La National Security Strategy: gli obiettivi del presidente Trump

Il 4 dicembre 2025, il Presidente Donald Trump ha pubblicato la National Security Strategy (NSS) del 2025, un documento che rappresenta «una tabella di marcia per garantire che l’America rimanga la nazione più grande e di maggior successo nella storia umana e la patria della libertà sulla terra». A tal fine viene affermato che «gli affari di altri Paesi ci riguardano solo se le loro attività minacciano direttamente i nostri interessi» ed in tale nuova direzione si sollecitano altri Paesi a non adottare «cambiamenti democratici o sociali che differiscono ampiamente dalle loro tradizioni e dalle loro storie». Continua a leggere

Il piano Trump per l’Ucraina. È l’ora di sedersi al tavolo e iniziare il confronto!

Non è ancora disponibile un documento ufficiale ma le notizie riportate dai media indicano che si tratta di un piano con cui si ribadirebbe la sovranità dell’Ucraina e si darebbero garanzie di sicurezza per il suo futuro, appoggiandosi a un modello simile al noto art. 5 della Nato. Ciò nonostante una limitazione numerica delle sue Forze Armate e l’impossibilità di aderire alla Nato nonchè di avere armi nucleari a fronte peraltro dell’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea. L’Ucraina dovrebbe comunque cedere parte dei propri territori secondo la seguente previsione: la Crimea e tutte le due regioni del Luhansk e del Donetsk in modo integrale; le regioni di Kherson e Zaporizhzhia fino alla linea del fronte attuale, mentre la Russia rinuncerebbe unicamente a poca parte del territorio ucraino al momento sotto il suo controllo al di fuori delle cinque regioni annesse. Continua a leggere

Il Piano per Gaza di Trump legittimato dall’ONU

Nella notte tra il 17 e 18 novembre il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato al primo tentativo la risoluzione proposta dagli Stati Uniti in merito al piano di pace per Gaza. Un assenso avvenuto con 13 voti favorevoli e le astensioni di Cina e Russia che non erano state date per scontate. Un risultato rimasto infatti fino all’ultimo in dubbio stante l’incognita del possibile veto dei due Paesi ed il fatto che la Russia aveva presentato una bozza alternativa alla risoluzione americana che “non menzionava la smilitarizzazione di Gaza, si opponeva alla permanenza di Israele oltre la linea gialla, non citava il Board of Peace per l’amministrazione transitoria dell’enclave presieduto dallo stesso Trump e affidava al Segretario Generale dell’Onu il compito di valutare le opzioni per il dispiegamento della Forza internazionale di stabilizzazione”. Continua a leggere

Un “accordo di pace” o un “accordo per la pace”

Alla fine di settembre la Casa Bianca aveva illustrato un Piano per riportare la pace tra Israele e Hamas, frutto di una serie di contatti e mediazioni con vari paesi del Medio Oriente. Un Piano con una prima fase basata sulla restituzione da parte di Hamas di tutti gli ostaggi, vivi e deceduti, e sul contestuale ritiro delle Forze Armate Israeliane (IDF) su una linea concordata. Un Piano con obiettivo finale una pace reale e duratura nell’Area basata su alcuni passaggi essenziali quali: il dispiegamento a Gaza di una Forza internazionale di stabilizzazione temporanea, costituita da partner arabi e internazionali con la collaborazione degli Stati Uniti, l’affidamento del Governo di Gaza ad un comitato palestinese tecnocratico e apolitico, la possibilità di un percorso verso l’autodeterminazione e la statualità palestinese. Continua a leggere