Gli italiani e il nuovo Papa

Alessandro Amadori, politologo e sondaggista

Il 7 maggio il Conclave, riunitosi a Roma, procederà all’elezione del nuovo pontefice, successore di Papa Francesco nonché 267esimo Papa della Chiesa cattolica. Si tratta di un evento che suscita notevole interesse nell’opinione pubblica, e in relazione al quale sono disponibili i risultati di alcuni sondaggi, condotti negli ultimi giorni.

Una prima rilevazione demoscopica, svolta da Izi per La7, indica che la grande maggioranza degli italiani vorrebbe che il nuovo Papa fosse in continuità con Bergoglio, il cui pontificato viene connotato, dagli intervistati, come un pontificato “progressista”. Se ne deduce che l’opinione pubblica italiana è favorevole a un mantenimento di quella linea, definita appunto, a torto a ragione, “progressista”, che ha caratterizzato l’operato di Papa Francesco. Se vogliamo proprio suddividere gli italiani fra “conservatori” e “progressisti”, in materia di Chiesa, il dato demoscopico ci dice che sono nettamente più numerosi i secondi.

Sempre da Izi apprendiamo che i temi, su cui si auspica che il nuovo pontificato concentri i suoi sforzi, sono l’impegno a favore della pace, il contrasto alla povertà e l’opposizione al riarmo. Infine, la maggioranza relativa (non assoluta) preferirebbe che il nuovo Papa fosse italiano (anche se ben il 60% del campione si dichiara indifferente rispetto alla nazionalità). Dal punto di vista delle posizioni politiche, appaiono più favorevoli a un nuovo pontefice italiano gli elettori di centrodestra, meno favorevoli quelli di centrosinistra.

Analogo risultato è stato ottenuto da un altro sondaggio, di Euromedia Research per “La Stampa”: la maggioranza degli italiani (61%) guarda al futuro della Chiesa con un desiderio di continuità rispetto al pontificato di Papa Francesco, di cui sono stati apprezzati l’apertura, il dialogo e l’impegno su temi sociali. Il gradimento è trasversale, con picchi di consenso in alcuni segmenti elettorali: tra chi vota Alleanza Verdi e Sinistra l’adesione sale addirittura al 93%, mentre tra gli elettori di Forza Italia si attesta all’83%. Un dato interessante è questo: il 56% degli italiani (indipendentemente dall’appartenenza religiosa) esprime una valutazione positiva su Papa Bergoglio, a testimonianza di un apprezzamento che è andato oltre l’area dei fedeli cattolici in senso stretto.

Se l’opzione maggioritaria, come abbiamo visto, è quella della continuità, va però segnalato che fra gli elettori della Lega quasi la metà (il 48%) preferirebbe che il nuovo pontefice non seguisse il solco di Francesco, a favore di un cambiamento in senso più conservatore.

Questo ci fa comprendere come le aspettative sul nuovo Papa, e sul futuro della Chiesa, si intersechino non solo con la fede religiosa degli intervistati, ma anche con le loro opinioni politiche. La maggioranza dichiara di desiderare un nuovo pontefice che segua le orme di Francesco, ma l’opinione pubblica si mostra comunque polarizzata, ossia divisa fra chi chiede ancora più apertura e chi, invece, vorrebbe il ritorno a un’impostazione più tradizionale.

Il futuro del papato, dunque, non sarà solo una questione ecclesiale, ma continuerà a rispecchiare, come spesso accade nella storia, anche le tensioni e le speranze della società civile.

Al di là dei dati demoscopici, una riflessione sul ritratto ideale del prossimo Papa, in questo momento storico, deve tener conto delle sfide globali, delle trasformazioni culturali e delle esigenze spirituali del nostro tempo. In termini di analisi di scenario, il prossimo pontefice dovrà sicuramente saper integrare fra loro una visione globale e un’elevata sensibilità alle specificità di alcuni contesti locali. Dovrà inoltre, comunque, essere una figura di pace e di riconciliazione, nonché un leader religioso radicato nella tradizione ma anche aperto al discernimento e al cambiamento dove necessario. Un uomo capace di ascoltare, di valorizzare il ruolo dei laici, delle donne, dei giovani, e di affrontare con coraggio temi delicati come la sinodalità, la morale sessuale e il ruolo del clero. Un pastore vicino alla gente, ma anche un comunicatore del Vangelo nel mondo digitale.

Quello appena tracciato non è un ritratto utopico, bensì il profilo verosimile di un Papa che sappia cogliere il desiderio profondo di una Chiesa capace di rinnovarsi senza tradirsi, che sia profetica ma non ideologica, vicina ma non mondana. Come sempre, da oltre duemila anni a questa parte, la saggezza dei cardinali in Conclave saprà fare una scelta ponderata e, come spesso è accaduto, forse anche sorprendente.