Domenico Rossi, Generale, già Capo di Stato Maggiore dell’Esercito
Verso le 7 di sabato 28 febbraio, Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran con un’azione militare chiamata da Tel Aviv “Ruggito del Leone” e da Washington “Operation Epic Fury”.
L’attacco, definito da Trump e Netanyahu “preventivo”, è arrivato dopo un lungo periodo di tensione in cui da una parte si è assistito all’avvio di un effettivo percorso negoziale a Ginevra tra USA e Iran e dall’altra parte il progressivo e contemporaneo dispiegamento da parte USA di una forza nel possibile teatro di operazioni mai così imponente dai tempi dall’attacco all’Iraq, inclusi aerei da rifornimento in volo e il gruppo portaerei della Gerald Ford, in aggiunta all’altra portaerei Lincoln.
E’ evidente che l’attacco è strettamente connesso al fatto che nei negoziati non si siano raggiunti risultati concreti e che la strategia iraniana di dare parziali risposte alle richieste sia stata man mano vista come una strategia dilatoria . D’altronde se si prende a riferimento il ministro degli esteri dell’Oman, Badr Albusaidi, sembra che l’Iran nei negoziati avesse accettato di non accumulare ulteriormente uranio arricchito ma avrebbe rifiutato altre richieste essenziali quali quelle sul contenimento/distruzione del proprio arsenale di missili balistici nonché sul l’abbandono al sostegno a gruppi regionali.
Secondo fonti citate dal New York Times, l’attacco si sarebbe inizialmente concentrato sui siti nucleari, sulle infrastrutture strategiche, sull’apparato militare in senso generale, compreso quanto riferibile ai pasdaran con almeno trenta obiettivi colpiti in quattro città iraniane, inclusa Teheran, con raid “via aria e mare” partiti da basi Usa in Medio Oriente e da portaerei. A questo vanno uniti bombardamenti effettuati nelle aree portuali del Golfo Persico, cruciali per l’export petrolifero. Nei bombardamenti è morta la Guida Suprema Ali Khamenei, che sarebbe rimasto ucciso negli attacchi che hanno distrutto il palazzo in cui si trovava. Insieme a lui numerosi esponenti della governance politica e militare iraniana.
USA ed Israele hanno dichiarato che continueranno a sviluppare una intensa azione di fuoco per giorni o forse settimane fino al raggiungimento di tutti gli obiettivi finalizzati principalmente ad annientare la capacità nucleare e balistica del paese. Chiaramente non è chiusa la possibilità di nuovi negoziati stante anche il fatto che il Presidente Trump si è dichiarato favorevole a futuri incontri con la nuova leadership iraniana.
La risposta di Teheran ,attraverso il suo potenziale missilistico ,si è rivolta non solo verso Israele ma praticamente verso quasi tutti i Paesi del Golfo ed in specie verso quelli ove vi sono basi militari americane. In merito alla possibile durata di questa risposta occorre riflettere sul fatto che i bombardamenti potrebbero avere arrecato distruzioni/danneggiamenti sia sull’arsenale disponibile sia sulla possibilità effettiva di lancio.
In relazione ai bombardamenti subiti i Ministri degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Bahrein ,Arabia Saudita, Oman, Qatar, Kuwait hanno dichiarato che i Paesi del Golfo “adotteranno tutte le misure necessarie” per la difesa “inclusa la possibilità di rispondere all’aggressione”.
Nel contempo l’Iran sembra abbia bloccato lo stretto di Hormuz con ripercussioni negative immediate sui mercati energetici: dal Golfo Persico dipende infatti circa il 30% del traffico mondiale di greggio via mare e specie un effettivo e prolungato blocco potrebbe avere effetti diretti su prezzi, inflazione e crescita economica.
Di seguito le principali reazioni internazionali sulla situazione.
L’Alta rappresentante della Unione Europea Kaja Kallas ha dichiarato su X: “Gli ultimi sviluppi in Medio Oriente sono pericolosi. Il regime iraniano ha ucciso migliaia di persone. I suoi programmi missilistici balistici e nucleari, insieme al sostegno ai gruppi terroristici, rappresentano una seria minaccia per la sicurezza globale. Ho parlato con il ministro degli esteri israeliano Saar e con altri ministri della regione. L’UE si sta inoltre coordinando strettamente con i partner arabi per esplorare vie diplomatiche”. Kallas ha anche sottolineato che “la protezione dei civili e il diritto internazionale umanitario sono una priorità”
Condanna all’attacco è venuta da parte della Russia tramite il proprio ministro degli esteri,che ha dichiarato l’attacco “un atto di aggressione armata pianificato e immotivato contro uno stato membro sovrano e indipendente delle Nazioni Unite, in violazione dei principi e delle norme fondamentali del diritto internazionale” ma di fatto non ha offerto nessun aiuto concreto all’amico Iran.
Inoltre Lavrov ha chiesto di «porre immediatamente fine agli attacchi» ribadendo «la disponibilità della Russia a contribuire alla ricerca di soluzioni pacifiche».
La Cina attraverso il ministero degli Esteri di Pechino ha invocato «lo stop immediato» degli attacchi all’Iran mettendo in guardia dalla prospettiva di un’ulteriore «escalation» bellica nella regione. Il governo cinese altresì ha sollecitato «la ripresa del dialogo e dei negoziati per la sicurezza e la stabilità del Medio Oriente» mentre ha sottolineato l’obbligo previsto dal diritto internazionale di «rispettare la sovranità, la sicurezza e l’integrità territoriale dell’Iran».
Ovviamente alla condanna all’attacco si è unita Cuba che, con il presidente Miguel Díaz-Canel Bermúdez, ha definito gli attacchi di Israele e degli Stati Uniti all’Iran «una flagrante violazione della sovranità e dell’integrità territoriale del Paese» e del diritto internazionale, in contrasto con la Carta delle Nazioni Unite”,chiedendo alla comunità internazionale di agire con urgenza: «È necessario fermare immediatamente questa aggressione e prevenire un’ulteriore escalation, le cui conseguenze in una regione già instabile possono essere imprevedibili e gravi».
In queste prime ore il Presidente Trump ha invitato i patrioti iraniani che aspirano alla libertà a “cogliere questo momento ,a essere coraggiosi, audaci, eroici, e a riprendervi il vostro Paese”. In effetti sembrerebbe che quanto meno a teheran vi siano state manifestazioni di entusiasmo alla morte di Khamenei peraltro bilanciate da imponenti manifestazioni di dolore per la morte della Guida Suprema che ,al momento,non aiutano a comprendere l’effettiva possibilità di una svolta democratica in Iran.
Per quanto concerne la nuova Guida Suprema il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha precisato in un’intervista ad Al Jazeera,che «Esiste una procedura stabilita dalla nostra Costituzione e l’abbiamo avviata», riferendosi al Consiglio di leadership ad interim formato nelle scorse ore e composto dal presidente, dal capo del potere giudiziario e da uno dei giuristi del Consiglio dei Guardiani. Questo organismo guiderà temporaneamente il Paese fino all’elezione della nuova Guida Suprema da parte dell’Assemblea degli Esperti, che secondo Araghchi potrebbe riunirsi in tempi molto rapidi .
In conclusione è probabile che l’attacco ,oltre a quanto sopra indicato, sia scaturito anche dalla considerazione che l’Iran non sia mai stato così debole come in questo momento. Inoltre strategicamente, l’operazione può anche essere considerata la continuazione della dimostrazione di forza USA e dell’indebolimento degli alleati della Cina, prima il Venezuela, ora l’Iran, che va sottolineato esporta circa il 90% del suo greggio in Cina.
