Dentro la manosfera: solitudine, identità e rabbia

Noemi Sanna, Psichiatra

Il web rappresenta un ambiente strutturalmente predisposto alla nascita di comunità basate su affinità elettive. Le sue caratteristiche consentono ad individui con esperienze simili di aggregarsi superando i limiti della prossimità fisica e sociale. In condizioni favorevoli, ciò favorisce comunicazione, apprendimento e condivisione. Tuttavia, in presenza di vissuti di esclusione, frustrazione o vulnerabilità identitaria, possono organizzarsi sistemi chiusi, autoreferenziali e potenzialmente violenti.

Mascolinità e radicalizzazione

È il caso della manosfera, insieme eterogeneo di comunità online (Incel, Red Pill e simili) caratterizzate da una visione ostile, nei confronti delle donne. Gruppi fortemente identitari che si auto confermano nelle loro convinzioni ed interpretano le relazioni uomo-donna in termini polarizzati e gerarchici (dominanza, competizione, forti/deboli). Il tutto alimentato da una diffusa narrativa di vittimizzazione maschile su cui incombe una costruzione identitaria centrata su frustrazione sessuale e percezione di esclusione.

Le radici culturali della manosfera risalgono agli anni ’70, nel contesto della ridefinizione del ruolo maschile in risposta al femminismo. Le prime comunità on line nascono come spazi di condivisione e supporto per difficoltà relazionali e vissuti di marginalità, ma in alcuni casi tali vissuti vengono progressivamente rielaborati in narrazioni semplificate e polarizzate. Ne deriva una trasformazione del sé da vulnerabile ad antagonista, in cui l’appartenenza al gruppo consolida credenze disfunzionali e favorisce un percorso di radicalizzazione. Non è il contenuto che fa la radicalizzazione, ma la presenza di un funzionamento mentale sensibile alle suggestioni digitali. 

Vulnerabilità, reali o percepite, si strutturano in una rappresentazione ideologica della mascolinità che agisce su percezioni, emozioni e comportamenti, fino alla legittimazione della violenza in funzione protettiva della propria ideologia. Da esperienza individuale di fallimento relazionale a giustificazione collettiva di un comportamento ostile, dalla vergogna alla condivisione deresponsabilizzante della rabbia, dal sentimento di inferiorità alla costruzione di una idea di sé apparentemente più rassicurante, ma di fatto inautentica e fragile.

Meccanismi psicologici rilevanti

Dal punto di vista psicodinamico, la manosfera può essere letta come un sistema di difese e adattamenti disfunzionali come:

  • Riduzione della complessità. Le relazioni interpersonali vengono semplificate in schemi     binari (dominante/sottomesso, vincente/perdente). Permette di contenere l’angoscia di un coinvolgimento affettivo implicante.
  • Proiezione e identificazione proiettiva. La responsabilità dei propri fallimenti relazionali è negata ed attribuita ad altri (donne, sistema culturale). Ciò permette di attenuare il conflitto intrapsichico tra il sé ideale ed il sé reale e di preservare l’autostima.
  • Problematiche identitarie. L’identità che si costruisce intorno ad una ferita narcisistica (rifiuto, esclusione, invisibilità sociale) è solitamente negativa. La comunità virtuale fornisce riconoscimento, coesione e accoglimento.

Dalla violenza on line alla violenza off line

Non esiste un rapporto causale diretto tra violenza online ed agita, ma sono documentate alcune dinamiche di rischio:

  • Traiettoria della frustrazione. La frustrazione sviluppa rancore e risentimento nei confronti di chi è ritenuto causa della propria sofferenza. Il web potenzia questo meccanismo, lo rende condiviso e ne amplifica la ridondanza.
  • Disumanizzazione del nemico. In questo caso le donne, considerate alla stregua di simulazioni programmabili come in un videogioco e rispetto alle quali vi è la pretesa di una supremazia naturale. La violenza di genere è esaltata e vissuta come affermazione di questa supremazia.
  • Normalizzazione della violenza. La rete offre un ambiente protetto dove le azioni non hanno conseguenze sulla realtà né tantomeno sul piano della responsabilità. Questo effetto di disinibizione attiva aspetti istintuali profondi e bisogni repressi che trovano facile espressione e condivisione. 

Il paradigma Onlife

Il termine onlife si riferisce alla dissoluzione del confine tra mondo reale e mondo virtuale in cui il digitale non è uno spazio separato, ma parte costitutiva dell’esperienza. I contenuti ideologici si interiorizzano e la radicalizzazione diventa un modo di esistere. La disinibizione virtuale, il linguaggio violento, le fantasie di rivalsa e la desensibilizzazione alla violenza diventano azioni concrete. Gli adolescenti risultano particolarmente vulnerabili, poiché il digitale costituisce, sempre più, un contesto primario di socializzazione e di costruzione identitaria.

Brevi conclusioni

La manosfera è un sistema disfunzionale in cui vulnerabilità individuali vengono trasformate in identità ideologiche rigide, fondate su ostilità e polarizzazione. In questo contesto, le manifestazioni aggressive possono non limitarsi all’ambito virtuale ma sconfinare nel mondo reale, favorendo, in una peculiare continuità psicologica e comportamentale, passaggi all’atto violenti contro l’oggetto di odio.