Roberto Leoni, Presidente emerito della Fondazione Sorella Natura

L’intestazione di questa riflessione può anche esser invertita, Educare col Natale – Educare al Natale, in una circolarità equipollente, che trova nel Presepio il raccordo basilare.
Il Natale, la festività del Natale, coinvolge tutto l’Occidente , non solo questo.
Il Natale si pone infatti come elemento identitario comune per circa 2 miliardi e mezzo di persone, un terzo della popolazione mondiale, che aderiscono alle varie confessioni cristiane, presenti non solo in Occidente, di cui circa un miliardo e mezzo sono cattolici.
Il Natale, che commemora la nascita di Gesù, si celebra dalla metà del terzo secolo.
La data, ormai quasi universalmente adottata, è quella 25 Dicembre; tale data è seguita dalle Chiese “occidentali”, il cui calendario è quello gregoriano ed anche adottata dalle Chiese ortodosse di Romania, Bulgaria, Cipro, Albania. Finlandia; alcune altre pur seguendo il calendario giuliano, festeggiano il Natale il 25 Dicembre; la data del 7 Gennaio è quella per le Chiese che seguono il calendario giuliano.
Nel 2023 l’Ucraina, in piena guerra, ha assunto il 25 Dicembre come festa di Natale.
Questa festa coinvolge quindi, come detto, circa 2 miliari e mezzo di persone in tutto il pianeta ed ha assunto una generale connotazione festiva, anche al di là dell’aspetto religioso; infatti è divenuta occasione per inondare di luce le città ed i borghi, fare festa con cibi e libagioni, ascoltare concerti, scambiarsi regali…insomma ogni anno di più si accentuano, coesistono con gli aspetti religiosi, quelli consumistici.
I regali, ai bambini, vengono “ portati” nella notte fra il 24 e 25 da “Gesù Bambino”, questo per una ristretta minoranza, o da “Babbo Natale” per la maggioranza. L’origine di questa figura, un vecchio omone barbuto vestito di rosso, deriva dall’antico culto di S. Nicola di Myra, le cui reliquie sono a Bari dal 1087.
La rappresentazione, oggi a massina diffusione, del vecchione vestito di rosso che arriva su una slitta trainata da renne viene dagli USA e diffusa ovunque dalle campagne pubblicitarie delle Coca Cola…
Come si vede la festa cristiana è ormai quasi “soffocata” dagli aspetti consumistici, dalle luminarie e quant’altro…Non penso si debba deprecare “sic e simpliciter” questo aspetto festaiolo e consumistico, specie in un periodo come questo, ove i timori per un futuro reso incerto da guerre, crisi economiche, scontro fa culture, violenza dilagante…fanno crescere la voglia di “far festa” e gettarsi, almeno per qualche giorno, dietro le spalle le difficoltà della vita.
Sono però convinto che, pur in un momento di crisi, come questo, anzi proprio per il momento di crisi che si vive nel terzo decennio del XXI secolo dalla nascita di Cristo, il valore cristiano del Natale vada recuperato ed affermato come fortemente identitario, in particolare per noi europei e ancor più specificatamente per noi italiani.
Dobbiamo affermare, nel festeggiare il Natale, l’identità cristiana che connota l’Occidente, che comprende, anche se non lo vogliono, pure coloro i quali non sono cristiani…dal cristianesimo infatti viene la libertà di non esser cristiani; solo il Cristianesimo afferma la libertà religiosa, che altre religioni non riconoscono.
Il simbolo principale del Natale, radicato nella tradizione cristiana da 800 anni, è il Presepio, “inventato” da S. Francesco d’Assisi, a Greccio, non prima però di aver chiesto il permesso al Papa “ affinché non apparisse desiderio di novità”, come narra S. Bonaventura nella “Legenda Major”.
Questo atteggiamento di “obbedienza”, al papa ed ai vescovi, del Santo di Assisi, si ritrova in tutta la Sua vita, in tutto il Suo insegnamento, ad onta di chi oggi ne vorrebbe far un rivoluzionario “arcobaleno”.
Da San Francesco in poi il Presepio è divenuto il simbolo universale della festa natalizia: capanna con Maria e Giuseppe, bue ed asinello, Gesù Bambino posto nella mangiatoia, stella cometa e pastori adoranti, ai quali si aggiungono, per l’Epifania i tre Re Magi.
Il Presepio non può certo stravolto, può esser arricchito ed aggiornato, senza però indulgere a novità, a stramberie discutibili, se non in male fede, come quella del presepe “senza volto” realizzato in questi giorni a Bruxelles o viste, negli anni passati, come una ricerca di “novità” del tutto superflua, come a volte accade sull’onda di un modernismo superficiale e dissacrante.
Al Presepio si è affiancato, dal 1800 in poi, l’albero di Natale, variamente addobbato.
Educare al Natale è quindi, in estrema sintesi, recuperare pienamente il valore religioso della festa, ricondurla alla frugalità francescana, ridurre gli sprechi, pubblici e privati, l’eccesso di luminarie, evitando che le facciate delle Chiese divengano una sorta di “tendone teatrale” ove si proietta di tutto , salvo, nella maggioranza dei casi, il volto di Gesù, la Croce di Cristo.
Educare al Natale, col Presepe, da realizzare a scuola e a casa, ha il valore basilare di educazione identitaria, che genitori e scuola debbono veicolare alle giovani generazioni.
Negli anni scorsi c’è stata in qualche scuola, anche quest’anno potrebbe esserci, la remora a fare il presepio perché questo “disturberebbe” alunni di religioni non cristiane e lenirebbe la “laicità” della Scuola. Questa è una deformazione ideologica, gnostica, che si aggrava se assunta da educatori cristiani e cattolici.
La realizzazione del Presepio a scuola non ha lo scopo di evangelizzazione cristiana dei bambini e giovani di altre religioni ma ha lo scopo di far capire l’origine e il significato della festività natalizia, storicizzare il motivo per il quale ci sono le “vacanze di Natale”.
Oppure gli affermatori della laicità delle Scuola e gli affermatori che il presepe disturba chi non è cristiano vogliono anche abolire la “vacanze di Natale …magari però poi sono coloro i quali che vogliono chiudere le scuole per il ramadan…?
Se davvero desideriamo porre in atto un’azione educativa che storicizzi, nelle giovani generazioni, comprese quelle di religioni non cristiane, le origini e le corrette prospettive di sviluppo non dobbiamo rinunciare alla tradizione del Presepio ma dobbiamo farne un momento educativo per tutti, arricchendolo con aspetti artistici, con attività laboratoriali, musicali e teatrali, con canti(non cadiamo nel ridicolo di quelle situazioni scolastiche ove si dice di fare canti natalizi senza riferimenti religiosi), alle quali partecipino tutti gli alunni, dico tutti, affinché anche chi è nostro ospite conosca e rispetti la nostra civiltà; questo se davvero vogliamo avvengano positive inclusioni e integrazioni e non chiusura in comunità che divengano “corpi estranei”, nel nostro tessuto sociale. Sono i nostri ospiti che debbono conoscere la nostra civiltà e non noi rinunciare ad essa, per “non disturbare”.
Accoglienza cristiana non è rinunciare al cristianesimo ma affermarlo, pur rispettando altre credenze.
Ricordiamo che Gesù manda i discepoli ad evangelizzare e San Francesco va dal Sultano non per farci una chiaccherata ma per convertirlo.
Ovviamente educare al Natale, educare col Natale, coinvolge prima di tutto il ruolo educativo della famiglia, dei genitori, padre e madre.
Il Natale, è occasione importante per stare insieme in famiglia, recuperare la colloquialità fra genitori e figli, trasmettere contenuti ed usi della tradizione, mangiare assieme, scambiarsi regali…liberarsi dalla “schiavitù” degli smart phone e dei “social”, insomma porre in atto un’autentica socializzazione familiare ed amicale.
Un antico proverbio suonava cos: “ Natale con i Tuo, Pasqua con chi vuoi”!
Il primo fondamentale regalo che i genitori, padre e madre, debbono fare ai figli in, occasione del Natale, è quello di “regalare tempo”, per stare assieme, il più possibile in casa, per parlare, conoscersi reciprocamente sempre di più, alla luce dell’amore che connota la famiglia.
Recuperare una ”ludicità” che ponga assieme figli e genitori, nonni ed amici, attorno al tavolo dei tradizionali giochi da tavolo –mi si passi il gioco di parole– dalla tombola al gioco dell’oca, al monopoli… è indubbiamente un fatto positivo.
Accanto al regalo “tempo per stare assieme” vi siano anche regali “educativi”, che sviluppino nel bambino il coordinamento oculo manuale, la motricità, la cognitività, l’intelligenza, fra questi le varie tipologie di costruzioni, i “puzzles”, il meccano…la varie gamma di bambole … tenendo conto anche del fatto che differenziare i regali a seconda del sesso è fattore utile all’assunzione di una positiva identificazione psicosessuale, la cui mancata assunzione è quantomeno fattore di disagio.
So bene che su questo possono “scatenarsi” obbiezioni, sedicenti progressiste, veicolanti il tema della “discriminazione”; non è questa la sede per un approfondimento, che pure è urgente fare, e che cercherò di fare; in sintesi, oggi, invece di dire “siamo tutti uguali” dobbiamo affermare “abbiamo tutti pari dignità”, altrimenti rischiamo di dar luogo, forse lo abbiamo già fatto, ad una società ove gli individui non sanno rispondere alla fondamentale domanda “ chi sono io?”.
“Fare”, assieme, genitori e figli, Presepio, albero di Natale, costruire modellini, prendersi cura di un acquario ma anche fare sport, camminate, visitare musei, avviare collezioni, in modo che ciascuno possa trovare l’hobby che più gli è congeniale…questo è il più bel regalo di Natale” Infine ma “dulcis in fundo” ragionare, genitori – anche non credenti – e figli, sul fatto che il Natale è una festa cristiana, della quale si deve esser rispettosi e “umilmente orgogliosi”.
