I dati dei test PISA: L’Italia fa meglio della media OCSE

Alessandro Amadori, psicologo ed esperto di processi di apprendimento

A inizio settembre 2026 l’OCSE ha pubblicato i nuovi risultati dei test PISA (che riguardano l’efficacia dei sistemi di istruzione, misurata sulle competenze dei quindicenni in una novantina di Paesi), i quali mostrano un quadro globale in forte arretramento delle competenze dei ragazzi, mentre l’Italia appare per la prima volta sopra la media OCSE in lettura, matematica e scienze.

La lettura è il dato più positivo, con il miglior punteggio italiano degli ultimi venticinque anni, anche se la matematica resta fragile e continua a perdere terreno rispetto al passato. Persistono i divari territoriali e socio‑economici, e il sistema fatica a produrre studenti “eccellenti”, pur garantendo una buona tenuta generale. L’uso massiccio di dispositivi digitali e di strumenti di IA emerge come fattore critico, soprattutto per la distrazione e la qualità dell’attenzione. Ma la cosa importante,  in sintesi, è che l’Italia regge e anzi migliora di posizione, mentre gli altri Paesi peggiorano.

A un’analisi più approfondita, focalizzata sulle variazioni intervenute negli ultimi anni, l’andamento dei punteggi PISA specificamente tra il 2022 e il 2025 racconta una storia più interessante di quanto possa sembrare a prima vista. Se ci si limita ai valori delle singole aree – lettura, matematica, scienze – si osservano oscillazioni, recuperi parziali, qualche arretramento.

Ma quando si prova a sintetizzare questi dati in un indice unico, costruito con una media pesata che valorizza la materia principale del ciclo, il quadro diventa più leggibile e, soprattutto, più interpretabile dal punto di vista dell’efficacia complessiva del sistema di istruzione italiano.

Per ottenere questo indice si possono combinare i punteggi delle tre aree attribuendo alla matematica per il 2022 un peso doppio rispetto alle altre due aree (in quanto materia “major”), e per il 2025 un peso doppo alle scienze per lo stesso motivo. La formula è semplice: metà del valore deriva dalla materia “major”, mentre le altre due materie contribuiscono ciascuna per un quarto. Non è un calcolo ufficiale dell’OCSE, ma è un modo coerente per restituire una fotografia integrata delle competenze degli studenti, rispettando la struttura stessa del disegno PISA.

E’ vero che non è obiettivo dei test OCSE-PISA quello di riassumere in un unico indicatore la “performance” dei diversi sistemi educativi testati, però è altrettanto vero che, con questa piccola “forzatura”, si ottiene una possibilità di lettura diacronica dell’andamento del singolo sistema educativo.

Mettendo allora in media ponderata i risultati del test sull’Italia, e confrontando il 2022 (anno di inizio dell’attuale legislatura) con il 2025, si ottiene che nel 2022 l’Italia si collocava sotto la media OCSE: 475,3 contro 476,3. Il 2022 è stato un anno di assestamento, segnato ancora dagli effetti della pandemia, in cui il sistema scolastico italiano ha mostrato una resilienza moderata ma non sufficiente a colmare del tutto le perdite accumulate. La matematica rimaneva l’area più fragile, mentre lettura e scienze tenevano meglio, ma non abbastanza da invertire la tendenza.

Il 2025, invece, dopo tre anni di guida da parte del ministro Giuseppe Valditara, segna un cambio di passo. L’indice pesato vale 477 per l’Italia (con un incremento di 1,7 punti), mentre la media OCSE scende a 472 (cinque punti in meno del valore italiano). Questo scarto, che non è enorme ma è significativo, indica che il sistema italiano ha saputo presidiare la formazione dei ragazzi meglio della media dei Paesi partecipanti. In termini posizionali, la matematica migliora, le scienze mostrano un progresso più netto e la lettura si stabilizza su livelli coerenti con gli anni precedenti. È un segnale di maggiore coerenza interna: le tre aree non si muovono più in direzioni divergenti, ma convergono verso un profilo più equilibrato.

Interpretare questi numeri in termini di efficacia del sistema di istruzione significa riconoscere che, pur con le sue fragilità strutturali, la scuola italiana, nel periodo 2022-2025, ha dimostrato una capacità di tenuta superiore alle attese. Il miglioramento posizionale non è solo un fatto statistico: riflette un riallineamento complessivo, una riduzione delle oscillazioni tra discipline e, secondo altre fonti come le prove INVALSI, una contrazione dei divari territoriali. Non è un quadro trionfalistico, perché le criticità restano – soprattutto nella matematica e nella dispersione implicita – ma è un segnale di vitalità del sistema, che nel post‑pandemia ha saputo reagire meglio della media OCSE.

In altre parole, la media pesata non è solo un esercizio matematico: è una lente che permette di vedere la direzione di marcia del sistema educativo italiano. E la direzione, nel periodo tra il 2022 e il 2025, è stata quella di un consolidamento reale, misurabile e superiore a quello di molti altri Paesi.  Merito della scuola italiana come sistema, e merito anche di chi la guida da quattro anni con impegno e determinazione.