Chi ha paura della riforma della Giustizia?

Severino Nappi, Ordinario di Diritto del lavoro Università Pegaso

Facciamo subito chiarezza: la riforma non interviene sul primo comma dell’articolo 104 Cost. che garantisce l’indipendenza e l’autonomia della magistratura. Una delle tante fake news che purtroppo si leggono in questo periodo. Ma andiamo al merito delle questioni. La separazione delle carriere ha la funzione di metter fine ad un sistema di condizionamenti legati alla logica della colleganza che non si attenua certo perchè sono pochi i casi di alternanza delle funzioni fra magistrati. Come si vuole provare a nascondere che questo modello finalmente attua una norma costituzionale (art. 111, co. 2) spesso dimenticata: il processo si deve svolgere tra parti uguali davanti al giudice terzo. Quanto all’introduzione di 2 Csm (uno per i magistrati giudicanti, l’altro per gli inquirenti) e al sorteggio dei componenti, le critiche sono davvero espressione di ipocrisia e mezze verità. La scelta elettiva, voluta dai Padri costituenti, nasceva per individuare la provenienza dei singoli consiglieri e impedire pericolose forme di ingerenze politiche esterne. Quel meccanismo di difesa dell’autonomia si è tramutato, nel tempo, in un sistema in cui l’attacco all’indipendenza del giudice nasce direttamente dall’interno attraverso l’azione delle correnti dell’Anm. Il caso Palamara – e sfido chiunque a dire che le cose siano cambiate – ha raccontato al Paese come funziona: gruppi di potere, con l’elezione dei loro esponenti, controllano carriere e nomine e spesso se le spartiscono. Il sorteggio dei componenti dei 2 Csm, dunque, è una garanzia di trasparenza che non intacca la qualità: un magistrato che decide della libertà, saprà pure scegliere anche chi deve ricoprire un incarico direttivo? Diverso il caso dei membri non togati. Il sorteggio di secondo livello fra figure selezionate proporzionalmente dal Parlamento (non dal Governo), è necessario perché in Italia sono 150.000 professori universitari e avvocati cassazionisti fra i quali scegliere. Troppi per un sorteggio diretto. Infine, l’Alta Corte disciplinare. In Italia, tra il 2017 e il 2025, 6.485 persone sono state risarcite per ingiusta detenzione, con risarcimenti pari a 280 milioni di euro. Quanti magistrati sono stati sanzionati per il danno? Appena 10, con 9 censure e un trasferimento. Numeri che rendono plasticamente il peso di una tutela corporativa eccessiva e indebita. Ecco perchè è un dovere contrastare, con la forza della verità, l’ennesima campagna di disinformazione. Lo ribadiremo alla conferenza stampa di presentazione delle iniziative dell’Associazione “Lettera 150”, guidata dal ministro Giuseppe Valditara, che si terrà mercoledì 4 febbraio alle 11:30, a Montecitorio, cui interverrà il vicepremier Matteo Salvini. Illustreremo le ragioni di una scelta di civiltà che impone di votare “sì” al referendum del 22 e 23 marzo. Questa riforma è un fondamentale passo per garantire al cittadino, insieme alla “sostanza”, la percezione e la fiducia di poter contare su una giustizia giusta.
(Da “Il Mattino”, mercoledì 4 febbraio 2026)