Una nuova sfida positiva tra Accademia e Governo: il Progetto CARET sulla fiscalità degli enti religiosi

Antonio Fuccillo, Ordinario di Diritto Ecclesiastico ed Interculturale all’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”

Libertà religiosa, sistema tributario e diritto europeo sono i cardini che hanno strutturato il Convegno di Studi “Nuovi orizzonti in tema di disciplina e fiscalità degli enti religiosi”, tenutosi il 23 giugno presso la Pontificia Università Antonianum. Al centro dei lavori il Progetto CARET – Costituzione, Autonomia Religiosa e Equità Tributaria – sviluppato dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi della Campania ‘Luigi Vanvitelli per approfondire la costruzione di un sistema tributario costituzionalmente orientato per gli enti religiosi.

Il Progetto attira l’attenzione dell’intero apparato istituzionale per la sua rilevanza. Ed infatti erano presenti all’evento moltissime autorità civili, militari e religiose con i rappresentanti di molti Ministeri, tra cui la dottoressa Algina Ferrara del M.I.M., il dott. Rodolfo Sordoni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, don Michele Porcelluzzi per l’Ufficio Nazionale per i Problemi Giuridici della C.E.I. e numerosi docenti universitari.

Con la riforma del Terzo Settore (d.lgs. n. 117/2017) gli enti religiosi civilmente riconosciuti sono annoverati tra i soggetti che possono perseguire, in via secondaria, anche attività di interesse generale (civiche, solidaristiche e di utilità sociale, ecc.). La ratio della Riforma prevede la necessità di un regime fiscale uniforme per tutti gli enti no profit di utilità sociale, i quali possono così beneficiare di speciali agevolazioni. La riforma del Terzo Settore non ha tenuto conto però della specificità del fattore religioso, le cui attività non sono qualificabili in via autonomia come attività di Terzo Settore. Questo è un vulnus. L’attività della Chiesa cattolica, ad esempio, si svolge nel sociale ma soprattutto nello spirituale. Basti considerare che la salus animarum è soddisfatta attraverso attività che non hanno rilievo diretto nel sociale o una finalità solidaristica e che dovrebbero avere autonoma dignità anche nella qualificazione delle attività di Terzo Settore.

Questo profilo è stato evidenziato a partire dai saluti delle autorità intervenute mediante la distinzione tra ETS di natura commerciale e non commerciale (Maurizio Leo, Viceministro dell’Economia e delle Finanze), il contributo fornito dalla giurisprudenza per meglio definire il ruolo di questa particolare categoria di enti (Luigi Maruotti, Presidente del Consiglio di Stato), i principi costituzionali (libertà religiosa, uguaglianza tributaria e giustizia fiscale) che fondano materia (Carolina Lussana, Presidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria) e l’incidenza che gli enti religiosi civilmente riconosciuti, specie nella forma di ETS, rivestono per l’ordinamento statale (Alessandro Tortorella, Direttore Centrale degli Affari di Culto e per l’Amministrazione del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno).

Uno stimolo particolare al Progetto è pervenuto dal dott. Alfredo Mantovano (Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri).

Con particolare attenzione per gli ETS di ispirazione cattolica, sono stati rimarcati nei saluti istituzionali il principio della restituzione come condivisione di un beneficio ricevuto a vantaggio della comunità (Andrea Bizzozzero, Decano della Facoltà di Filosofia della Pontificia Università Antonianum), quello di solidarietà che accomuna la Chiesa cattolica al Terzo Settore e che traduce il messaggio evangelico in azioni concrete di servizio, inclusione e promozione della dignità umana e del bene comune, «elevando i livelli di tutela tracciati dal combinato disposto degli articoli 7 e 20 della Costituzione mediante il coinvolgimento e il rafforzamento delle radici cristiane dell’ordinamento giuridico italiano» (Raffaele Picaro, Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi della Campania ‘Luigi Vanvitelli’) e l’azione della Chiesa cattolica che cammina con gli uomini per dare loro dignità e libertà (Domenico Airoma, Vicepresidente del Centro Studi ‘Rosario Livatino’).

Questa prospettiva ha caratterizzato anche l’introduzione dei lavori. Gli enti religiosi declinano il principio di cooperazione tra Stato e Chiesa cattolica in vista di una più efficace tutela del bene comune e della persona. Sebbene l’art. 7, co. 1, Cost. sancisca l’indipendenza e la sovranità dei due “ordini”, essi si pongono in costante dialogo per promuovere la dignità umana, la coesione sociale e il bene comune (Mons. Giuseppe Baturi, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana).

Su questa scia l’attività di controllo e vigilanza da parte statale non può ledere il principio di autonomia delle confessioni religiose, che sono egualmente libere dinanzi alla legge (art. 8, co. 1, Cost.) (Valeria Mastroiacovo, Università degli Studi di Foggia). D’altra parte, le agevolazioni fiscali di cui gli enti religiosi godono devono essere fondate da ragioni oggettive e coerenti con i principi costituzionali (artt. 3 e 20), cioè essere giustificate dalla funzione sociale svolta e dall’interesse generale perseguito (Francesco Farri, (Università degli Studi di Genova). Esse sono altresì chiamate a confrontarsi con i principi europei di neutralità fiscale, concorrenza e trasparenza per far fronte alla sfida rappresentata dal rispetto del peculiare status riconosciuto agli enti religiosi dall’art. 17 TFUE con l’esigenza di garantire un sistema fiscale equo, trasparente e coerente con i principi dell’ordinamento europeo (Adriana Salvati, Università degli Studi della Campania ‘Luigi Vanvitelli’). In questo senso è opportuno guardare l’effettivo utilizzo delle strutture, la corretta gestione delle risorse e distinguere tra attività istituzionali di natura religiosa e quelle che possono avere anche rilevanza commerciale (Marco Margarita, Università e-Campus, Pontificia Università Antonianum). L’azione di un ente religioso nel campo del welfare induce altresì a riflettere sull’opportunità di costituire un ETS per godere dei benefici derivanti dal regime normativo o preservare l’identità della struttura, la libertà religiosa e l’autonomia organizzativa (Ludovica Decimo, Università degli Studi di Sassari), con conseguenze sul patrimonio dell’ente stesso la cui corretta qualificazione assume rilevanza anche sotto il profilo fiscale, amministrativo e di governance (Marco Tanzillo, Università degli Studi ‘G. D’Annunzio’ Chieti-Pescara).

Il Progetto CARET consente dunque di riflettere sul rapporto tra enti religiosi, fiscalità e diritto europeo al fine di raggiungere un equilibrio tra l’autonomia confessionale, le cui attività chiedono una qualificazione normativa anche da un punto di vista fiscale, l’equità tributaria e il rispetto delle regole europee in materia di concorrenza e aiuti di Stato (Antonio Felice Uricchio, Uniersità degli Studi di Bari Aldo Moro, già Presidente ANVUR). Riordinare la fiscalità degli enti religiosi, con particolare attenzione a quelli della Chiesa cattolica, è una sfida importante da vincere. È infatti opportuno garantire equilibrio tra le esigenze tributarie dello Stato e le importanti attività sociali che la Chiesa svolge con tutte le sue istituzioni. A tutto ciò contribuisce in modo rilevante Lettera150 in quanto molti partecipanti ne sono soci.