Andare oltre i tabù sul nucleare, una scelta necessitata

Paolo Branchini
Dirigente di Ricerca presso l`Istituto Nazionale di Fisica Nucleare

L’incidente di Chernobyl nel 1986 ha generato timori globali sulla sicurezza nucleare. A seguito di questo incidente, gli italiani sono stati chiamati alle urne per decidere se il Paese dovesse continuare a sviluppare il nucleare. Il risultato fu l`abbandono del programma nucleare italiano. Le cose sono state riconsiderate nel 2011, ma di nuovo un incidente quello di Fukushima in Giappone condizionò pesantemente l`esito del nuovo referendum. Sebbene i reattori di nuova generazione siano intrinsecamente molto più sicuri dei reattori prodotti 50 anni fa ancora oggi la produzione di energia nucleare in Italia genera preoccupazione. La possibilità di accedere a fonti energetiche sicure e continue è però  come mostra lo studio qui descritto https://theshiftproject.org/en/gdp-energy/ direttamente correlata alla ricchezza del Paese. Insieme a questo dato di per se interessante possiamo considerare le  proiezioni relative alla crescita demografica globale, https://population.un.org/wpp/Graphs/DemographicProfiles/Line/900.

Si nota immediatamente un aumento della popolazione mondiale fino a circa il 2080 quando raggiungeremo i 10 Miliardi per poi affrontare una lenta possibile decrescita. Conseguenza di queste considerazioni sono il probabile aumento del consumo di energia a lungo termine soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Dobbiamo quindi pensare e sostenere un modello che pur consentendo ai  diversi Paesi di allineare il loro tenore di vita non comprometta le nostre economie e l`ambiente. Coniugare queste due necessità è un` impresa molto complessa che passa per la riduzione delle emissioni. Le fonti rinnovabili (per es. solare ed eolico) stanno già dando un grande contributo al mix energetico in diversi Paesi ed auspicabilmente ne daranno ancora di più. Queste fonti presentano però alcune sfide intrinseche alla stabilità della produzione di energia.

La produzione di energia solare è strettamente legata all’irraggiamento solare, che varia durante il giorno e nelle diverse stagioni. La produzione di energia eolica dipende ovviamente dalla presenza del vento. La sua intensità e costanza possono variare notevolmente, causando fluttuazioni molto grandi nella produzione di energia. Per mantenere la stabilità della rete elettrica, è necessario compensare la variabilità delle fonti rinnovabili. Gli attuali sistemi di stoccaggio, come le batterie, possono aiutare a mitigare gli effetti delle fluttuazioni, ma la tecnologia deve ancora raggiungere una scala che possa gestire completamente le variazioni. Comunque se dovessimo basare la produzione di energia su queste due sorgenti, per assorbirne le fluttuazioni dovremmo generare molta energia in eccesso quando possibile ed immagazzinarla in sistemi di stoccaggio molto sovradimensionati per poi poterla utilizzare quando necessario. La stessa rete elettrica dovrebbe essere profondamente rivista e potenziata per poter trasmettere l`energia prodotta laddove viene consumata ma magari in quel momento non prodotta. Assorbire la variabilità della produzione di energia richiede quindi un enorme sistema di stoccaggio e trasporto, con dei costi elevati. Una soluzione interessante può essere quella di utilizzare nel mix energetico una sorgente di energia che non è soggetta alle fluttuazioni giornaliere e che può essere “accesa” quando necessario. In questo caso  diventa infatti possibile non solo immagazzinare meno energia ma anche installare meno impianti basati sulle energie rinnovabili ottimizzando quindi il consumo di suolo che è sicuramente un vulnus per questa tipologia di impianti. Impianti a gas a carbone o a petrolio possono sicuramente svolgere questo ruolo purtuttavia questi impianti producono una grande quantità di anidride carbonica. Entra quindi in gioco l`energia nucleare che permetterebbe di arrivare ad emissioni molto contenute negli anni a venire.

L`utilizzo del nucleare avrebbe anche importanti ricadute sulla nostra industria. L’industria nucleare richiede infatti personale altamente qualificato e può generare posti di lavoro specializzati ad esempio nel trattamento delle scorie dove sono presenti interessanti sviluppi. Potrebbe inoltre stimolare lo sviluppo di competenze e tecnologie avanzate. La produzione interna di energia nucleare, infine, contribuirebbe a ridurre la dipendenza dalle importazioni di energia, migliorando l’autosufficienza energetica e la sicurezza del Paese rispetto agli shock legati al mercato dell`energia che avvengono con sempre maggiore frequenza.

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