Quali prospettive dopo l’attacco Usa al Venezuela e la cattura di Maduro?

Domenico Rossi, Generale, già capo di stato maggiore dell’esercito

Il 3 dicembre verso le due di mattina una forza militare americana ha attaccato vari punti del Venezuela ed in particolare la Capitale Caracas, catturando il Presidente Nicolás Maduro e la Moglie Cilia Flores, successivamente trasportati a bordo della nave Iwo Jima con destinazione New York.

Maduro sarà incriminato secondo quanto affermato dalla Ministra della Giustizia americana con accuse di cospirazione per narcotraffico e terrorismo, cospirazione per l’importazione di cocaina, possesso di mitragliatrici e ordigni esplosivi contro gli Usa.

Si è trattato di un attacco da tempo pianificato che ha raggiunto in pieno l’obiettivo , grazie soprattutto ad un grande lavoro preventivo da parte dell’intelligence. L’operazione ha visto impegnati centinaia di aerei che hanno creato un corridoio di protezione per gli elicotteri ( MH-47 Chinooks ) che trasportavano unità anti-terrorismo e per le missioni speciali della Delta Force.L’azione a terra è stata molto rapida ed è stata caratterizzata anche da un cyber attack che ha portato ad un blackout molto consistente della illuminazione. Maduro è stato sorpreso nel sonno.

L’attacco e l’arresto del presidente venezuelano possono essere considerati la fase conclusiva di vari mesi di accuse reciproche.

Gia’ a Settembre infatti il Venezuela aveva accusato gli Stati Uniti di preparare un’invasione mentre gli Stati Uniti sostenevano che l’ampio spiegamento navale nei Caraibi, era unicamente finalizzato ad operazioni contro i cartelli della droga e per la sicurezza marittima.

Ad una prima distruzione di una imbarcazione di presunti narcotrafficanti sono poi seguite una serie di operazioni militari nel Caraibi e nel Pacifico orientale con l’uccisione di più di un centinaio di persone. Per questo Maduro aveva accusato Washington di “condurre una politica imperialista” mentre il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva definito Maduro “criminale” e “capo del cartello dei narcos”, sulla cui testa d’altronde la Cia aveva già messo da tempo una taglia da 50 milioni di dollari.

Dicembre è il mese focale della crisi anche perché il presidente Trump dà a Maduro tempo fino al 5 dicembre per lasciare il Paese. A Capodanno Maduro in un’intervista sulla tv di stato si dichiara pronto a negoziare su molti aspetti , dalla lotta al narcotraffico a favorire gli americani nello sfruttamento dei giacimenti petroliferi, anche se evidenzia che quello che vogliono effettivamente gli USA è solo un cambio di regime per favorire lo sfruttamento del petrolio. Le connesse richieste di immunità e denaro non vengono accettate.

Da qui il blitz e la cattura, a seguito della quale in Venezuela è stato applicato l’articolo 233 della Costituzione che dispone che in “assenza assoluta” del Presidente, la vicepresidente esecutiva, in questo caso Delcy Rodriguez, assuma il potere e dovrebbe indire elezioni entro 30 giorni. Ciò anche se l’opposizione venezuelana sostiene che il legittimo presidente sia il politico Edmundo Gonzalez,in esilio in spagna, a suo tempo riconosciuto come tale sia dall’Unione Europea sia dagli USA . Gonzales è sostenuto dalla vincitrice del Premio Nobel per la Pace, l’attivista democratica María Corina Machado.

Sulla operazione alle 17 circa del 3 dicembre si è svolta una specifica Conferenza stampa del Presidente Trump.

Il Presidente dopo avere elogiato le proprie Forze Armate e la connessa potenza militare americana ha evidenziato proprio il fatto che Maduro abbia cercato di negoziare alla fine, ma – ha sottolineato Trump – “ho detto no” , e si è soffermato su tre aspetti principali : la legittimità dell’intervento, la futura governance venezuelana, gli interessi americani sul petrolio venezuelano.

Per quanto riguarda la legittimità dell’operazione il Presidente Trump ha citato la Dottrina Monroe per giustificare l’attacco, sostenendo che era stata dimenticata ma che ora è stata aggiornata ed ha mandato segnali ben precisi ad altri Paesi avvertendo che il presidente della Colombia dovrebbe “guardarsi il didietro. Produce cocaina, la manda negli Stati Uniti, quindi stia attento a non farsi beccare” ed evidenziando su Cuba: “È un Paese che sta fallendo e noi vogliamo aiutare la popolazione cubana. È qualcosa di cui finiremo a parlare”.

Sul futuro della governance venezuelana Trump ha precisato che “Gestiremo il Paese in attesa di una transizione sicura” aggiungendo “Stiamo valutando le opzioni di leadership per il Venezuela”,fermo restando che il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato di avere parlato con la vicepresidente del Venezuela Delcy Rodriguez e che la stessa si sarebbe detta pronta a fare il necessario per aiutare. Poi, riferendosi alla leader dell’opposizione venezuelana che ha vinto il Nobel per la pace, ha aggiunto: “Valuteremo se per Maria Corina Machado sarà possibile guidare il Paese, al momento hanno un vicepresidente”. Trump ha detto di non aver avuto contatti ma ha aggiunto che “sarebbe dura” per lei guidare il Venezuela perché “non ha il sostegno o il rispetto all’interno del Paese”.

Il Presidente ha anche indicato che gli Usa saranno “fortemente coinvolti nell’industria petrolifera del Venezuela” ed ha confermato che le compagnie petrolifere americane si insedieranno in Venezuela e che l’embargo su tutto il petrolio venezuelano rimane pienamente in vigore.

Chiaramente l’Operazione è stata subito oggetto di commenti e giudizi in tutto il Mondo.

La presidente della Commissione Ue ha unicamente dichiarato : “Siamo al fianco del popolo venezuelano e sosteniamo una transizione pacifica e democratica . Qualsiasi soluzione deve rispettare il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite. Insieme all’Alta rappresentante Kaja Kallas e in coordinamento con gli Stati membri dell’Ue, ci assicuriamo che i cittadini dell’Ue nel Paese possano contare sul nostro pieno sostegno”.

Il Ministro degli Esteri francese ha invece esplicitamente dichiarato che “L’operazione militare che ha portato alla cattura viola il principio di non uso della forza, che è alla base del diritto internazionale” aggiungendo “La Francia ribadisce che nessuna soluzione politica duratura può essere imposta dall’esterno e che solo i popoli sovrani decidono del loro futuro”.

Pù criptico il ministero degli Esteri tedesco che ha detto di seguire “con grande preoccupazione” la situazione in Venezuela, “che viene monitorata costantemente” e che è “in parte ancora poco chiara“. La Spagna si è invece offerta come mediatrice per la fase di transizione-

Il segretario generale dell’Onu Guterres parla di una violazione del diritto internazionale che rischia di diventare un “precedente pericoloso”

Esplicita la reazione della Russia “Questa mattina gli Stati Uniti hanno commesso un atto di aggressione armata contro il Venezuela. Questo suscita profonda preoccupazione e condanna” ovvero “un’inaccettabile violazione della sovranità di uno Stato indipendente, il cui rispetto è un principio fondamentale del diritto internazionale”. Una posizione incredibile ove si consideri l’aggressione in atto ai danni dell’Ucraina.

Stessi toni nelle dichiarazioni cinesi e in quelle iraniane.Duro anche il presidente della Colombia Gustavo Petro,che ha annunciato di aver schierato l’esercito lungo il confine con il Venezuela,così come il presidente brasiliano che in un post su X ha scritto “Questi atti rappresentano una gravissima violazione della sovranità della Venezuela e del diritto internazionale………. primo passo verso un mondo di violenza, caos e instabilità, dove la legge del più forte prevale sul multilateralismo”.

Per contro il Presidente Argentino ha celebrato la notizia con un post su X assolutamente indicativo : “Viva la Libertà”

Su quanto successo in Venezuela il Governo Italiano si è espresso con una nota ufficiale “coerentemente con la storica posizione dell’Italia, il governo reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico”.
Per un giudizio su quanto accaduto occorre innanzi tutto considerare che Nicolás Maduro era un vero dittatore che ha esercitato il potere con violenza, disprezzo dei diritti umani, dedito a traffici illeciti con stretti legami con i peggiori regimi autoritari del pianeta. In sostanza un naturale avversario della comunità occidentale,che ha causato con la sua gestione e la connessa crisi economica l’abbandono di ben 8 milioni di Venezuelani dal loro Paese. Da ciò le entusiastiche manifestazioni odierne degli esuli in varie parti del mondo.

Ciò non toglie che l’Operazione condotta per catturarlo lasci perplessi sotto il profilo del rispetto del diritto internazionale anche per aver creato un pericoloso precedente, fermo restando che in effetti il narcotraffico condotto da un’altra entità statuale può effettivamente essere considerata una delle azioni da ricondurre alla guerra ibrida.

Ora l’attesa non può che riguardare il futuro libero e democratico del Venezuela che può essere positivo se si considera che il Paese dispone del 18 per cento delle riserve mondiali di petrolio, di cui gli Stati Uniti non hanno più bisogno. Il controllo di questo flusso energetico sarà però importante perché può condizionare i rapporti degli USA con la Cina che al momento è il principale importatore con circa 600 mila barili di greggio al giorno.