Domenico Rossi, Generale, già sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito
Nel conflitto in Ucraina continua sul campo di battaglia la pressione delle forze della federazione russa che ha portato nell’ultimo periodo alla conquista di taluni villaggi senza peraltro produrre significativi risultati ovvero senza incidere profondamente sulla capacità difensiva ucraina. Le ultime notizie indicano che la Russia sta radunando truppe al confine con la regione ucraina di Kharkiv e che è pertanto possibile che gli invasori si stiano preparando per “azioni d’assalto attive”, come riportato dal capo di stato maggiore ucraino della 13ma brigata operativa, Andriy Pomahaybus.
In questi ultimi giorni il Presidente russo Vladimir Putin è stato in visita nella regione di Kursk, al confine con l’Ucraina, per la prima volta da quando è iniziata l’Operazione speciale contro l’Ucraina (agenzia TASS). Una regione dove come noto si combatte da agosto 2024, da quando cioè si è registrata la prima invasione ucraina di territorio russo e che ora sembrerebbe essere stata completamente riconquistata dalle truppe russe supportate da soldati nordcoreani, nonostante continui ad essere presa di mira dai droni ucraini. Durante tale visita l’elicottero del Presidente russo Vladimir Putin sarebbe finito nell’epicentro di un attacco di droni ucraini, come riferito dal Comandante di un’unità di difesa aerea (agenzia Tass).
Nell’ultima notte il maggiore massiccio attacco russo sull’Ucraina,che ha prodotto numerosi morti e feriti: almeno 12 morti e 30 feriti ed ha colpito oltre 30 città e villaggi in tutto il Paese, causando ingenti danni, tra cui anche strutture universitarie a Kiev. Secondo quanto comunicato su Telegram, le forze russe hanno lanciato quasi 300 droni kamikaze – perlopiù Shahed – e circa 70 missili di vario tipo, inclusi missili balistici, prendendo di mira numerose regioni tra cui Kiev, Odessa, Dnipro, Kharkiv, Sumy e altre. Il Presidente Zelensky ha sottolineato come «Si tratta di attacchi deliberati contro città ordinarie,ci sono morti, anche tra i bambini” e si è appellato alla comunità internazionale, accusando il silenzio degli Stati Uniti e di altri Paesi,Ciò nella convinzione che tale silenzio possa incoraggiare l’aggressività russa.
Merita inoltre citare come l’attacco ,le modalità dello stesso e gli obiettivi scelti sia stato tale da far affermare a Keith Kellogg, l’inviato speciale di Donald Trump per l’Ucraina “l’indiscriminata uccisione di donne e bambini nella notte nelle loro case è una chiara violazione dei protocolli di pace di Ginevra del 1977 che proteggono gli innocenti. Questi attacchi sono vergognosi. Basta morti. Cessate il fuoco ora”.
Occorre peraltro considerare che la situazione attuale può anche ritenersi conseguente al fallimento del recente incontro ucraino-russo svoltosi il 16 maggio a Istanbul, che non ha inciso sulle effettive possibilità di tregua anche se ha portato allo scambio di mille prigionieri per parte.
In sostanza in termini generali si oscilla tra speranze di pace e delusioni ovvero tra possibilità di tregua e considerazioni sulla possibile effettiva e futura.
Non è un caso che il Segretario generale della NATO Rutte ,a margine di un incontro il Primo Ministro dei Paesi Bassi, Dick Schoof, abbia esortato tutti gli Alleati a investire ancora di più, anche nell’industria della difesa e in settori correlati alla difesa come infrastrutture e resilienza,mandando un messaggio preciso a tutti i Paesi che fanno parte dell’Alleanza Atlantica . «Il 2% non sarà minimamente sufficiente a raggiungere gli obiettivi di capacità che gli Alleati concorderanno presto» anche perché “ i russi si stanno riorganizzando molto più rapidamente di quanto temessimo. L’ho già detto: ora stanno producendo, in termini di munizioni, in tre mesi ciò che prima veniva prodotto in un anno da tutta l’Alleanza. E stiamo parlando solo di munizioni. La Nato ha un’economia collettiva 25 volte più grande di quella russa. Quindi, un’economia che rappresenta solo 1/25 dell’economia totale della Nato sta producendo quattro volte tanto in munizioni”. Per questo ha aggiunto Rutte “oltre alla spesa, è fondamentale sviluppare la base industriale della difesa e farla produrre molto, molto di piu’ rispetto a quanto fa ora: aumentando la produzione, creando nuove linee produttive, facendo turni extra, sfruttando al massimo gli impianti. E avviare l’innovazione è davvero cruciale”.
In sostanza, una dihiarazione che fa capire come la NATO stia effettivamente ritenendo reale la minaccia russa alla integrità territoriale europea.
D’altronde Trump ha ultimamente ammesso in una telefonata con Volodymir Zelensky, Emmanuel Macron, Friedrich Merz, Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen che Vladimir Putin non è pronto a terminare la guerra con l’Ucraina ritenendo di stare vincendo (rife Wall Street Journal, che cita tre diverse fonti). Peraltro il Presidente Trump continua a non essere in linea con l’intenzione europea di introdurre nuove sanzioni contro Mosca.
L’unica reale novità nello scenario sopra descritto è il ritorno della diplomazia vaticana ufficiale da individuare nella disponibilità a riproporre il Vaticano come sede per colloqui che portino a una effettiva tregua come terreno per dialogare.
«Si è aperto questo spiraglio per avviare dei negoziati in Vaticano ma naturalmente tutto dipende da cosa dirà il presidente Putin». Lo spiega al Messaggero il nunzio apostolico a Kiev, l’arcivescovo Visvaldas Kulbokas, che dall’inizio della guerra di aggressione russa non ha mai lasciato la sede della nunziatura. «La Santa Sede ha certamente un grande potenziale da mettere a disposizione. Dal punto di vista morale e umanitario, a cui si
aggiunge anche l’aspetto spirituale – prosegue -. Questi tre aspetti rappresentano una arma vincente». La mediazione in Vaticano potrebbe essere un terreno favorevole per tutti. «Non parlerei di mediazione dal punto di vista tecnico. Il Vaticano facilita, avvicina, aiuta al dialogo”.
A riguardo, dopo l’incontro di Istanbul il Wall Street Journal ipotizza perfino un nuovo incontro tra Russia e Ucraina proprio in Vaticano a metà giugno,in cui sarebbe presente anche una delegazione statunitense composta dal segretario di Stato e consigliere per la sicurezza nazionale ad interim Marco Rubio e dall’inviato presidenziale per l’Ucraina Keith Kellogg.
Peraltro non si può non sottolineare come il Cremlino anche su questa possibilità risulti vago se non dubbioso o contrario. Secondo l’agenzia russa Tass infatti il ministro degli esteri, Sergey Lavrov, ha dichiarato “è irrealistico lo scenario dei colloqui di pace in Vaticano” per poi aggiungere: “non sarebbe elegante che Paesi Ortodossi come l’Ucraina e la Russia trattino in una sede cattolica delle questioni relative all’eliminazione delle cause fondamentali del conflitto”.
In sintesi, ancora una fase dove la diplomazia americana , ancorchè sviluppatasi ai massimi livelli, non sembra avere raggiunto concreti risultati ,dinanzi ad una diplomazia russa apparentemente variegata, e una tregua quale primo passo verso una pace giusta e duratura sembra ben lungi dall’essere raggiunta.
D’altronde non bisogna dimenticare che i russi nel tempo si sono sempre dimostrati molto abili a cercare di portare gli interlocutori «a capire che non ha senso per loro ritardare il momento in cui dovranno cedere», come già teorizzava nelle sue memorie Andrej Gromyko, lo storico ministro sovietico considerato il padre della diplomazia di Mosca.
