Lo scippo di Capri. Sostenere il Governo sul tema della “sicurezza”!

Antonio Fuccillo, Ordinario del dipartimento di Giurisprudenza dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli

Ha molto colpito l’opinione pubblica il recente “scippo” di un orologio di lusso avvenuto qualche giorno fa a Capri nel centralissimo Corso Vittorio Emanuele, tra turisti di ogni parte del mondo, boutiques e locali alla moda.

 L’episodio ha destato stupore perché è avvenuto in una delle poche zone franche che ancora resistevano in Italia. Non si contano più, infatti, scippi, rapine, furti, borseggi sia in città che in provincia. Domina diffusamente un senso profondo di totale insicurezza. Stazioni, strade, luoghi di aggregazione sono presidiati da malviventi di ogni genere.

Il paradosso è che, per via di una certa politica, i reati contro il patrimonio sono stati di fatto depenalizzati. È ridicolo assistere ai commenti degli haters sul web che gioiscono all’avvenuto furto del Richard Mille ai danni del lord inglese, quasi che in tale modo si realizzasse una certa equità sociale oppure una forma di redistribuzione del tipo “io non lo ho, a te (meno male) lo hanno rubato”. Una specie di pietosa invidia sociale che spinge sempre più la gente verso il basso e non la stimola invece a salire i gradini della scala sociale. Il medesimo atteggiamento negativo, infatti, si registra anche verso altri beni cd di lusso, come auto sportive e barche. I sostenitori della sinistra non si rendono conto del danno economico che da ciò deriva a tutti, non solo ai malcapitati derubati.  I turisti che spendono soldi non verranno più in Italia se persino a Capri (una piccola isola di lusso) vengono derubati. Essi ignorano che per il principio dell’acceleratore economico se si comprano orologi, barche e auto di lusso si produce ricchezza, diffusa e distribuita anche con la creazione di posti di lavoro. Chi può spendere infatti non porterà più i propri soldi dove rischia furti  e rapine ma preferirà destinazioni sicure come ad esempio Dubai, ove tali reati sono quasi inesistenti.

Il problema è ben chiaro alla Lega che è stata tra le prime forze politiche a sostenere che la sicurezza è un problema reale e a proporre un primo importante intervento legislativo. È pertanto incredibile che tali interventi normativi siano stati avversati come liberticidi dalla sinistra. Basta aprire un giornale: ogni giorno la cronaca riporta episodi deprecabili. L’imprenditore rapinato a Milano dell’orologio mentre guidava in pieno giorno, la coppia in biciletta picchiata e rapinata a Forte dei Marmi, le rapine nelle ville (da ultimo a casa di Valentino Garavani), gli episodi segnalati contro i vip dello sport. L’elenco è tristemente lungo. Io stesso ho subito di recente un borseggio a Roma nella centralissima piazza Mignanelli. Quando in Questura ho sporto denuncia il funzionario di PS mi diceva rassegnato “siamo impotenti”, questi episodi sono centinaia al giorno, e sono perlopiù commessi da immigrati irregolari, sconosciuti ai sistemi informatici di controllo. Il tema si lega quindi anche a un altro grande problema verso il quale si segnala il positivo impatto del Governo in carica cioè l’immigrazione irregolare.

Riportare i valori della persona al centro della società! Nella scuola (come sta ottimamente facendo il ministro Valditara), nelle strade, nella coesione sociale, e quindi produrre più sicurezza. Matteo Salvini ne fa da sempre una bandiera della sua politica come si fa dunque a non condividere questa battaglia?

Non vogliamo essere liberi di passeggiare, di andare in vacanza senza avere la paura di essere derubati, rapinati o peggio?

Non vogliamo forse sentirci tranquilli tra le mura domestiche o nei luoghi di lavoro e sui mezzi di trasporto?

La proliferazione di questi reati genera un forte allarme sociale, ecco perché bisogna sostenere le forze politiche nell’affrontare tale grave emergenza.

Nell’intervista su Il Sole24 ore (21 giugno) il vicepremier Salvini ha ribadito la necessità di intervenire anche con ulteriori provvedimenti come, ad esempio, la video sorveglianza nelle città, meno privacy certamente ma più sicurezza. È infatti possibile contemperare entrambi i valori costituzionali in gioco.

Lo scippo dell’orologio al politico inglese a Capri, peraltro, non danneggia solo il derubato, ma tutto il sistema Italia, il nostro turismo, la nostra immagine nel mondo, con danni irreparabili per la nostra economia. Sosteniamo dunque il Governo della Repubblica nel passaggio dalla “insicurezza” alla “sicurezza”.

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