I valori di Olimpia. Riflessioni sui Giochi di Milano-Cortina

Adriano Fabris, Ordinario di filosofia Morale all’Università di Pisa

Tutte le Olimpiadi, anche quelle invernali di Milano-Cortina che stiamo per inaugurare, sono un’occasione per celebrare specifici valori. Si tratta di valori che trovano in questi eventi una loro realizzazione emblematica e che caratterizzano il vero spirito olimpico. Nel tempo però, alcuni di essi, che nel passato avevano giocato un ruolo importante, si sono appannati o, addirittura, sono stati abbandonati. Altri, al contrario, resistono. Voglio qui fare alcuni esempi in proposito: concernenti sia valori fatti cadere, sia principî ancora ben rappresentati.

Del primo di essi ha parlato recentemente il Presidente della Repubblica. Mattarella ha detto che lo sport, soprattutto quello olimpico, è, o dovrebbe essere, un’occasione di veri “incontri di pace”. Il mondo dello sport, infatti, non può essere quello in cui “prevalgono barriere e incomunicabilità. Si contrappone alla violenza che, da chiunque praticata, genera altra violenza, calpesta la dignità umana, opprime i popoli e ne fa arretrare la qualità di vita”. E dunque le Olimpiadi dovrebbero dare la possibilità di una tregua nei conflitti. Purtroppo, però, ciò non sta avvenendo. L’esperienza olimpica resta comunque un modello di convivenza: quello in cui l’agire secondo regole condivise prende il sopravvento su ogni prevaricazione.

Il secondo valore, progressivamente lasciato cadere, riguarda poi il passaggio negli sport olimpici dal dilettantismo al professionismo. Secondo De Coubertin solo atleti non pagati potevano partecipare alle Olimpiadi. Ma dagli anni Ottanta del secolo scorso l’apertura ai professionisti fu totale. E ciò risulta comprensibile, per ragioni sia di spettacolo che di garanzia di prestazioni eccellenti. Ma in tal modo la gratuità del gesto atletico viene a cadere. Chi si dedica a uno sport finisce per farlo non solo per passione, ma anche, o magari soprattutto, per denaro. Ecco allora che la squalifica di Zeno Colò per il fatto di avere indossato alle Olimpiadi invernali del 1954-55 un capo sponsorizzato, oggi suona del tutto incomprensibile.

Questi sono due esempi di abbandono dello spirito olimpico originario. Di altri valori, invece, le Olimpiadi sono ancora testimonianza viva ed efficace. Mi riferisco al fatto che, soprattutto, le prestazioni ottenute sono frutto di sacrifici costanti e continui, volti a sfidare i propri limiti, e all’idea che tali prestazioni, attraverso una relazione competitiva, portano a premiare il merito degli atleti.

Colpisce, nel primo caso, la storia di Federica Brignone. Nonostante il grave infortunio subito, questa sciatrice ha fatto di tutto per essere presente a Milano-Cortina, dando prova di grande motivazione e volontà. Ma è solo un esempio. Tutti gli atleti, in realtà, devono fare i conti con quello che sono e con quello che possono diventare. La gara è anzitutto con se stessi. E per vincerla ci vuole un allenamento costante, lento e paziente. Ogni scorciatoia è esclusa: ecco perché il doping è proibito.

Ma questa gara con se stessi s’inserisce in una cornice più ampia. L’Olimpiade è il luogo di una competizione che mette a confronto, secondo regole chiare e condivise, le capacità dei vari atleti. Il risultato di questa competizione, e il premio che ne deriva, è il riconoscimento del loro merito. Intendiamoci. Ciò non vuol dire misconoscere la dignità di ciascun partecipante e gli sforzi che ciascuno fa, sulla base di quanto è in grado di fare. Significa al contrario valorizzare, nel quadro di questa dignità, il talento di ciascuno. Perciò non ha senso dire che chi è arrivato quarto, o quinto, o sesto ha anche lui diritto a una medaglia. Ha fatto del suo meglio, certamente. Ma altri sono stati migliori.

Insomma, le Olimpiadi che ci apprestiamo a celebrare sono un esempio di come potrebbero essere modellate le nostre vite. Potrebbero esserlo nella pace costruita da regole condivise, nella gratuità di gesti belli, nello sforzo di andare oltre i limiti che ciascuno ha, nella competizione che riconosce insieme la dignità e il merito di ciascuno. Terniamone magari conto quando assisteremo agli eventi di Milano-Cortina.