Antonio Fuccillo, Ordinario di Diritto ecclesiastico all’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”
Per la prima volta, in una cerimonia ecumenica senza precedenti dai tempi dello scisma anglicano di cinque secoli fa, Re Carlo III e papa Leone XIV hanno pregato insieme.
Con l’Atto di Supremazia del 1534 Enrico VIII re d’Inghilterra dichiarò la separazione della Chiesa inglese da quella di Roma. Da allora nacque la Chiesa Anglicana che ha nell’arcivescovo di Canterbury la sua massima autorità religiosa ma ha che ha nel re d’Inghilterra il suo capo. La separazione della Chiesa d’Inghilterra dalla Chiesa cattolica sotto Enrico VIII non fu priva di conflitti, violenze e martiri.
Da allora tra le “due chiese”, di Roma e di Canterbury, vi sono stati più contrasti che intenti comuni su moltissimi temi. La Chiesa anglicana, infatti, ha da tempo riconosciuto la validità dei matrimoni religiosi omosessuali, il sacerdozio e l’episcopato femminile, l’abolizione del celibato per i propri preti, solo per citare i temi più rilevanti. Essa, inoltre, rappresenta anche una perfetta sintesi rituale tra potere civile (monarchia) e religioso unendo le due figure di capo dello stato e allo stesso tempo della chiesa. L’Europa continentale a dir il vero ha conosciuto da oltre 1500 anni la necessità di separare le due funzioni. Nel 494 d.c. infatti nacque il cd. “dualismo gelasiano” ovvero la dottrina (promossa da Papa Gelasio I ) che teorizzava la separazione tra potere spirituale e potere temporale in base alla quale il papa detiene l’autorità suprema in ambito spirituale, mentre l’imperatore quello in ambito temporale. Da essa, seppure con opportuni distinguo, nacquero poi le lotte tra Guelfi e Ghibellini e il moderno separatismo che ha trovato consacrazione in molte Carte fondamentali contemporanee come, ad esempio, nell’art 7 della Costituzione della Repubblica Italiana.
È innegabile tuttavia che pur avendo un numero di fedeli nettamente inferiore rispetto alla Chiesa cattolica (stimati tra i 25 e gli 85 ml) ed è prevalentemente diffusa in molti paesi del Commonwealth ha rappresentanze anche nell’Europa a maggioranza cattolica come in Italia. La chiesa anglicana ha peraltro ottenuto la stipula di una Intesa ex art 8 Cost. (30 luglio 2019 e ratificato con la legge italiana n. 240 del 2021) a testimonianza del suo rilievo politico-sociale.
Tra le chiese cristiane, tuttavia, quella anglicana è quella più in sofferenza. I loro edifici di culto sono perennemente vuoti, e calano le vocazioni e le donazioni. Allo stesso tempo essa è stata capace di cogliere i segni del tempo attirando, grazie alla popolarità della monarchia inglese, l’attenzione dei media su temi sociali di grande attualità. I temi ambientali , ad esempio, come la “Cura del Creato” (da sempre molto caro a Re Carlo III) e la Laudato Sì sono stati confermati come temi centrali della visita.
Si deve poi registrare un un forte scopo ecumenico. Non so se davvero il mondo conoscerà prima o poi l’unificazione delle Chiese cristiane. È tuttavia importante concentrarsi sulle unità di intenti che sulle differenze storicizzate, recuperando l’attualità del messaggio di Gesù Cristo di cui si avverte un grande bisogno. Le chiese devono quindi sopire le loro aspirazioni politiche e concentrarsi sempre di più verso la difesa e la diffusione dei veri valori del cristianesimo.
In ciò si coglie l’essenza principale dell’incontro tra Leone e Carlo, e si lascia apprezzare il loro messaggio progressista (in senso per l’appunto cristiano e non politico) sul ricordare ciò che unisce entrambe le Chiese piuttosto che ciò che le divide.
La gente ha bisogno di una chiesa inclusiva, che diffonda valori condivisi e che si erga a tutela di chi creda nella vera essenza degli insegnamenti di Cristo.

