Droghe e giovani, una epidemia culturale da combattere a scuola

Quella delle droghe è una tragedia che funesta l’Italia oramai da tanti anni. Purtroppo i più recenti rilevamenti ci dicono che i termini di questa tragedia, se possibile, stanno peggiorando, con una forte recrudescenza del consumo e delle morti per droga specie nelle età più giovanili.

La possibilità che abbiamo oggi di studiare il cervello con esami quali la Risonanza Magnetica (RM) o la Tomografia a Emissione di Positroni (PET), ci permette di verificare i danni che alcol e droghe provocano e ci fanno capire quali siano i meccanismi alla base di una delle più complesse ed attuali “malattie del cervello”, quale la dipendenza da alcol o droga. Oggi sappiamo che l’abuso protratto di queste sostanze può provocare nel cervello devastazioni molto simili a quelle che si vedono nelle persone anziane o a quelle che si associano alla più grave demenza senile, la malattia di Alzheimer. Purtroppo, in alcuni casi, anche una minima dose di queste sostanze può avere effetti deleteri scatenando rialzi improvvisi della pressione arteriosa e provocando danni devastanti a cuore e cervello, come se ci si sottoponesse a una forte scarica di adrenalina.

I dati ufficiali della Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno tossicodipendenze in Italia del 2019 (dati del 2018) ci dicono che tra i giovani, la Cannabis rappresenta la quota più ampia del mercato delle sostanze illecite, con numerosi casi di intossicazione, e che a questa sostanza sono legati il 12 per cento dei ricoveri droga-correlati; e ciò ci fa capire come questa sostanza non possa essere considerata innocua. Il secondo gruppo di sostanze usate dai giovani è rappresentato dalle SPICE, cannabinoidi sintetici di cui esiste un’ampia varietà con differenti composizioni chimiche, molto pericolose e difficilmente identificabili, con attività biologica dalle tre alle ventotto volte superiore alla cannabis naturale.

Ogni anno compaiono nuove sostanze psicotrope, molte di queste totalmente ignote alle autorità ed ai medici che debbono curare chi ne rimane vittima. Secondo dati del CNR, migliaia di ragazzi ogni anno assumono sostanze senza sapere che cosa siano, con un crescente numero di intossicazioni gravi delle quali non sempre si è in grado di capire la causa. In Europa, nel 2019, le Nuove Droghe psicotrope rilevate sono state 53.

Negli Stati Uniti, la mortalità per overdose è diventata la prima causa di morte accidentale, più degli incidenti stradali, mentre in Europa è aumentata del 75% tra il 2012 e il 2018.

Certamente il Covid ha ridotto lo spaccio di droga per strada, ma secondo l’European Drug Report del settembre 2020, dobbiamo aspettarci una larga immissione nel mercato di nuove droghe sintetiche e l’introduzione di modalità di vendita differenti, con maggiore coinvolgimento, purtroppo, delle nuove comunità economicamente vulnerabili.

Come ha fatto notare il British Medical Journal in un editoriale a firma di Roy Watson dell’European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction, un terzo di tutte le organizzazioni criminali in Europa è legato al mercato della droga. Si tratta di organizzazioni che sfruttano i giovani dando loro sostanze spesso preparate in laboratori fatiscenti.

Anche l’alcol, in chi ne fa abuso, ha effetti lesivi sulle cellule cerebrali e causa lesioni nelle stesse aree colpite dalle altre droghe, e cioè la corteccia orbito-frontale, l’ippocampo e l’amigdala. Spesso, tra i giovani, l’alcol non è una bevanda per socializzare ma un mezzo per sballare, bere per bere, a qualunque ora, senza limiti. Per questo si sta diffondendo la moda del “binge drinking”, cioè l’abitudine a consumare quantità eccessive di alcol (sei o più bicchieri) senza interruzione. Il binge drinking, l’abbuffata di alcol, non è solo causa di ubriachezza ma è una vera intossicazione che danneggia il cervello.

In Italia, secondo l’ISS, si inizia a bere a undici anni, contro la media europea di tredici, e il 7 per cento dei ragazzi tra quattordici e diciassette anni ammette di bere alcolici almeno una volta a settimana. Tra i ricoverati per intossicazione alcolica, i minori di quattordici anni rappresentano il 17 per cento.

Secondo l’OMS, l’alcol, se preso in eccesso, è una sostanza tossica potenzialmente cancerogena, una droga capace di dare dipendenza superiore rispetto alle droghe illegali più conosciute. E’ il terzo più importante fattore di rischio per malattia e morte prematura, dopo il fumo e l’ipertensione, più rilevante dell’ipercolesterolemia e del sovrappeso. Secondo la rivista Lancet del 2010 è la sostanza più pericolosa per sé e per gli altri.

I dati appena riportati ci danno il senso esatto dell’entità del problema. Malgrado ciò, la sensazione è che nella mente di alcuni di noi, e purtroppo anche in quella di molti dei nostri politici, si stia realizzando, in modo più o meno inconscio, un progressivo sdoganamento culturale dell’idea che una sostanza psicotropa possa essere assunta a scopo «ricreativo». Ed è anche allarmante che spesso si tenda a separare i delitti efferati, i fatti di criminalità, dal fattore droga o alcol, come se drogarsi o ubriacarsi cominci oramai a essere considerato un fatto più o meno collaterale.

Un secondo convincimento culturale, profondamento insinuato nella mente di molti giovani, consiste nel fatto che nella ricerca del divertimento debba prevalere la logica dello “sballo”. Non ci si diverte se non si sballa. E allora il problema non è più se si tratta di cannabis o di cocaina o di eroina. Si può sballare a 12 anni anche con una bottiglia di vodka, o con un mix di alcol e droga, o con le nuove droghe sintetiche di cui non si conosce la composizione ma che spappolano il fegato e stravolgono il cervello e il cuore. Questa ricerca dello sballo è talmente diffusa, anche fra i più piccoli, che possiamo definirla una vera e propria “epidemia culturale”, per la quale però non esistono antibiotici o vaccini che la curino; dobbiamo combatterla con le sue stesse armi, quelle della conoscenza e dell’informazione.

Proprio per questo la prima battaglia contro la droga dovrebbe essere combattuta nelle famiglie e nelle scuole, con attenzione ai comportamenti dubbi e con informazioni corrette.

E’ importante capire che i nostri giovani vanno preparati a una resistenza contro la criminalità organizzata, informandoli di quali possono essere le conseguenze, anche gravi, che, drogandosi o ubriacandosi rischiano di portarsi dietro per tutta la vita; diciamo loro che per una sola pasticca di qualche sostanza presa in discoteca si può anche morire; insegniamogli che non esiste una distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti, perché tutte fanno male; spieghiamogli che chi procura loro le sostanze per sballare è la criminalità organizzata.

Attenzione ed informazione, nelle famiglie e nelle scuole: sono queste le parole chiave. Attenzione a cogliere comportamenti dubbi e a dare informazioni corrette ai ragazzi. Purtroppo le attività scolastiche di prevenzione all‘uso delle droghe sono diminuite o sono assenti.

E allora cosa fare? Inizierei con un appello alla ministra Azzolina: attivi, nelle modalità che Lei riterrà migliori, delle ore di insegnamento dedicate a questo argomento, coinvolgendo l’ultimo anno della scuola primaria e i primi anni della secondaria, distribuendo materiale didattico apposito, in modo da limitare le prime tentazioni alla trasgressione e trasformare i più giovani, possibili bersagli di spacciatori senza scrupoli, in persone più consapevoli e più difese.

Con la Fondazione Atena Onlus, di cui sono presidente, e con l’aiuto del  Prof. Antonio Rebuzzi, cardiologo di grande fama, negli ultimi anni abbiamo incontrato decine di migliaia di ragazzi, in tante scuole d’Italia e all’estero, per spiegare loro gli effetti devastanti che le droghe possono avere sul cervello e sul cuore, senza moralismi, ma mettendoli di fronte a dati scientifici che mostrano fatti concreti; per cercare di far capire loro che la droga rischia di portarli in un tunnel senza uscita, che non è necessario cercare paradisi artificiali o surrogati di realtà, perché ciò che è veramente straordinario è la normalità dei doni che la vita ci offre tutti i giorni.

Ad altri competono le azioni repressive e la lotta alla criminalità che della diffusione delle droghe si nutre. Ma è anche necessario che chi legifera lo faccia attenendosi ai fatti. E i fatti, quando si parla di Scienza, non sono modificabili.

Riporto i dati pubblicati, nel 2014, da una delle più autorevoli riviste scientifiche al mondo, il New England Journal of Medicine, e ripresi nel 2018 dall’American Academy of Pediatrics: l’uso abituale di marijuana negli adolescenti provoca numerose gravi conseguenze dimostrate, tra cui riduzione della memoria, difficoltà nell’apprendimento, disturbi del coordinamento motorio, riduzione della capacità di reazione durante la guida, possibile dipendenza, aumento del rischio di disordini psichici fino alla schizofrenia, in particolare in persone fragili e con predisposizione .

Un altro fatto da tener ben presente è che il cervello dei ragazzi matura intorno ai 21 anni e che qualunque sostanza psicotropa, prima di questa età, oltre ad avere effetti deleteri di per sé, altera il normale sviluppo cerebrale e compromette la vita futura dei nostri figli.

Prof. Giulio Maira, neurochirurgo, presidente di Atena onlus

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