Domenico Rossi, Generale, già Sottocapo di Stato Maggiore alla Difesa
I primi di settembre si è svolto in Cina a Tianjin un Vertice dei Paesi della Organizzazione per la cooperazione di Shangai (SCO).
Un Vertice di cui innanzi tutto non bisogna lasciar passare sotto traccia la rilevanza se non altro per il “peso” dei Paesi membri a pieno titolo (Cina, India, Russia, Iran, Pakistan, Kazakistan, Uzbekistan, Bielorussia, Kirghizistan e Tagilistan). Ciò sia con riferimento sia all’entità degli abitanti (8 miliardi che rappresentano il 41% della popolazione mondiale) sia alla loro incidenza economica ( PIL totale di più di 111.000 miliardi di dollari pari a circa il 23,5% dell’economia mondiale) . Senza tralasciare inoltre che allo SCO aderiscono anche ben 14 Paesi “partner di dialogo” del livello ad es. di Egitto ,Turchia, Qatar ,Arabia Saudita ,Emirati Arabi Uniti.
Un evento che al di là dell’importanza dei contenuti geopolitici o economici è stato soprattutto connotato dal cambiamento dei rapporti tra i Paesi più importanti dello SCO, specie se confrontati con il precedente summit di Samarcanda del 2022 in Uzbekistan.
Putin che all’epoca aveva da poco dato avvio all’invasione della Ucraina era tendenzialmente isolato, il leader cinese Xi Jinping pur non dichiarandosi apertamente contrario all’aggressione si era mantenuto freddo e distaccato da un qualsiasi appoggio e il primo Ministro Indiano Modi si era addirittura espresso in modo apertamente ostile. Nel colloquio bilaterale con la Cina risultò addirittura che Putin fosse costretto ad aspettare l’interlocutore cinese.
In sostanza, una situazione totalmente diversa da quella attuale in cui Putin è stato accolto con il massimo degli onori anche per effetto di una sostanziale convergenza di vari Paesi dello SCO con quanto da lui dichiarato all’agenzia Xinhua prima del viaggio in Cina.
Putin aveva infatti evidenziato come “noi e la Cina condividiamo ampi interessi comuni e opinioni straordinariamente simili su questioni fondamentali. Siamo uniti nella nostra visione di costruire un ordine mondiale giusto e multipolare, con particolare attenzione alle nazioni della Maggioranza globale”.
In sostanza Putin ha lanciato un nuovo ordine multipolare del mondo ,auspicando una riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite “per renderlo più democratico, includendo Stati di Asia, Africa e America Latina”. A tal fine illuminante appare il titolo dell’editoriale dell’agenzia statale Ria Novosti “Eurasia senza Occidente :la Cina mostrerà un mondo nuovo”. In sintesi una posizione di chiaro distacco o dissenso verso l’Occidente e soprattutto verso gli Stati Uniti anche perché unilateralmente proclamatosi responsabile della sicurezza globale.
Una Russia ormai rivolta ad Est con Putin che al termine del bilaterale, avuto a margine del summit, con il leader cinese ha dichiarato che le relazioni tra i due Paesi : ” sono arrivate ad un livello di altezza senza precedenti”. Una conferma dei più forti rapporti instaurati è venuta dall’accordo siglato per la costruzione del gasdotto Power of Siberia 2, che trasporterà 50 miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia alla Cina continentale attraverso la Mongolia, con forniture previste per 30 anni. Tra l’altro Mosca che da tempo si è rivolta alla Cina per l’esportazione del proprio gas ha ora concordato anche di incrementare da 48 a 56 miliardi di metri cubi l’anno il flusso attuale. Un accordo in sostanza essenziale per la Russia ,tenuto anche conto che l’Unione Europea conta di essere indipendente dall’approvvigionamento russo entro il 2027, ma importante anche per la Cina che potrà diminuire le forniture da Paesi terzi come l’Australia o il Qatar.
In questo contesto un approfondimento specifico merita anche l’India perché pur non essendo mai stata apertamente atlantista si era sempre collocata finora sotto un profilo geopolitico nel mezzo degli schieramenti. Peraltro dal Vertice sembrerebbe ipotizzabile che Modi abbia deciso di unirsi a quei Paesi che non ritengono più indispensabile mantenere determinati positivi rapporti con gli Stati Uniti. Ciò probabilmente anche quale risposta ai dazi imposti dagli USA e alle sanzioni per via dell’import di greggio russo. Questo cambiamento di posizione ove confermato sarebbe grave in senso generale perché l’India costituisce la quinta economia mondiale e un mercato immenso per tecnologia, energia, infrastrutture e possibilità di investimenti ma anche perché l’India ha sempre rappresentato un contrappeso ideologico a Pechino.
Al termine del Vertice dello SCO si è svolta la parata militare in occasione della cerimonia per gli ottanta anni della vittoria della seconda guerra mondiale. Un evento in gran parte ignorato dai leader occidentali che ha invece visto Putin e il leader della Corea del Nord Kim Jong-un ,emarginati in Occidente a causa della guerra in Ucraina e delle ambizioni nucleari coreane, come ospiti d’onore.
Devono far riflettere le parole pronunciate dal leader cinese nell’occasione : “oggi l’umanità si trova di fronte alla scelta tra pace o guerra, dialogo o scontro” aggiungendo che il popolo cinese “sta fermamente dalla parte giusta della storia” e che “La Cina è per una forza di pace e di sviluppo. Nessun bullo potrà intimidirci”.
In sintesi il leader cinese ha sfruttato l’occasione per proporsi quale punto di riferimento per un nuovo ordine internazionale definito “più equo”. Certo che non può non destare preoccupazione il fatto che accanto a Xi Jinping , oltre a Vladimir Putin che ha già dimostrato di non rispettare l diritto internazionale vi fossero leader quali l’iraniano Khamenei, il venezuelano Maduro, il bielorusso Lukashenko, fino al dittatore nordcoreano Kim.
Dinanzi a quanto precedentemente delineato c’è da chiedersi che cosa sia avvenuto nell’ultimo periodo di così dirompente da alterare il quadro geopolitico e strategico di riferimento e appare naturale che il pensiero si rivolga innanzi tutto alla nuova linea politica americana che sembrerebbe in senso generale impostata più sulla forza economica e militare che sul dialogo e confronto tra potenze .
A ciò vanno uniti due aspetti specifici che appaiono avere inciso profondamente.
Il primo è che il Presidente Trump ,pur animato dalla ricerca di una pace giusta e duratura per l’ucraina, accogliendo con tutti gli onori in Alaska Vladimir Putin lo ha tolto da quell’isolamento internazionale in cui invece l’aggressione alla Ucraina e la quasi unanime condanna mondiale lo aveva relegato. Ha cioè restituito a Putin una dignità e un peso internazionale che, dopo oltre tre anni di isolamento, non avrebbe mai ritrovato. Un comportamento probabilmente teso a svincolare Putin dall’influenza cinese, ma destinato a fallire ove si consideri l’importanza economica di Pechino su intere regioni del cosiddetto ‘estremo oriente russo’.
Il secondo è l’incidenza che ha avuto l’imposizione di nuovi “dazi” con Paesi da sempre alleati dell’America dall’Europa fino alla Corea del Sud e al Giappone e a soprattutto all’India ,senza considerare l’importanza geopolitica e strategica di tali alleanze e la loro preziosa funzione di contrappeso verso la Cina e potenzialmente la Russia.
In sostanza sembrerebbe essersi consolidato in una rilevante parte del mondo un fronte antioccidentale a guida cinese, con evidenti mire geopolitiche ed economiche apparentemente nascoste dall’ipotesi di un nuovo ordine “più rappresentativo e democratico”, con un apparente autoisolamento degli Stai Uniti .
In tutto ciò ovvero in una situazione di indubbia serietà spiace dovere ancora una volta prendere atto della scarsa rilevanza dell’Unione Europea. Una Europa che al di là della moneta comune è tuttora incapace di darsi procedure efficaci e snelle per potere prendere decisioni rilevanti ,anche non all’unanimità, con i negativi riflessi sia di una politica estera comune sia di una reale Difesa Comune. Una Europa pertanto ancora destinata a subire le decisioni e gli errori di entrambe le parti.
