Noemi Sanna, psichiatra
Introduzione
La storia dell’umanità è anche la storia del rapporto tra desiderio e tempo. Per millenni gli uomini hanno imparato che ogni conquista richiedeva pazienza e fatica. La vita era una continua attesa e il tempo una componente imprescindibile della quotidianità. Si attendeva il raccolto. Si attendeva la risposta ad una lettera. Si attendeva a lungo la gratificazione della intimità sessuale in una coppia. Raggiungere un luogo lontano richiedeva tempo e quando si partiva si sperimentava un ineluttabile sentimento di lontananza.
Oggi ogni attesa è ridotta al minimo. Ciò rappresenta, indubbiamente, un successo sul piano del progresso. Ma ogni progresso modifica anche il modo in cui il cervello si deve adattare al nuovo funzionamento. In questo fenomeno, poco visibile e spesso sottovalutato, affondano le radici di molti cambiamenti nel modo di pensare, di relazionarsi e, perfino, di educare le nuove generazioni.
L’attesa come esperienza educativa
Da un punto di vista educativo è un errore soddisfare ogni richiesta dei figli nella immediatezza. L’attesa è una esperienza educativa indispensabile in un bimbo. Gli permette di riconoscere il valore formativo del tempo, il senso del limite e favorisce la fantasia creativa che la colma. È nell’attesa che si sviluppano alcune delle competenze più importanti e, grazie alle neuroscienze, oggi conosciamo le basi neurologiche che le rende stili di vita estremamente funzionali per una vita adulta equilibrata. Ci riferiamo al controllo degli impulsi, alla capacità di tollerare le frustrazioni, alla regolazione delle emozioni, alla capacità di rinviare la gratificazione e viene favorito lo sviluppo dei circuiti neuro cognitivi che permettono di auto regolarsi e perseguire obiettivi complessi nel tempo.
Voglio tutto e subito
La società contemporanea, tuttavia, comunica un messaggio opposto. Siamo sopraffatti da messaggi pubblicitari che non invitano a riflettere, ma a comprare. Le piattaforme digitali non premiano la profondità di pensiero, ma la velocità. Ogni like produce una piccola ricompensa neurobiologica attraverso il rilascio di dopamina. Il cervello si abitua così a ricevere gratificazioni immediate e frequenti. Fatica sempre di più ad accettare ricompense che richiedono tempo, impegno e sacrificio.
Questo bisogno di immediatezza non riguarda solo gli oggetti, ma ha progressivamente pervaso anche le relazioni. Se una conversazione diventa difficile, la si interrompe. Se una relazione richiede fatica, la si abbandona. Se uno studio appare troppo impegnativo, si cercano facili scorciatoie piuttosto che fare fronte alle difficoltà.
Il rischio che è già sotto i nostri occhi è che il desiderio venga progressivamente trasformato in diritto, l’attesa diventi un’anomalia e la frustrazione venga vissuta come disfunzionale e si trasformi in rabbia aggressiva. Non è il desiderio ad essere messo in discussione, ma l’illusione che qualunque capriccio possa essere sodisfatto e che da ciò possa dipendere una felicità più a portata di mano.
Il ruolo della famiglia e del mondo adulto
Educare significa anche insegnare che tra il desiderio e la sua realizzazione esiste una distanza da percorrere. È nello spazio tra desiderio e sua realizzazione che si costruisce la personalità, si impara a tollerare le frustrazioni, si ha l’esperienza diretta di cosa sia la responsabilità.
Il valore dell’attesa si insegna dando al bambino limiti coerenti, regole, responsabilità e tempi che non possono essere abbreviati. Ogni “no” spiegato, ogni desiderio rimandato, ogni obiettivo raggiunto attraverso l’impegno sono un allenamento alla vita reale.
Quando si cresce in un ambiente nel quale ogni desiderio viene facilmente soddisfatto, oppure non vi sono limiti e, se presenti incoerenti o sempre negoziabili, nasce la convinzione che la realtà sia al servizio dei propri bisogni
Ma la realtà non funziona così ed è dovere degli adulti insegnarlo ai giovani. La scuola richiede impegno, il lavoro sacrificio. Le relazioni affettive richiedono cura e attenzione. La convivenza sociale richiede autocontrollo, rispetto dell’altro e responsabilità.
Il paradosso del nostro tempo
Viviamo un’epoca nella quale probabilmente sono offerte il maggior numero di opportunità e il più rapido accesso alla soddisfazione dei bisogni. Eppure, insoddisfazione, ansia, intolleranza alla frustrazione, difficoltà nella regolazione emotiva, sono assai frequenti, soprattutto tra i giovani. Fenomeni di origine complessa tra i quali non può essere ignorato il ruolo di una cultura che promette soddisfazione immediata e riduce progressivamente il valore dell’attesa.
Una cultura che tende ad abbreviare ogni attesa e rendere immediatamente disponibile ciò che si desidera modifica inevitabilmente il modo in cui le persone imparano a desiderare, a perseguire i propri obiettivi. L’attesa, infatti, non rappresenta un ostacolo al desiderio. È il processo attraverso il quale il desiderio può trasformarsi in un progetto, organizzarsi nel tempo e trovare realizzazione attraverso l’impegno e la capacità di rinviare la gratificazione.
Brevi conclusioni
L’accelerazione dei tempi e la riduzione dell’attesa è stato uno dei grandi progressi della modernità. Eliminarla del tutto dall’esperienza educativa, però, rischia di privare le nuove generazioni di alcune competenze essenziali per la vita adulta. Per questo è importante che famiglia, scuola e società continuino a educare alla capacità di attendere, di tollerare la frustrazione e di perseguire obiettivi nel tempo. Queste competenze rappresentano un presupposto fondamentale per lo sviluppo di un equilibrio psicologico stabile e di una personalità matura.

