Antonio Fuccillo, Professore Ordinario di Diritto Ecclesiastico ed Interculturale all’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”
Con la Lettera apostolica in forma di motu proprio Coniuncta cura sulle attività di investimento finanziario della Santa Sede del 29 settembre 2025, papa Leone XIV affronta il delicato tema delle finanze vaticane e della loro gestione. Essa si pone in importante continuità anche con la stipula della Convenzione monetaria stipulata tra lo Stato Città del Vaticano e l’Unione Europea che ha comportato, con l’adozione dell’euro, la necessità di applicare alle finanze vaticane tutta una serie di accordi legati alla trasparenza finanziaria e al contrasto al riciclaggio. A tel proposito è stata creata l’ASIF che, seppure formalmemte legata alla Santa Sede, di fatto svolge una importante opera di controllo su tutti i flussi finanziari legati anche al piccolo Stato.
Già durante il pontificato di Benedetto XVI il sistema finanziario vaticano è stato infatti improntato ad un regime di trasparenza. In più occasioni è intervenuto anche papa Francesco per migliorare l’organizzazione dell’amministrazione, dei controlli e della vigilanza di queste attività. Ponendo come obiettivo la tutela dei diritti fondamentali della persona umana al fine di «realizzare un nuovo ordine economico-produttivo, socialmente responsabile e a misura d’uomo» (Lett. ap., Evangelii gaudium, 2013, n. 58), il pontefice emerito ha riformato le norme in materia di trasparenza, vigilanza ed informazione finanziaria, il sistema di prevenzione e di contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, l’attività di vigilanza e di regolamentazione degli enti che svolgono professionalmente un’attività di natura finanziaria (legge n. XVIII del 2013).
Leone XIV compie un ulteriore passo. Il pontefice impone una ricerca degli strumenti finanziari più idonei ed elimina l’esclusiva della banca vaticana come unico referente per l’amministrazione del patrimonio della Santa Sede. Si apre cioè alla concorrenza tra servizi bancari e finanziari per la gestione delle risorse della Chiesa universale.
Nato nel 1942 sotto il pontificato di Pio XII, l’Istituto per le Opere di Religione (IOR) fin dalla sua costituzione ha ricevuto critiche per le modalità operative finalizzate ad interessi speculativi. I giornali scandalistici hanno contributo a dipingere l’Istituto come luogo in cui si perpetra il male affare, gli scandali e si nascondono danari malavitosi. Nel 1990 Giovanni Paolo II ha approvato lo Statuto affidando allo IOR il compito di “provvedere alla custodia e all’amministrazione di beni mobili ed immobili trasferiti od affidati all’Istituto medesimo da persone fisiche o giuridiche e destinati ad opere di religione o di carità”. Le vicende giudiziarie legate alla mala gestio hanno indotto papa Francesco ad istituire nel 2013 una Commissione per conoscere in modo più approfondito la posizione giuridica dell’Istituto ed armonizzare le finalità dello stesso alla missione universale della Sede Apostolica. I controlli effettuati hanno consentito allo IOR di operare in un regime di massima trasparenza, tant’è che nel 2022 Francesco ha sancito la competenza esclusiva dell’Istituto in materia di gestione del patrimonio della Santa Sede e degli uffici ed enti ad essa collegati. Le modifiche dello Statuto intervenute nel 2023 hanno confermato la natura e le finalità dell’Istituto. Si sono peraltro registrate nel tempo varie crisi finanziarie tra il Vaticano e l’Unione europea. La più rilevante fu quella dei cd. “bancomat vaticani” che impediva il funzionamento dei pos nei territori pontifici.
Con il motu proprio di Leone XIV si chiude l’epoca degli “onnipotenti banchieri di Dio”, come ha affermato Giacomo Galeazzi su La stampa. Le attività di investimento finanziario della Santa Sede possono dunque essere definite mediante il ricorso a “intermediari finanziari stabiliti in altri Stati”, come stabilisce il n. 3 della Lettera apostolica. La nuova definizione delle competenze risponde al principio di corresponsabilità che è tra i cardini del servizio della Curia romana e che formalizza una collaborazione tra lo IOR e l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA). Ogni attività di investimento finanziario della Santa Sede deve essere conforme, inoltre, alle disposizioni stabilite dal Comitato per gli investimenti.
La riforma di Leone XIV dà continuità alla strada intrapresa dai più recenti pontificati ed è diretta verso una totale trasparenza economico-finanziaria della Santa Sede.
D’altra parte quest’ultima è ancillare all’immagine di una Chiesa vicina alla gente, in uscita come avrebbe detto Francesco e come, anche se in altro modo, l’operato di Leone.
