Laura Sara Agrati, PO di Didattica e Pedagogia Speciale all’Unipegaso
Presso una scuola nella provincia bergamasca, in circostanze in via di accertamento, uno studente di 13 anni ha aggredito un’insegnante che per le gravi ferite è stata trasportata in codice rosso in ospedale. È l’ultimo grave episodio di aggressione e violenza di studenti nei confronti del corpo docente.
A Bolzano, nel febbraio 2025, due studenti minorenni di un istituto tecnico, infastiditi dal rimprovero dell’insegnante che li invitava a fare meno chiasso, lo hanno minacciato puntandogli un punteruolo al volto durante il cambio dell’ora. Le cronache riferiscono che l’insegnante è riuscito a mantenere la calma, riuscendo a convincere i due ragazzi a posare l’oggetto. Nei loro confronti è scattata la sospensione di 14 giorni, che prevede lo svolgimento di attività di volontariato, oltre che la denuncia da parte dell’insegnante. A Varese, nel febbraio 2024, uno studente di 17 anni di un Istituto professionale, per motivi mai chiariti, ha accoltellato alla schiena un’educatrice. Per il ragazzo, accusato di tentato omicidio e porto abusivo d’arma, è stata disposta la misura cautelare in carcere e, successivamente, un percorso di recupero presso una comunità. Ad Abbiategrasso, nel maggio 2023, uno studente di 16 anni di un Istituto Tecnico, ha aggredito alle spalle con un pugnale l’insegnante di italiano che passava tra i banchi, si presume per delle note di condotta da lei ricevute e per le quali erano stati informati i genitori. Sempre le cronache riferiscono che lo studente avesse anche minacciato i compagni con una pistola a gas.
L’aggressione e la violenza scolastica subita dai docenti hanno effetti negativi sulla salute e sulla permanenza in servizio del personale scolastico, nonché sul rendimento e sullo sviluppo degli studenti (McMahon et al., 2024; Logobardi et al., 2019). Si tratta di episodi che colpiscono i singoli e l’intera comunità scolastica, che suscitano preoccupazione per la sicurezza nelle scuole e domande sulla gestione delle dinamiche disciplinari e degli interventi correttivi; sono espressione del fenomeno più ampio e articolato della violenza scolastica – bullismo e cyberbullismo, condotta aggressiva tra studenti e da parte dei genitori – che va inquadrato sul piano generale quanto specifico.
Uno studio nazionale condotto dall’American Psychological Association (APA) Task Force on Violence Against Educators and School Personnel su un vasto campione diversificato di docenti e studenti nel periodo pre, in e post COVID ha invitato gli analisti ad inserire gli episodi all’interno di modelli ecologici più ampi – che considerino fattori co-occorrenti (quali i modelli genitoriali, il clima scolastico e le misure e le prassi degli interventi) ed evitino semplificazioni eccessive, come focalizzare l’attenzione solo sulla diade docente-studente – e ad investire nella formazione dei docenti sulle dinamiche socio-emotive, sulle competenze relazionali, considerando le complesse richieste, specie la fascia adolescenziale e dopo la pandemia (De France et al., 2022), poste in fatto di salute mentale
Le “Linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del Bullismo e del Cyberbullismo” del 2021 (v. legge 71/2017) delineano una strategia che punta sull’alleanza educativa tra scuola, famiglia e altre agenzie educative extra scolastiche, sulla formazione rivolta, oltre che ai docenti e agli alunni, ai genitori “quali protagonisti, a diversi livelli, di un piano educativo di prevenzione” e definiscono azioni di prevenzione – primaria (sensibilizzazione e responsabilizzazione diffusa tra studenti e nelle famiglie), secondaria (vicinanza e ascolto dei segnali di disagio già noti e di intercettazione precoce delle difficoltà che coinvolga servizi e famiglie), terziaria (trattamento dei casi acuti con raccolta della segnalazione, approfondimento e gestione del caso, monitoraggio della situazione). Prevedono anche la formalizzazione di protocolli di intervento e la costituzione di team antibullismo o per l’emergenza, che coinvolgono diverse professionalità presenti all’interno della scuola (psicologo, pedagogista, operatori socio-sanitari) o, tramite reti di scopo, altre agenzie educative e di tutela dei minori, delle forze dell’ordine, dei servizi sanitari, delle strutture educative.
La più recente legge 70/2024 ha dato disposizioni più concrete di prevenzione e contrasto:
- alle Regioni di attivare, presso le istituzioni scolastiche, un servizio di assistenza psicologica per favorire lo sviluppo e la formazione degli studenti e prevenire situazioni di disagio, anche attraverso il coinvolgimento delle famiglie;
- ad ogni istituzione scolastica di dotarsi di un codice interno di prevenzione – che prevede la tempestiva informazione dei genitori da parte del dirigente scolastico a conoscenze di specifici atti nonché la possibilità di rivolgersi alle autorità compenti nei casi di condotte reiterate – e di istituire un tavolo permanente di monitoraggio, composto da rappresentanti degli studenti, degli insegnanti, delle famiglie ed esperti di settore;
- ai Tribunali per i minorenni di disporre lo svolgimento di progetti di intervento educativo con finalità rieducativa e riparativa sotto la direzione e il controllo dei servizi sociali.
Attraverso il sistema strutturato di rilevazione degli episodi di violenza scolastica, avviato piattaforma ELISA nel 2021 e integrato nel 2023 anche con i dati relativi alle aggressioni al personale scolastico, è possibile oggi avere una stima longitudinale, al di là delle impressioni. Il 2025 ha visto un significativo calo dei casi di violenza nei confronti del personale scolastico: n. 71 nell’A.S. 2023/24, 51 nel 2024/25; 4 aggressioni da settembre a oggi, 21 nello stesso periodo dell’anno scolastico 2024/2025, 19 dell’anno scolastico 2023/2024.
Riguardo la violenza tra pari, dalla sintesi dei dati del monitoraggio emerge un divario significativo tra quanto riportato da studenti e studentesse e ciò che è percepito dai docenti. Nel confronto tra i dati 2021-2025, nelle risposte degli studenti emerge un trend in leggero aumento degli episodi di vittimizzazione, occasionale (da 19,4% a 22,9%) e soprattutto sistematica (da 2,9% a 5,4%), mentre episodi di bullismo, cyberbullismo e cybervittimizzazione di tipo sistematico si confermano stabili (introno al 2,8%). La percezione, invece, degli insegnanti si attesta in modo stabile intorno al 5,8%, al di là della tipologia di episodio: segno, probabile, del fatto che i docenti vengono a conoscenza soprattutto dei casi di gravità maggiore ed esprimono una sottostima del fenomeno.
Il monitoraggio mette in rilievo, al contempo, l’impegno complessivo delle scuole sul fronte della prevenzione e del contrasto al fenomeno attraverso il progressivo adeguamento agli indirizzi della legge 71 e alle disposizioni della legge 70, confermato dal 90% dei docenti che percepisce l’ambiente scolastico sicuro e con regolamentazioni chiare. Percentuale che scende al 75% tra gli studenti.
In sintesi: l’Italia ha a disposizione un quadro normativo chiaro e delle procedure potenzialmente complete sul contrasto al fenomeno di violenza scolastica, che prevede monitoraggio degli episodi, adozione di protocolli interni, collaborazione tra istituzioni e agenzie educative, in linea per altro con i modelli di intervento multilivello e di sistema, suggeriti della ricerca. Lo mettono in pratica i dirigenti scolastici che hanno attivato i protocolli, i membri dei team appositamente nominati, i docenti che intervengono in diversi modi – mediando la relazione tra bullo e vittima, discutendo nel gruppo in classe, fornendo supporto alla vittima e/o applicando metodi disciplinari nei confronti di chi sbaglia.
Restano da consolidare i presìdi e gli interventi di prevenzione e contrasto laddove attivati, mettendo a sistema le modalità di condivisione e collaborazione tra scuola e famiglia e tra scuola e istituzioni. Soprattutto, diventa sempre più importante scegliere modalità e contenuti comunicativi rivolti a studenti e studentesse, così da favorire la condivisone del proprio mondo, da accrescere la fiducia nella scuola come contesto capace di promuovere convivenza e rispetto tra le persone, garantire maggiore partecipazione della comunità scolastica.
