La musica è patrimonio culturale e la scuola non può ignorarla

Alessandro Papini, dirigente scolastico dell’ISIS Giorgio Vasari di Figline e Incisa Valdarno (Firenze)

La scuola secondaria di secondo grado per troppi decenni ha tralasciato la musica; d’altro canto, nei licei musicali, le materie di area generalista faticano a trovare l’opportuna curvatura e spesso costituiscono un fardello che bisogna portare per arrivare alla maturità. Il rischio ultimo è quello di avere tanti validi musicisti, con sufficiente preparazione culturale, ma di non avere formato un pubblico che li ascolti.

Occorre ricostruire, ricucire quel tessuto comune che si è lacerato e sdrucito, partendo dalle discipline curriculari del liceo, prima fra tutte la Letteratura italiana, per ritrovare quelle competenze, quell’interesse, quella passione che riavvicinerà i giovani alla musica.

Nei licei musicali la matematica e la fisica, percepite tradizionalmente come ostiche, potranno beneficiare dei numerosi riferimenti alle materie di indirizzo: lo studio dei numeri irrazionali può trovare applicazione nella disciplina di Teoria Analisi e Composizione, ove si studiano i temperamenti; la comprensione dei logaritmi può essere invece mediata dal corso di Tecnologie Musicali, rammentando che i software di rappresentazione sonora presentano visualizzazioni nelle quali vi è in ascissa il tempo e in ordinata la frequenza in scala logaritmica. Il rigo musicale stesso è un grafico con il tempo sull’asse orizzontale e il logaritmo della frequenza su quello verticale.

Analogamente è necessario recuperare, nei licei ordinari, il patrimonio musicale italiano a partire dalle materie che più direttamente hanno relazione con esso; illuminante al riguardo è l’intervento del Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara al convegno “Il melodramma come letteratura nazionale” il 12 ottobre scorso.

Tocca senz’altro all’insegnante di Italiano il compito primario di muovere questa… corrispondenza d’amorosi sensi: questi non è solitamente un musicista, anche se non mancano virtuose eccezioni; dovrà peraltro sviluppare quegli approcci letterari sui quali si fonda il Melodramma e senza i quali esso non esisterebbe, e che fanno parte a pieno titolo del curriculum di Letteratura. I riferimenti permeano tutto il Seicento e il Settecento: il recitar cantando ha origine infatti nel Petrarca, rinnovellato dai petrarchisti fino alla fine del XVII secolo, e l’immenso corpus teatral musicale settecentesco trae linfa dalle opere di Pietro Metastasio. Per quanto riguarda l’Ottocento basteranno pochi esempi verdiani per comprendere il legame indissolubile fra Letteratura e Melodramma.

In tutto il Teatro d’opera, e massime in quello verdiano, la struttura poetica, la metrica condizionano strettamente la musica che ne nasce. Il genere letterario del librettismo vede fra i suoi protagonisti i maggiori letterati del tempo, quali ad esempio Felice Romani, Salvatore Cammarano, Francesco Maria Piave. La parola scenica (così Verdi a Ghislanzoni in occasione della loro collaborazione per Aida) è erede diretta del recitar cantando: i librettisti replicano i metri e i versi stessi dei più grandi poeti per descrivere gli stessi aneliti. Illuminante l’esempio dei versi manzoniani ripresi da Francesco Maria Piave.

La morte di Ermengarda, da Adelchi, 1820

Come rugiada al cespite
Dell’erba inaridita
Fresca negli arsi calami
Fa rifluir la vita

Ernani, 1844
Come rugiada al cespite
d’un appassito fiore,
d’aragonese vergine
scendeami voce al core

Se qui l’erba è inaridita, là il fiore è appassito, ma il concetto rimane lo stesso; le rime alterne sui versi piani fanno da contraltare ai versi sdruccioli, tradizionalmente non rimati (la rima sul verso sdrucciolo è infatti inusuale e relegata a situazioni allegoriche, come bisavolo/cavolo in Falstaff).

Una corrispondenza analoga la si trova nell’impiego del decasillabo, verso manzoniano per eccellenza; il metro pari è caratteristico della poesia epica, perché ha gli accenti fissi e pertanto ben si presta alla declamazione scandita del verso. Prendiamo l’incipit di Marzo 1821 sempre di Manzoni:

Soffermati sull’arida sponda,
Volti i guardi al varcato Ticino,
Tutti assorti nel novo destino,
Certi in cor dell’antica virtù,
Han giurato: Non fia che quest’onda
Scorra più tra due rive straniere:
Non fia loco ove sorgan barriere
Tra l’Italia e l’Italia, mai più!

L’anelito dei patrioti che varcano il Ticino non è dissimile da quello dei seguaci di Ernani:

Si ridesti il Leon di Castiglia
e d’Iberia ogni monte, ogni lito
eco formi al tremendo ruggito,
come un dì contro i Mori oppressor.
Siamo tutti una sola famiglia,
pugnerem colle braccia, co’ petti;
schiavi inulti più a lungo e negletti
non sarem finché vita abbia il cor.

La struttura è identica: quartine di decasillabi manzoniani rimate ABBC, ADDC; e se si sostituisce al Leon di Castiglia quello di Venezia e l’Italia all’Iberia si comprende appieno l’effetto che ebbe questo coro nell’opera rappresentata alla Fenice nel 1844. Una sostituzione analoga la si può fare con Va pensiero su l’ali dorate o anche con O Signore dal tetto natio, per citare gli esempi più noti.

Le più alte vette del genere librettistico si raggiungono nell’ultimo Verdi, allorché la versificazione di Arrigo Boito detta essa stessa il ritmo alla musica. Nel duetto finale atto I di Otello, Desdemona rievoca gli istanti che li hanno fatti innamorare, e che nell’opera vengono omessi. Il metro è il verso nobile per eccellenza, l’endecasillabo.

Quando narravi l’esule tua vita
e i fieri eventi e i lunghi tuoi dolor,
ed io t’udia coll’anima rapita
in quei spaventi e coll’estasi in cor.

Otello risponde con lo stesso metro, per ragioni di unitarietà che ben si comprendono:

Pingea dell’armi il fremito, la pugna
e il vol gagliardo alla breccia mortal,
l’assalto, orribil edera, coll’ugna
al baluardo e il sibilante stral.

Qui però, nel ricordo delle battaglie e degli assalti la musica deve incalzare e il tempo stringersi; s’odono le trombe e le cornette che rievocano l’assalto ai baluardi; in partitura Verdi scrive infatti Poco più agitato. Ecco che i versi del libretto possono essere letti così:

Pingea dell’armi il fremito,
la pugna e il vol gagliardo
alla breccia mortal,
l’assalto, orribil edera,
coll’ugna al baluardo
e il sibilante stral.

Il settenario, con l’accorciarsi del metro, è indispensabile a Verdi per compiere la trasformazione; Boito era maestro sia nell’arte della poesia che in quella della musica, ed è anche grazie a lui che Verdi tocca le sue vette più alte. Ben si comprende come questi argomenti, nei nostri licei, non li possa trattare un musicista, ricadendo appieno nelle competenze dell’insegnante di Italiano, che con ciò arricchisce il curricolo della propria disciplina reintroducendo quel Melodramma troppo a lungo tenuto ai margini della nostra Scuola.