Alessandro Amadori, politologo e sondaggista
La scuola italiana sta vivendo una stagione di profondo cambiamento. Al centro di questa trasformazione c’è il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che ha introdotto una serie di misure volte a restituire autorevolezza, rigore e centralità educativa al sistema scolastico. E, sorprendentemente per alcuni, queste misure stanno raccogliendo un ampio consenso tra studenti, insegnanti e opinione pubblica in generale. Oltre a essere supportate da dati oggettivi di performance.
Partiamo con la riforma della Maturità. Un recente sondaggio condotto da Skuola.net su un campione di circa 500 studenti ha mostrato che il 51% promuove la nuova formula dell’Esame di Stato. Tra le novità più apprezzate, va segnalato che il 71% degli studenti è favorevole alla bocciatura per chi rifiuta di sostenere l’orale, ritenendo giusto che chi non si presenta venga escluso dalla promozione. Inoltre, due studenti su tre accolgono con favore la riduzione delle materie del colloquio orale (da sette a quattro), percependo le nuove modalità di esame come più serene e meno stressanti. Anche la rimozione del materiale d’appoggio fornito dalla commissione è vista positivamente, come segno di una prova più autentica e maggiormente centrata sulle competenze. In sostanza, il dibattito tra i giovani resta acceso, ma il dato che emerge è chiaro: la maggioranza degli studenti apprezza una maturità più seria, strutturata e meritocratica.
Una seconda area di approvazione trasversale riguarda lo stop ai cellulari in classe. Il divieto di utilizzo dei cellulari durante le lezioni, esteso anche alle scuole superiori, ottiene, secondo un sondaggio SWG, un’opinione favorevole da parte del 76% degli italiani. Il consenso è, come detto, trasversale: infatti, è forte tra i genitori e gli over 55 ma resta significativo anche fra i giovani tra i 18 e i 34 anni, che riconoscono i rischi legati all’uso compulsivo dello smartphone. Del resto, il Ministro ha sottolineato come questa scelta sia motivata da evidenze scientifiche: studiare con carta e penna migliora le performance cognitive, favorisce la concentrazione e riduce le distrazioni.
Un ulteriore sondaggio Demopolis per Esperia conferma il trend: il 70% degli italiani promuove la linea rigorosa di Valditara su esami e cellulari, il 68% giudica inammissibile la “scena muta” all’orale, mentre il 63% approva la bocciatura automatica per chi rifiuta di sostenere la prova. Il dato interessante è che, anche tra gli elettori di sinistra, circa 4 su 10 condividono le misure, segno di un consenso che supera le appartenenze politiche.
In definitiva, le riforme di Valditara sembrano rispondere a un’esigenza profonda: ridare senso e serietà al percorso scolastico, valorizzando il merito, la responsabilità e la formazione integrale della persona. In un tempo in cui la scuola rischia di diventare terreno di scontro ideologico o luogo di deresponsabilizzazione, la richiesta di rigore e di coerenza educativa arriva forte e chiara dalla società civile. E se il consenso già raggiunto si manterrà o, meglio ancora, crescerà ulteriormente, sarà il segnale che una nuova idea di scuola sta davvero prendendo forma: più esigente, più giusta, più vicina ai bisogni reali degli studenti e delle famiglie.
Oltre alle riforme più visibili e dibattute, come l’Esame di Stato e il divieto dei cellulari, il Ministro Valditara sta cercando – con coraggio e determinazione – di affrontare i tre principali problemi strutturali del sistema scolastico italiano. Il primo è la dispersione esplicita, ovvero l’abbandono scolastico precoce, che in alcune aree del Paese supera il 15%, con punte drammatiche nel Sud e nelle periferie urbane. Il secondo è la dispersione implicita, cioè il mancato raggiungimento delle competenze minime in italiano, matematica e comprensione del testo, come evidenziato dai dati INVALSI e OCSE-PISA. Il terzo è il mismatch tra scuola e lavoro, che vede migliaia di giovani diplomati e laureati incapaci di inserirsi nel mercato del lavoro, mentre le imprese faticano a trovare profili tecnici e professionali adeguati.
Per contrastare questi fenomeni, il Ministero guidato da Valditara ha avviato interventi mirati: tutoraggio personalizzato, potenziamento dell’orientamento, valorizzazione degli ITS Academy, rafforzamento dei percorsi tecnico-professionali e promozione della cultura del merito. L’obiettivo è duplice: ridurre le disuguaglianze educative e favorire una transizione efficace tra scuola e mondo produttivo, in linea con le esigenze di un’economia in rapida trasformazione.
Anche su queste misure vi sono dati, sia di opinione pubblica che di risultato oggettivo, che testimoniano l’efficacia dell’azione del Ministro Valditara. Giusto per fare un esempio, secondo il Rapporto INVALSI 2025, presentato alla Camera dei Deputati, l’Italia ha già superato gli obiettivi UE sulla dispersione scolastica previsti per il 2030, proprio grazie alle misure adottate dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. Il dato nazionale è sceso al 9,4%, rispetto al 13,3% del 2019. In aggiunta, la dispersione implicita, cioè il mancato raggiungimento delle competenze minime, è scesa al 6,6%, il valore più basso dal 2019. Un dato particolarmente significativo perché riguarda studenti che, pur diplomandosi, non raggiungono livelli adeguati in italiano, matematica e inglese. Dati oggettivi, tutti a favore dell’azione riformatrice del Ministro Valditara.
