Giampaolo Azzoni, Ordinario di Teoria generale del diritto nell’Università di Pavia
Quanto stanno facendo il Ministro Valditara ed il Governo relativamente all’insegnamento di temi nell’ambito della sessualità si segnala per concretezza e equilibrio.
Su tali temi, infatti, le nuove “Indicazioni nazionali” per elementari e medie danno importanza alla trasmissione di corretti contenuti scientifici, ovviamente in funzione dell’età degli scolari: lo studio delle differenze sessuali, delle funzioni riproduttive, delle caratteristiche della pubertà, dei rischi derivanti dalle malattie sessualmente trasmesse. Così come le nuove linee-guida sull’educazione civica inseriscono, per la prima volta, la educazione alle relazioni come vero e proprio obiettivo di apprendimento. E, sempre per la prima volta, viene inserita l’educazione all’empatia, che deve improntare l’intero ciclo scolastico.
Ma, altresì, in coerenza con la nostra Costituzione, che prevede, all’articolo 30, che l’educazione dei figli sia, innanzitutto, un diritto e dovere dei genitori, il Ministro Valditara ha proposto un disegno di legge in cui si dispone che, nel caso di studenti minorenni, si debba richiedere il consenso dei genitori per la partecipazione a attività extra (diverse da quelle previste nelle Indicazioni ministeriali) e che riguardino temi attinenti all’ambito della sessualità.
Di fronte a tali interventi, finalizzati a rispettare tutti i valori in gioco, abbiamo avuto due serie di critiche.
Innanzitutto, vi sono coloro che ritengono incongruo dedicare momenti specifici all’educazione sessuale e relazionale perché questo dovrebbe essere il compito di tutte le materie scolastiche. Tale posizione ha una parte di verità quando afferma che certi princìpi dovrebbero permeare l’insieme dell’insegnamento e lo stesso modo d’essere delle istituzioni formative. Così come è vero che, citando Flaubert, l’“educazione sentimentale” si ha nell’insieme delle esperienze di vita di una persona. Ma, in realtà, questa critica è segnata da una grande ingenuità: quella di ritenere che il contesto contemporaneo in cui si formano le giovani generazioni sia identico o analogo a quello del passato e che non necessiti di interventi nuovi e mirati. Le modalità attuali di socializzazione, la pervasività della Rete, la diffusione di culture e pratiche del non-rispetto richiedono a tutti i soggetti che hanno una funzione educante (e, innanzitutto, famiglie e scuola) un supplemento di formazione per costruire una pratica corretta delle relazioni.
Ma la critica senza dubbio più ostile è quella di coloro che sono contro il disegno di legge che prevede il consenso dei genitori per attività extra che riguardino temi attinenti alla sessualità.
I critici hanno detto che, con tale norma, si vorrebbe eliminare l’educazione sessuale dalle scuole, facendo finta di non vedere che il consenso dei genitori è richiesto solo per quanto non è ricompreso nei programmi ordinari.
Credo, dunque, che le ragioni di tale opposizione siano per lo più dettate da una malevola furbizia.
Innanzitutto, la furbizia di difendere a parole l’educazione sessuale, ma in realtà, attraverso essa, volere trasferire non contenuti scientifici (già previsti nelle Indicazioni ministeriali), bensì quella ideologia che ha le sue radici nel libertarismo degli anni ’70 e che, dopo essersi fusa con la sensibilità ‘woke’, ora caratterizza la sinistra contemporanea, non più classista, ma inter-sezionale.
Ma vi è anche la furbizia, a livello più micro, di difendere l’educazione sessuale perché attraverso essa si vorrebbe continuare a fare entrare nelle scuole i progetti più stravaganti affidati ad associazioni, gruppi e singoli formatori senza qualifiche particolari tranne l’affinità valoriale e politica.
È dunque importante difendere un approccio serio, oltre le ingenuità di taluni, ma soprattutto contro i furbi che vedono nella scuola un luogo di propaganda e indottrinamento.

