le professioni di oggi chiedono insieme solidità culturale e competenza pratica. Da qui l’apertura a un modello più permeabile, in cui anche ambiti tradizionalmente tecnici — l’agronomia, la chimica — possano trovare nella struttura del ‘liceo’ una propria collocazione piena, restituendo a questi percorsi una dignità piena.
A dare ordine e senso a questi quattro fili è la stessa cornice culturale che il Ministro Valditara ha più volte richiamato come «rivoluzione del buon senso»: il ritorno a principi semplici e condivisi, centralità della persona, cultura del rispetto, valore dell’autorità accanto alla responsabilità individuale, attenzione ai doveri e non solo ai diritti, consapevolezza della propria identità e della propria storia, non come restaurazione del passato, ma come fondamento per affrontare con equilibrio le sfide del presente. A tenere insieme questi quattro fili resta anche un principio di metodo: l’autonomia delle istituzioni scolastiche, che la cornice nazionale non comprime ma orienta, lasciando a ogni scuola la possibilità di costruire il proprio curricolo a partire da queste indicazioni comuni.
Ma vediamo in estrema sintesi alcune novità della Premessa culturale generale e delle discipline.
- I cardini della Premessa culturale: la persona, le relazioni, il merito
Le Indicazioni inquadrano per la prima volta in modo organico l’adolescenza come tempo specifico della formazione liceale: «il tempo delle cose che accadono per la prima volta», in cui il giovane comincia a costruire relazioni proprie e a misurare il proprio valore in uno spazio libero e non protetto. Il liceo viene definito il luogo della «costruzione della soggettività giovanile» (Premessa culturale generale — La scuola dell’adolescenza).
Il testo lega esplicitamente apprendimento e affettività: l’agire educativo richiede «la motivazione ad apprendere e il consenso al voler apprendere», in uno spazio che interpella «intuizione e sentimento, autorevolezza e amore, cura e cultura, ragione e passione» (Premessa culturale generale — Scuola che educa all’empatia, alle relazioni e al rispetto). Le Indicazioni prevedono inoltre di promuovere una educazione all’ascolto dei bisogni emotivi degli studenti e al rispetto dell’autorità e della persona.
Il liceo è descritto come una scuola tesa a valorizzare i talenti, promuovendo «il merito e la centralità delle persone degli studenti». La libertà, in questa prospettiva, non è autonomia individuale slegata da regole, ma capacità di «esprimere dissenso in modo argomentato»; e l’errore viene riconosciuto come «componente essenziale dei processi di apprendimento, riflessione e crescita» (Premessa culturale generale — Scuola del merito che accompagna alla scoperta di un autentico rapporto tra libertà e norma).
Cambia anche la postura richiesta al docente: la scuola gli chiede «una rigorosa preparazione scientifica e culturale» che la formazione universitaria non esaurisce. «Il docente non si aggiorna, ma propriamente studia», si legge nella Premessa, ed è chiamato a collocarsi «sul fronte più avanzato del dibattito scientifico del proprio tempo» (Premessa culturale generale — La scuola dell’adolescenza).
- Qualche affondo sulle discipline
La lingua italiana è concepita come un bene culturale e chiave d’ingresso alla conoscenza, come sancisce la sentenza della Corte Costituzionale n. 42 del 2017, che pur riconoscendo l’importanza dell’internazionalizzazione ribadisce come la lingua nazionale sia «un elemento essenziale dell’identità culturale». Le Indicazioni intendono promuovere negli studenti la ‘forma libro’ oltre quella digitale: la lettura va incentivata orientando i ragazzi nelle biblioteche, nelle librerie perché la priorità resta l’incontro diretto con i testi. È attraverso questo incontro che diventa possibile una riflessione critica sulla lingua e si sviluppa la capacità di scrittura e argomentazione. Tra i vari testi si invita a far leggere i grandi saggi che offrono modelli efficaci sull’argomentazione di tesi.
Le Indicazioni poi assegnano un posto esplicito ai poemi epici classici, ripresi e approfonditi nel primo biennio dopo il lavoro già avviato alla scuola secondaria di primo grado. Non si tratta di un argomento fra tanti, ma di un fondamento condiviso della civiltà europea, a cui si affianca la lettura di pagine della Bibbia come «grande codice» della tradizione letteraria occidentale.
Sulla collocazione della lettura de i Promessi Sposi si è discusso a lungo. Così come su Dante. Il testo definitivo ha chiarito ogni dubbio, rafforzando lo status del romanzo manzoniano la cui lettura resta al secondo anno mentre la Divina Commedia si studierà al terzo, quarto e quinto anno.
Per fare in modo che gli studenti imparino a conoscere e ad apprezzare sin dal primo anno della scuola secondaria di secondo grado la letteratura moderna e contemporanea, le nuove Indicazioni, anche partendo da una sollecitazione venuta direttamente dal Ministro, raccomandano vivamente la lettura di almeno sei libri (tre all’anno: tre in prima e tre in seconda nel primo biennio). È uno degli elementi di reale novità rispetto alle Indicazioni del 2010: il principio della lettura diretta e integrale, prima riservato quasi esclusivamente a Dante, si estende ora in forma regolata anche alla narrativa del Novecento e contemporanea, tenendo insieme le istanze di tutela della tradizione e quelle di apertura al presente.
Anche in filosofia vengono apportate importanti novità.
Le Indicazioni propongono due modalità di insegnamento pensate per integrarsi e non per escludersi. Una prima modalità diacronica segue lo sviluppo storico del pensiero, nel secondo biennio dall’antichità all’idealismo tedesco, nell’ultimo anno fino al Novecento, mentre una seconda modalità tematica affianca la prima con l’approfondimento di concetti e problemi filosofici, sempre riferiti agli autori e ai testi previsti per quell’anno.
Altro elemento di grande novità è l’inserimento delle radici filosofiche delle principali norme contenute nella prima e nella seconda parte della Costituzione. Gli studenti dovranno essere messi in condizione di comprendere, studiandole, le matrici filosofiche che hanno generato il testo costituzionale, eventualmente anche attraverso la lettura diretta dei resoconti del dibattito svoltosi in seno all’Assemblea Costituente. Questo per rafforzare il senso e sentimento di identità e capire le fatiche e il percorso appassionato del lungo lavoro delle donne e degli uomini che animarono la fase della Costituente.
Si tratta di un ponte significativo tra la riflessione filosofica e l’educazione alla cittadinanza, che colloca lo studio della filosofia in diretto dialogo con le istituzioni repubblicane.
Rispetto alle Indicazioni del 2010 (DPR 89/2010), le Indicazioni di storia motivano in modo molto più esplicito e argomentato la scelta di centralità occidentale. Le ragioni indicate sono didattiche e storiografiche insieme: l’impossibilità di trattare con pari profondità civiltà radicalmente diverse nello stesso arco di ore, il rilievo storico oggettivo dell’eredità occidentale in termini di statualità, metodo scientifico e diritti della persona, l’importanza della conoscenza delle radici della nostra civiltà per una cittadinanza consapevole.
Rispetto alle Indicazioni del 2010 (DPR 89/2010), la matematica è probabilmente la disciplina che ha conosciuto l’innovazione più profonda dal punto di vista dell’impianto. La matematica non viene più proposta come mera tecnica, ma come un vero percorso di crescita personale, culturale e civile, inserito in una prospettiva storica e interdisciplinare che la mette in dialogo con gli altri saperi. In questo quadro, le tecniche di calcolo restano importanti, ma cambiano funzione: non sono più il fine ultimo dell’apprendimento, bensì lo strumento per comprendere concetti, costruire modelli e arrivare a decisioni consapevoli. Un altro elemento di novità è il ruolo riconosciuto all’errore, che viene valorizzato come momento costruttivo nel lavoro intellettuale: un’opportunità feconda da affrontare con consapevolezza e senza ansia, piuttosto che un segnale di fallimento.
L’insegnamento della fisica viene ripensato per superare quella che le Indicazioni definiscono la «ormai desueta separazione tra cultura scientifica e cultura umanistica»: lo studio della disciplina si arricchisce di collegamenti con la storia, la filosofia e l’arte, oltre che con la matematica e le scienze naturali, in una prospettiva storica che valorizza creatività e immaginazione, non solo calcolo e formule.
Altro elemento di attualità riguarda il rapporto fra scienza e disinformazione: in un’epoca in cui comunicazione scientifica e fake news si intrecciano, la fisica è chiamata a formare cittadini capaci di valutare criticamente dati e modelli su questioni come l’energia, l’ambiente e l’intelligenza artificiale.
Chimica, Scienze della Terra e Biologia vengono integrate in un unico sguardo sistemico, costruito per affrontare problemi che richiedono necessariamente più chiavi di lettura insieme: l’impatto delle attività umane sul pianeta, la resilienza degli ecosistemi, lo sviluppo sostenibile. Il testo lega esplicitamente questa formazione scientifica a una postura civile, non solo cognitiva.
Per latino e greco l’innovazione riguarda soprattutto il modo di intendere la traduzione e l’apertura alle tecnologie digitali. Le novità introdotte sistematizzano osservazioni emerse nella consultazione pubblica, in particolare sul fronte dell’uso critico degli strumenti digitali e dell’intelligenza artificiale applicati allo studio delle lingue classiche.
Nel caso del latino, il baricentro si sposta dalla traduzione meccanica all’interpretazione del testo: la lingua diventa uno strumento per allenare il pensiero critico, non un esercizio fine a se stesso di applicazione grammaticale.
Con la fine della geostoria, (nell’assetto previsto dal DPR 89/2010, che la accorpava alla storia), la geografia torna a essere una disciplina autonoma, con un proprio metodo. Cambia anche il linguaggio della disciplina, ampliato rispetto al passato: non più solo mappe e globi, ma rappresentazioni digitali, immagini satellitari, sistemi informativi geografici, insieme a fotografie, audiovisivi, dati statistici e persino testi letterari e opere d’arte, in una varietà di strumenti pensata per mettere costantemente a confronto la realtà vicina con quella più lontana.
Anche per la storia dell’arte cambia in modo sostanziale l’impianto della disciplina, assegnando un peso esplicito al patrimonio artistico italiano come punto di partenza dello studio, accanto alla dimensione mediterranea ed europea:
Questa essenziale overview ha offerto ai lettori non più di qualche piccolo assaggio del corposo documento a breve disponibile alla lettura di tutti nel sito del MIM.
Concludo evidenziando che nessuna riforma vive soltanto sulla carta. E sarà così anche per la riforma dei licei targata Valditara. Saranno i docenti, i libri di testo, la formazione e il lavoro quotidiano nelle classi a stabilire se la scommessa di questi nuovi programmi sarà vinta. Ma un dato appare difficilmente contestabile: dopo molti anni la scuola italiana torna ad avere una direzione culturale riconoscibile. In fondo, è questo il significato più autentico della rivoluzione del buon senso: ridare alla scuola una bussola nell’epoca in cui tutti sembrano avere una mappa, ma sempre meno sanno dove andare.
