Anna Maria De Luca, Psicologa e dirigente scolastico
La scuola deve essere un luogo dove si impara a pensare, non cosa pensare.
L’intervento del ministro Valditara (che ha inviato gli ispettori in due scuole per verificare il rispetto di questo principio) è stato a tutela della libertà cognitiva che è precondizione di ogni autentica democrazia.
Da Piaget a Erikson, da Vygotsky a Bandura, il quadro è coerente: l’adolescenza è un periodo di formazione dell’identità e del pensiero critico. Quando docenti o relatori utilizzano la loro posizione di autorità per veicolare contenuti fortemente ideologizzati presentandoli come verità oggettive, si configurano diverse forme di danno psicologico.
Il danno psicologico della manipolazione ideologica
In primis, la distorsione del pensiero critico impedisce lo sviluppo della capacità di analisi multidimensionale, fondamentale per la maturità cognitiva ed insegna a ripetere schemi di pensiero piuttosto che a ragionare autonomamente. Il condizionamento emotivo fa leva su emozioni intense, fondamentali per gli adolescenti, bypassando i processi razionali. L’indottrinamento viola l’importanza della zona di sviluppo prossimale e del dialogo nella costruzione della conoscenza cosi come teorizzato nel costruttivismo di Lev Vygotsky: impone significati preconfezionati invece di facilitare la costruzione autonoma del sapere.
E cosa succede dopo? I danni a lungo termine
Quando gli studenti scoprono di essere stati esposti a contenuti parziali o distorti, sviluppano sfiducia generalizzata verso le istituzioni educative e le figure adulte di riferimento, con conseguenze negative sul loro percorso formativo. Ricordo bene la delusione di una ragazza nei confronti di un professore molto ideologizzato, quando al termine dei cinque anni, si è finalmente resa conto di cosa fossero quelle lezioni trasformate in comizi monodirezionali sui massimi sistemi. E’ l’erosione della fiducia: un peccato capitale per gli adulti che ne sono responsabili.
Il reato di danneggiare i giovani
L’indottrinamento ideologico compromette il bisogno di autonomia: sostituisce la motivazione intrinseca con forme di controllo esterno (in senso inverso alla teoria dell’autodeterminazione di Deci e Ryan, secondo la quale l’apprendimento autentico richiede la soddisfazione di tre bisogni psicologici fondamentali: autonomia, competenza e relazione). Dovrebbe essere un reato manipolare la mente dei giovani ma l’insegnamento è libero per Costituzione e blindato dai sindacati, motivo per cui se un docente invece di fare lezione fa politica, come spesso accade, tutti, anche i presidi, si trovano con le mani legate. La libertà di insegnamento è sacra ma deve essere esercitata nei limiti del rispetto per il pluralismo e per lo sviluppo integrale degli studenti. Ma tutto questo non può stare solo nel buon senso dei docenti o dei relatori. E se il buon senso non c’è, chi tutela i nostri ragazzi?
La polarizzazione precoce
L’indottrinamento ideologico porta ad una visione dicotomica della realtà, impedisce lo sviluppo di quella flessibilità cognitiva necessaria per navigare la complessità del mondo contemporaneo. Le conseguenze le vediamo ogni giorno. Una volta che gli adolescenti hanno interiorizzato una posizione ideologica, tendono a evitare informazioni contraddittorie per ridurre il disagio psicologico: lo ha spiegato bene Leon Festinger, nella teoria della dissonanza cognitiva. Questo processo, combinato con il fenomeno del groupthink descritto da Irving Janis, può portare a una rigidità cognitiva che persiste nell’età adulta, cosi come confermato anche nella teoria dell’identità sociale di Henri Tajfel che ha dimostrato come l’identificazione precoce con un gruppo ideologico porti a processi di categorizzazione “noi vs loro”.
Quale è quindi il confine tra education e indottrinamento?
E’ semplice: l’education ha molteplici prospettive, incoraggia al dibattito e al pensiero critico, alla trasparenza sui limiti della conoscenza e al rispetto per le opinioni divergenti. L’indottrinamento, al contrario, si manifesta attraverso la presentazione di opinioni come fatti, la censura di prospettive alternative, l’uso di tecniche persuasive che fanno leva sull’emotività piuttosto che sulla razionalità, e la pressione sociale o valutativa verso chi non aderisce alla linea proposta.Il pensiero va alla pedagogia degli oppressi di Paulo Freire: nell’ educazione “depositaria” lo studente è passivo, nell’educazione “problematizzante” lo studente è attivo. La manipolazione ideologica rappresenta una forma estrema di educazione depositaria, dove si deposita un’ideologia senza stimolare il pensiero critico.
La vigilanza istituzionale di Valditara
Il ministro Valditara, con il suo intervento, ha dimostrato due cose: primo, che nel Paese esiste ancora qualcuno che non si arrende e che combatte per difendere gli studenti e la democrazia. Secondo: un forte presidio della funzione educativa nella sua accezione più autentica. La scuola pubblica ha il mandato costituzionale di formare cittadini capaci di pensiero autonomo, non di plasmare adesioni ideologiche. Dal punto di vista della teoria dei sistemi di von Bertalanffy, è un sistema complesso che richiede meccanismi di feedback e autoregolazione per mantenere il proprio equilibrio e la propria funzione formativa.
Non è una questione politica ma un imperativo psicologico ed educativo
La protezione degli adolescenti dalla manipolazione ideologica non è una questione meramente politica, ma un imperativo psicologico ed educativo. La scuola deve essere un luogo dove si impara a pensare, non cosa pensare. L’intervento del ministro Valditara è pertanto una tutela necessaria per lo sviluppo sano e autonomo delle nuove generazioni, per preservare quello spazio di libertà cognitiva che è precondizione di ogni autentica democrazia.

