Perché lo studio del latino a scuola è importante oggi più che mai

L’articolo di Marco Ricucci apparso sul Corriere della sera del 22 settembre scorso mi spinge a scrivere per fornire una lettura molto diversa della proposta di reintroduzione del latino nella secondaria di primo grado. Non voglio tanto approfondire la questione delle ore della disciplina né gli altri temi più tecnici: mi limito a due osservazioni: a. trovo molto triste che un docente dichiari che altri insegnanti, regolarmente abilitati e in ruolo in una classe di lettere come la A022, “non hanno una formazione adeguata per insegnare latino alle medie” (cito): fossi un docente di quella classe di concorso ringrazierei per la fiducia, anche perché mi permetto di ricordare che la derivazione dell’italiano dal latino è presente nelle Indicazioni nazionali vigenti, segno forse che il legislatore confidava nella formazione degli insegnanti; b. circa la presunta incompetenza dei docenti della scuola secondaria di primo grado ad insegnare questa nuova disciplina, va prima di tutto precisato che essa non coincide con l’insegnamento della lingua e cultura latina nella scuola superiore, che ha apposite classi di concorso di rifermento. Inoltre, nell’anno scolastico 2026/27, le scuole potranno utilizzare tutti gli strumenti dell’autonomia, valorizzando sia le risorse professionali interne sia quelle esterne, comprese quelle presenti in altre istituzioni scolastiche in un’ottica di ampliamento dell’offerta formativa. Dal 2027/28, invece, con l’istituzione dell’organico del LEL, sarà individuata la specifica classe di concorso di riferimento per tale insegnamento. Continua a leggere

Fino a che punto si deve tollerare?

Giampaolo Azzoni, Università di Pavia Le manifestazioni “pro-Pal” di questo inizio d’autunno sembrano configurare un ritorno di quanto accaduto nella primavera dell’anno scorso. Accanto a pacifiche forme di espressione del pensiero vi sono occupazioni di scuole e università, interruzioni di lezioni e attività amministrative, blocchi alla circolazione stradale e ferroviaria, danneggiamenti anche gravi di beni, Continua a leggere

L’America cristiana che l’Europa non sa più comprendere

I giornalisti italiani, che si trovino sul posto o a migliaia di chilometri di distanza, sembrano incapaci di raccontare la società americana. Si tratta di un mondo per loro impenetrabile, salvo rare eccezioni. Lo si è visto chiaramente quando fiumi di inchiostro sono stati spesi per raccontare la cerimonia di Glendale, in Arizona, per commemorare la morte di Charlie Kirk: un evento che non è stato solo politico, ma anche e soprattutto una celebrazione religiosa. E che è stato raccontato su Repubblica e Corriere con una serie di cliché imbarazzantemente logori. Continua a leggere

Un bagno di ‘unità’ per Valditara

La scuola è tornata al centro dell’interesse di tutti. E la persona cui renderne merito (senza se e senza ma) è il Ministro professore, Giuseppe Valditara. Dal primo istante del suo insediamento al dicastero dell’Istruzione e del Merito, Valditara tiene la bussola della rotta per far uscire la scuola dalla crisi conclamata in cui l’ha oggettivamente trovata, crisi certificata, fra gli altri e dati alla mano (perché non si dica che parlano gli ‘amici’), da Censis, Istat, Invalsi e…mi fermo qui. Continua a leggere

Un quadro geopolitico con pochi barlumi di speranza

La situazione nel conflitto tra Ucraina e Russia mostra uno scenario ormai ripetitivo. Continua la lenta e progressiva avanzata terrestre delle forze russe così come ha assunto una sempre maggiore densità il volume di fuoco, erogato da artiglierie, da aerei o attraverso droni, che si sta riversando su obiettivi civili, militari ,strategici e non sul territorio ucraino.
L’unica novità di rilievo può essere considerato il fatto che nella notte tra il 9 e il 10 settembre la Polonia si è ritrovata a fare da campo di tiro “volontario o casuale” di droni russi, lanciati contro l’Ucraina e finiti quindi nel suo spazio aereo ovvero di un Paese aderente alla NATO. Droni di provenienza iraniana che hanno attraversato i confini e sono stati immediatamente distrutti. Continua a leggere

Le nuove «Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione» sono in vigore. Come si è arrivate ad esse?

Marzo 2024. Valditara vuol mettere mano ai curricula. Si comincia dalle nuove Indicazioni per infanzia e primo ciclo di istruzione. Si va alla ricerca di intellettuali che possano fare la differenza avendo ben chiaro un intento: spostare l’attenzione dal recinto ministeriale a quello accademico La scelta di nomi blasonati del mondo accademico e culturale, come Ernesto Galli della Loggia, Uto Ughi e Claudio Marazzini, ricuciono il legame con il mondo universitario, legame sfilacciato negli anni. Oltre i nomi, i «numeri»: tra coordinatori scientifici, componenti ed esperti, la commissione che dà vita alle nuove Indicazioni predispone una «rosa» di 113 persone per setacciare le traiettorie di italiano; latino per l’educazione linguistica (Lel); lingua inglese e seconda lingua comunitaria; storia; geografia; stem (scienze, tecnologia e matematica); musica; arte e immagine; educazione motoria per la scuola primaria ed educazione fisica per la scuola secondaria di primo grado. L’alveo da innovare è complesso, va via più o meno un anno durante il quale a ogni indiscrezione che trapela si scatenano fulmini e saette in tv e sui quotidiani: bagarre mediatica strumentale e ideologica, scatenata senza entrare troppo nel merito. Continua a leggere