Antonio Fuccillo, Prof. Ordinario di diritto e religione Università della Campania Luigi Vanvitelli
Il nuovo Papa si è aperto al grande pubblico con una recente intervista sui Rai1, ripresa poi anche sul Corriere della Sera. Egli inaugura un nuovo stile comunicativo, sereno e non estremistico, condito da un sorriso rassicurante a dalla misura delle parole che usa.
Robert Prevost ha il pragmatismo tipicamente nord americano quando affronta i grandi temi dell’oggi. Egli sottolinea che “non possiamo rischiare di abituarci alla guerra” e che la Chiesa è “straziata” per le grida che si levano dai luoghi di guerra. D’altra parte egli si è presentato ai fedeli al balcone pontificio con la frase “la pace sia con voi”.
Dopo un mese di pontificato si respira, negli indirizzi di questo pontificato, un’aria nuova, non rispetto ai temi e alle preoccupazioni della Chiesa cattolica, quanto alle modalità di approccio che Leone XIV utilizza, anche con il recupero di una certa ritualità e solennità pontificia. Il primo mese di pontificato di Papa Prevost può essere innanzitutto letto come l’inizio consapevole di un ministero proiettato verso il futuro dell’umanità. Le sue parole, i suoi incontri, le sue prese di posizione pubbliche hanno mostrato la volontà di non sottrarsi al confronto con le grandi questioni globali che attanagliano i nostri tempi – dalla guerra alla tecnologia, dal fine vita alla sessualità – mettendo al centro la dignità della persona e l’urgenza della pace. Proprio la pace costituisce un tratto distintivo dei primi giorni di pontificato. Le sofferenze causate dai conflitti sono la principale preoccupazione della Chiesa come ha affermato Leone XIV in Piazza San Pietro, con riferimento diretto ai conflitti in Ucraina, Iran e Gaza. Il Pontefice ha denunciato con forza il fascino perverso degli armamenti moderni evidenziando come la vera lotta del nostro tempo non sia (soltanto) tra Stati, ma tra cultura della guerra e cultura della pace. In tale prospettiva si inserisce l’idea di una “diplomazia disarmata e disarmante”, fondata sulla forza morale e sull’ascolto. Prevost, richiamando i suoi predecessori – da Pio XII («Nulla è perduto con la pace, tutto può esserlo con la guerra») a Papa Francesco («La guerra è sempre una sconfitta») – ribadisce che la pace non è neutralità, ma coraggio della verità. La sua accorata esortazione ai media – «Disarmiamo le parole e contribuiremo a disarmare la Terra» – si è rivelata un invito a contrastare la guerra anche nei linguaggi, nei racconti, nelle immagini.
L’impegno per la pace è stato altresì riaffermato in occasione dell’incontro con i rappresentanti delle altre religioni e delle Chiese cristiane non cattoliche. Il Papa ha invitato tutti a essere artigiani di fraternità, costruendo ponti reali di incontro e cooperazione, perché solo nella fraternità vissuta l’umanità può trovare vie di speranza.
Altro tema che si appresta a trasformarsi in un caposaldo del magistero leonino è quello connesso allo sviluppo delle nuove tecnologie. Prevost ha indicato l’intelligenza artificiale come una delle sfide più decisive del nostro tempo, paragonandola, per rilevanza etica e sociale, alla rivoluzione industriale affrontata da Leone XIII. In questa prospettiva, ha richiamato con forza i principi della dottrina sociale della Chiesa come fondamento per orientare lo sviluppo tecnologico al servizio della dignità umana, della giustizia e dei diritti dei lavoratori. Il Papa ha promosso un dialogo strutturato con i vertici delle grandi aziende digitali e sollecitato il superamento delle semplici linee guida volontarie e invocando l’elaborazione di documenti giuridici vincolanti sull’IA. Leone XIV intende rafforzare la “diplomazia digitale”, ponendo la Chiesa come interlocutore morale globale, in vista della creazione di un futuro tecnologico rispettoso dell’uomo. Il Papa teme una diretta connessione tra “povertà valoriale” e “povertà digitale” con il rischio che l’AI divenga uno strumento di esclusione e diseguaglianza ma anche di controllo.
In questi primi giorni, il Papa ha coniugato denuncia e proposta, dottrina e discernimento, restituendo alla Chiesa un ruolo profetico nel mondo. Senza proclami ideologici, ma con parole chiare, gesti essenziali e richiami alla coscienza, ha iniziato a costruire un magistero capace di parlare alle sfide del XXI secolo. Se la pace è il cuore di questo progetto, allora tutto il resto – dalle tecnologie alla morale personale – deve misurarsi con essa.
