Anna Maria De Luca
Nato nel 2020, l’Italian Scientists Association riunisce i migliori scienziati italiani con l’obiettivo di porre la scienza come guida per le decisioni politiche e istituzionali.
Nel 2020 il professor Vito D’Andrea, insieme ai Presidenti dell’A.N.V.U.R. (Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca), fondò ISA.
Il Manifesto ISA, consegnato al Presidente Giorgia Meloni il 5 aprile 2024 a Palazzo Wedekind, si ispira a un precedente storico illustre: il Manifesto Russell-Einstein, presentato a Londra il 9 luglio 1955, con cui undici scienziati di fama mondiale – tra cui Albert Einstein, che lo firmò poco prima di morire – lanciarono un appello ai governi affinché rinunciassero alle armi nucleari. Da quell’iniziativa nacquero le Pugwash Conferences on Science and World Affairs, premiate con il Nobel per la Pace nel 1995, che riuscirono a coinvolgere anche gli scienziati cinesi e russi, superando le divisioni della Guerra Fredda.
Sullo sfondo c’è anche la figura di Robert Oppenheimer, direttore del Progetto Manhattan, il più grande e costoso programma di ricerca scientifica della storia, purtroppo finalizzato alla costruzione della bomba atomica. Oppenheimer si pentì pubblicamente di quel contributo e divenne pacifista; nel 1963, pochi mesi prima di essere assassinato a Dallas, il Presidente John Fitzgerald Kennedy gli conferì l’Enrico Fermi Award.
Se il Manifesto di Einstein e Russell parlava ai potenti della Terra per scongiurare una guerra nucleare, il Manifesto ISA ha un obiettivo diverso ma ugualmente urgente: parlare al Governo e alle Istituzioni italiane per indicare la rotta giusta nell’interesse del popolo. Al centro c’è una preoccupazione concreta: mentre le generazioni precedenti potevano ragionevolmente sperare di vivere meglio dei propri genitori, le nuove generazioni questa speranza rischiano di non averla più. Restituirgliela richiede analisi, conoscenza e un’alleanza profonda tra Politica e Scienza.
Che forma ha ISA?
E’ un’asssociazione di scienziati senza fini di lucro né scopi politici o sindacali, con l’obiettivo di promuovere l’avanzamento e la diffusione della conoscenza e l’integrità della ricerca, favorendo gli scambi culturali e scientifici in Italia e all’estero, nel pieno rispetto della dignità della persona e dei diritti umani fondamentali e inalienabili, senza distinzione di luogo, razza o genere.
Attualmente ISA conta più di 700 Soci Ordinari – circa il 14% dei 5.000 aventi diritto (l’elenco completo è pubblicato sul sito ufficiale isa2020.eu). Il Presidente di I.S.A. è il Prof. Antonio Felice Uricchio, Presidente di A.N.V.U.R., il Presidente Onorario è il Prof. Mario Renato Capecchi, Premio Nobel per la Medicina, a dimostrare come ISA si collochi nell’orizzonte internazionale della ricerca. L’associazione riunisce due categorie di eccellenza: i professori ordinari che superano le soglie previste per la commissione dell’abilitazione scientifica nazionale e i Top Italian Scientists del miglior 2% della graduatoria mondiale stilata dal Prof. Ioannides della Stanford University (U.S.A.). Un requisito di accesso che parla chiaro: ISA non è un club aperto a chiunque voglia definirsi scienziato, ma una comunità fondata sul riconoscimento oggettivo della qualità e dell’impatto della ricerca.
Chi può entrare in ISA?
I professori ordinari, di tutti i settori scientifico-disciplinari, sorteggiabili nelle
commissioni per l’abilitazione scientifica nazionale, i quali hanno autorizzato la pubblicazione del proprio “curriculum vitae” sul sito web del Ministero dell’Università e della Ricerca; i professori ordinari in quiescenza i quali dimostrino di superare le soglie necessarie per risultare sorteggiabili relative al proprio settore scientifico-disciplinare; i professori associati i quali abbiano conseguito l’abilitazione scientifica nazionale per la prima fascia, i professori Italiani di Università di altri Paesi, i ricercatori o docenti di Università Italiane e i ricercatori Italiani di enti di ricerca italiani o stranieri, i quali dimostrino di possedere i requisiti stabiliti dall’ISA, vale a dire stare nel miglior 2% della graduatoria mondiale stilata dal Prof. Ioannides della Stanford University (U.S.A.).
Chi è Vito D’Andrea
Il Prof. Vito D’Andrea, fondatore e ideatore di ISA, è Professore Ordinario di Chirurgia Generale presso il Dipartimento di Chirurgia della Sapienza Università di Roma, di cui è Decano dei Professori Ordinari di Chirurgia Generale e Fondatore del Dipartimento.
Ha inventato il primo Bioclimatizzatore per il trasporto degli organi da trapianto terapeutico (Brevetto n.228312 concesso il 18.02.1998 dal Ministero dell’Industria). Ha inventato la pinza chirurgica elettro-ottica per riconoscere i tessuti anatomici (Brevetto n. 57778 concesso il 07.02.2018 dal Ministero dello Sviluppo Economico). Ha inventato il “dispositivo chirurgico sensorizzato” (domanda di brevetto europeo pubblicata il 12.03.2025 con il numero EP4520257). E’ diventato il quarto Clinico Chirurgo del mondo, dopo Anderson, Cushing e Paget, ad avere dato il proprio nome alla malattia che ha scoperto, l’Angiomegalia o malattia di D’Andrea (D’Andrea’s Disease, J.B.R.H.A., 31(2):473-479, 2017).
Nel panorama scientifico italiano e internazionale, D’Andrea è socio onorario della Società Italiana di Biologia Sperimentale (S.I.B.S.) e Presidente della Società Italiana di Ricerche in Chirurgia (S.I.R.C.). All’interno di ISA ricopre il ruolo di Segretario Generale. È stato insignito dal Presidente della Repubblica Italiana della Medaglia d’Oro al Merito della Sanità Pubblica. Una carriera che unisce rigore clinico, produzione scientifica di eccellenza e visione istituzionale: qualità che lo hanno portato a concepire ISA come strumento concreto per avvicinare la comunità scientifica italiana alle sedi dove si prendono le decisioni che contano.
La missione dell’Associazione è chiara e ambiziosa: elaborare proposte affinché la Scienza illumini la Politica. Un impegno concreto, documentato anche attraverso iniziative pubbliche accessibili a tutti (youtube.com/watch?v=boQK8YgEz1E).
Il Manifesto della Scienza, sei pilastri al sostegno del Paese
La prima grande raccolta di proposte di ISA è stata pubblicata a giugno 2025 con il titolo “Manifesto ISA. La scienza al centro dello Stato” ed è stata presentata ufficialmente mercoledì 17 settembre 2025 presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. Il documento è una sintesi multidisciplinare elaborata dai soci che individua sei aree strategiche su cui orientare l’azione politica e istituzionale del Paese.
Il primo pilastro riguarda la salute. ISA propone di rafforzare l’integrazione tra servizi assistenziali e sociosanitari, puntando su un modello che metta al centro non solo la cura, ma soprattutto la prevenzione. L’associazione segnala con preoccupazione il persistente aumento delle malattie cardiovascolari e neoplastiche in Europa, ricordando che il nostro continente – meno del 10% della popolazione mondiale – porta il peso di oltre il 25% di tutti i casi di cancro a livello globale. Parallelamente, viene lanciato un allarme sull’antibiotico-resistenza, fenomeno già oggi responsabile di circa la metà dei decessi europei per infezioni ospedaliere da batteri resistenti.
Il secondo pilastro è dedicato alla sicurezza del territorio. ISA invoca un approccio scientifico alla gestione del rischio sismico e idrogeologico, proponendo un piano nazionale di riqualificazione sismica e l’introduzione dell’obbligo assicurativo contro le calamità naturali, agganciato alla vulnerabilità degli edifici. Un tema drammaticamente attuale, viste le alluvioni che continuano a colpire il Paese.
Il terzo pilastro è l’economia circolare: una transizione energetica che, secondo ISA, deve abbracciare il principio della neutralità tecnologica, favorendo la competizione tra soluzioni diverse – solare, eolico, idrogeno, fusione nucleare – pur tenendo fermo l’obiettivo ambientale. L’associazione sottolinea l’importanza di ridurre la dipendenza geopolitica nelle forniture energetiche attraverso la diversificazione delle fonti.
Il quarto pilastro, denominato “Sviluppo condiviso”, guarda all’Africa e ai Paesi in via di sviluppo con un’ispirazione dichiarata: il modello di politica collaborativa di Enrico Mattei. ISA propone di investire in istruzione e formazione delle comunità locali come strumento per governare i flussi migratori e costruire partenariati strategici di lungo periodo.
Il quinto pilastro tocca la società della conoscenza: alfabetizzazione digitale, intelligenza artificiale, ricerca spaziale. ISA auspica la creazione di una rete strutturata che coinvolga università, centri di ricerca e industria spaziale, con l’obiettivo di trasformare l’Italia in un attore rilevante nell’economia del futuro.
Il sesto e ultimo pilastro riguarda la qualità della ricerca. ISA denuncia apertamente alcune derive del sistema accademico: il “doping citazionale”, le pubblicazioni su riviste predatorie, l’abuso delle co-autorships. La proposta è una riforma dell’abilitazione scientifica nazionale che valuti un numero limitato di pubblicazioni rappresentative, sulla base della loro innovatività e rigore metodologico.
ISA, una necessità
In un Paese che fatica a valorizzare i propri cervelli – e spesso li vede emigrare – ISA tenta un’altra via: non la fuga, ma l’engagement. La scelta di restare, di dialogare con le istituzioni, di produrre documenti pubblicamente disponibili e di aprire tavoli di confronto è in sé un atto politico. Non partitico, ma profondamente civico.
L’obiettivo finale che ISA dichiara nel suo Manifesto è ambizioso quanto concreto: l’istituzione di un Ufficio Scientifico e Tecnologico a supporto della Presidenza del Consiglio, capace di fornire orientamento tecnico-scientifico alle scelte di governo, collaborare con gli enti locali e garantire equità e integrità in tutti gli aspetti della scienza e della tecnologia.
Per saperne di più su ISA e scaricare il Manifesto della Scienza: www.isa2020.eu
