Ci risiamo! Ancora una volta tentano di fare perdere identità al Natale

Antonio Fuccillo, Professore Ordinario di Diritto Ecclesiastico ed Interculturale all’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”

Anche i tipici canti natalizi sembrano essere indotti a seguire la via di una idea sbagliata di pluralismo religioso. Ci si deve infatti chiedere se la  presunta tutela di qualcuno in realtà offenda in modo diretto la stragrande maggioranza degli alunni e delle loro famiglie.

In una scuola primaria di Reggio Emilia il testo italiano di Jingle Bells ha subito una modifica. I bambini non aspettano più “i regali che porta il buon Gesù” ma “la pace che chiedono ancora di più”. Il senso di questa proposta sarebbe quello di rendere il brano adatto anche ai non credenti. E’ quindi possibile eliminare Gesù dal Natale?

È davvero la strada di un giusto multiculturalismo? Ci si deve chiedere se sono realmente queste le strategie che consentono di integrare chi non appartiene al culto cattolico, e se l’integrazione debba passare accettando le altrui tradizioni ma rinnegando le nostre. È chiaro che la scuola pubblica italiana è laica, quindi scevra da ogni tipo di condizionamento religioso. Occorre tuttavia trovare una forma di equilibrio tra la laicità dell’istituzione e l’esercizio della libertà religiosa dei docenti e dei discenti.

Certo c’è stato anche di peggio, come quella scuola dove la parola Gesù è  stata sostituita con “cucù”, sempre alla ricerca del cd. “politicamente corretto” ad ogni costo.

Natale è, nel mondo occidentale, la festa che celebra la nascita di Cristo redentore. Appartiene a una tradizione millenaria ed è una delle basi dottrinali del cristianesimo. Non si può eliminare dalla festa civile il suo contenuto profondamente  religioso. Abiurare alla proprie tradizioni è per un popolo una operazione ad alto rischio, significa perdere davvero la propria identità.

La scuola è da sempre teatro delle azioni anti cristiane di una parte politica.  Si pensi infatti alla guerra montata sull’esposizione del crocifisso nella aule scolastiche. La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, è dovuta intervenire per dettare alle istituzioni  le linee guida. La soluzione negoziata proposta dalla Suprema Corte è trovare negli istituti scolastici una serie di contemperamenti tra la libertà di coscienza e di religione dei docenti e studenti che non si raggiunge mai eliminando tutto ciò che è cristiano dal contesto scolastico.

La laicità della scuola, infatti, non si dimostra alterando le parole di un canzone natalizia che appartiene alla tradizione italiana. Chi ha diverse convinzioni va garantito godendo di adeguati spazi in quel contesto, e ovviamente di pari dignità. Ciascuno può esercitare la libertà religiosa come vuole e questo diritto è proclamato dall’art. 19 della Costituzione. Non c’è alcuna forma di integrazione possibile se si rinuncia alla propria tradizione religiosa.

Il Natale in Italia è questo e va rispettato come tale. Si può godere della propria fede religiosa senza imporla agli altri, senza fare in modo che gli altri si rapportino all’idea di religione o non religione di un altro.

La guerra che ogni anno si ripropone cercando di trasformare il presepio in un “villaggio globale”, e i canti natalizi in momenti pop, alterandone parole e significato, tuttavia, va fermata con il buon senso di chi concede rispetto e eguale libertà a ogni convinzione religiosa ma, al tempo stesso, ne deve pretendere per quella della maggioranza della gente e sulla quale si fonda la storia del popolo italiano e delle sue istituzioni.

Le radici culturali pertanto non vanno eliminate, ma vanno difese con orgoglio.

Religione e tradizione sono legate da un doppio legame. Se reciso, può infatti creare problemi maggiori di quelle che si pensa di risolvere.