La scuola incontra il cinema alla Mostra di Venezia

Vincenzo Mannino, Professore emerito – Università Roma Tre

La 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, svoltasi dal 2 al 12 settembre 2026, si è conclusa con l’assegnazione dei premi ufficiali. Quella veneziana è una delle più prestigiose e longeve manifestazioni cinematografiche internazionali e rappresenta uno dei fiori all’occhiello della cultura italiana. Fa parte della Biennale di Venezia, una delle principali istituzioni culturali del Paese.

La prima edizione risale al 1932, quando venne presentato Il dottor Jekyll di Rouben Mamoulian, con Fredric March. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, ma la Mostra ha conservato il proprio fascino e il proprio prestigio internazionale. Negli ultimi anni, comunque, non sono mancati sbilanciamenti politici evidenti. L’attenzione dedicata alle vicende di Gaza ha avuto, in alcuni momenti, un peso significativo nel dibattito della Mostra, lasciando meno spazio ad altre crisi e tragedie che continuano a chiedere attenzione. È un equilibrio delicato, quello tra l’impegno civile e politico di una grande manifestazione culturale e la sua vocazione principale, che resta quella di parlare di cinema.

Ma, alla fine, a parlare sono soprattutto i film e i loro protagonisti. Il Leone d’Oro è andato a Woman Unknown di May el-Toukhy; il Gran Premio della Giuria a Possible Love di Lee Chang-dong e il Leone d’Argento per la regia a Ilya Khrzhanovsky per DAU. Le Coppe Volpi sono state assegnate a Mathilde Arcel per Woman Unknown e a John Malkovich per Wild Horse Nine. Il Premio Speciale della Giuria è andato a NAZA di Yuval Abraham e Rachel Szor, quello per la migliore sceneggiatura a Stéphane Brizé, Coralie Amédéo e Olivier Gorce per A Good Little Soldier, mentre il Premio Marcello Mastroianni è stato assegnato a Malou Khebizi per A Place to Heal. I Leoni d’Oro alla carriera sono andati a George Clooney ed Ellen Burstyn. Sul fronte italiano, Riccardo Scamarcio ha vinto a Orizzonti il premio per la migliore interpretazione maschile per I figli della scimmia di Tommaso Landucci, che ha ottenuto anche il riconoscimento per la migliore sceneggiatura, assegnato a Landucci e Damiano Femfert.

Nel complesso, una selezione di premi che conferma la qualità dei film presentati e valorizza protagonisti e autori, insieme a meritati omaggi alla carriera.

Un capitolo specifico meritano, però, quei riconoscimenti che assumono un significato di grande rilievo perché mettono al centro i giovani e il loro rapporto con il cinema.

Tra questi va certamente ricordato il ‘Leoncino d’Oro’ 2026, assegnato a Nelson san di Shinya Tsukamoto. Giunto alla sua 38ª edizione, il premio è promosso da Agiscuola, da ANEC, ACEC e Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello, nell’ambito del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola, previsto nel quadro della legge n. 107 del 2015 e della legge n. 220 del 2016 sul cinema e l’audiovisivo. A decretare il vincitore è una giuria composta da studenti e studentesse delle scuole secondarie di secondo grado provenienti dalle regioni italiane. Durante la Mostra, i giovani giurati visionano i film in concorso, partecipano a incontri con operatori e professionisti del settore ed esprimono il proprio giudizio sulle opere. Non sono semplici spettatori, ma partecipano direttamente alla vita del Festival e imparano a motivare le proprie scelte.

Di grande rilievo è anche ‘Da uno sguardo’, giunto alla terza edizione, che coinvolge le scuole nella realizzazione di cortometraggi sulla violenza contro le donne. L’iniziativa offre a studentesse e studenti la possibilità di confrontarsi, attraverso il cinema, con un tema drammatico e di grande attualità, inserendosi nel percorso istituzionale dedicato alla prevenzione e al contrasto della violenza contro le donne.

Il ‘Leoncino d’Oro’ e ‘Da uno sguardo’ condividono un obiettivo importante: avvicinare i giovani al cinema e al linguaggio audiovisivo come strumenti di formazione e di crescita. I ragazzi discutono, analizzano, confrontano opinioni e imparano a sostenere le proprie scelte. È anche un esercizio di cittadinanza. Ogni film può diventare occasione per riflettere sulla libertà, sulla responsabilità, sulla dignità della persona, sulla giustizia e sul valore delle relazioni umane. Il cinema non è soltanto intrattenimento: conserva il tempo, racconta i cambiamenti della società, rende visibili le trasformazioni della storia, mette davanti agli occhi le domande dell’esistenza. È linguaggio artistico, ma anche memoria e conoscenza. Proprio perché racconta la vita, può aiutare i giovani a comprenderla, interpretarla e interrogarsi sul mondo che li circonda.

Ed è forse questa la sfida più importante: non soltanto avvicinare studentesse e studenti al cinema, ma aiutarli a diventare spettatori consapevoli.