Anna Maria De Luca, Psicologa e dirigente scolastica
Si tratta del più grande potenziamento linguistico mai realizzato nella scuola italiana, sette volte superiore al programma Erasmus: il Ministro Giuseppe Valditara ha firmato il decreto che stanzia 420 milioni di euro per permettere a 150.000 studenti italiani un periodo di studio all’estero, spese coperte dal Ministero, insieme a 15.000 docenti retribuiti.
I numeri parlano da soli, ma la portata della misura si comprende leggendola non solo come investimento linguistico, ma come intervento sullo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale di una generazione.
Un apprendimento “situato”
Il soggiorno all’estero è un salto qualitativo rispetto allo studio tradizionale: la lingua non si studia sui libri ma si usa in interazioni autentiche, in classe, al mercato, in famiglia: quello che Vygotskij definiva apprendimento mediato dal contesto sociale.
Inserire gli studenti in classi locali li espone a metodi didattici e sistemi scolastici diversi. Il confronto stimola flessibilità cognitiva: lo studente impara a guardare con occhio nuovo ciò che dava per scontato, un processo vicino a quello che Piaget chiamava accomodamento, la revisione degli schemi mentali di fronte a esperienze nuove.
Identità, autonomia, autoefficacia
Sul piano psicologico, un periodo all’estero in adolescenza incide sullo sviluppo dell’identità. Secondo Erikson, l’adolescenza è il momento cruciale della costruzione del sé: confrontarsi con una realtà nuova, lontano da famiglia e abitudini, è una prova costruttiva per questo processo.
Gestire la nostalgia, risolvere problemi quotidiani in autonomia, comunicare in una lingua non ancora padroneggiata: sono esperienze che rafforzano l’autoefficacia percepita (Bandura), la fiducia nella propria capacità di affrontare situazioni difficili.
La letteratura sulla mobilità studentesca (Zimmermann & Neyer, 2013) associa questi percorsi a maggiore apertura mentale, tolleranza all’ambiguità e capacità di adattamento.
Il contatto con coetanei di altra cultura permette di rimettere in discussione stereotipi e ampliare la propria visione del mondo. È quella che Byram descrive come competenza comunicativa interculturale: comprendere l’altro aiuta a comprendere meglio anche la propria identità culturale.
Un investimento sull’equità
La selezione avverrà su base di merito e ISEE, per rendere accessibile a tutti un’esperienza finora riservata a poche famiglie. Così Valditara trasforma la mobilità internazionale da opportunità elitaria a diritto diffuso, offrendo anche agli studenti meno abbienti strumenti di crescita altrimenti fuori portata.
