La pallottola che ha ucciso Charlie viene da molto lontano
Trentacinque anni fa il crollo del comunismo ci coglieva ancora piuttosto giovani e senza dubbio molto ottimisti sul futuro dell’Occidente. Se morivano uno dietro l’altro i regimi comunisti, vi era però una metastasi inarrestabile che si spargeva ovunque. Un coacervo purulento di ideologie – soviettista, maoista, terzomondista (Lenin, Mao e Houari Boumédiène, per semplificare) – investiva in pochi anni tutto il mondo occidentale. Non era l’ideologia idonea per un vero assalto al cielo, né per un qualsivoglia ribaltamento dei rapporti di produzione – e infatti i governi proseguirono imperterriti per la loro strada riassumibile in “più tasse, più debito, più spesa pubblica” – ma era perfettamente adeguata a distruggere il nostro mondo dall’interno. Questa subcultura, che tendeva a mettere in stato di accusa tutta la civiltà occidentale, vedeva un’unica fonte del male: il maschio eterosessuale euro-americano. E attecchiva in tutte le cittadelle del sapere: da Berkeley a Harvard, da Londra alla Sorbona, da Heidelberg a Palermo. Continua a leggere
