L’approccio italiano ai dazi, pragmatico e lineare, è il più promettente

Il tema dei dazi USA sta impegnando intensamente il dibattito pubblico, sia per l’entità dell’impatto sul Paese, sia per l’influenza sui rapporti politici internazionali, sia per l’indecifrabile variabilità del comportamento negoziale americano. Dobbiamo anche registrare, purtroppo, che i dazi sono al centro delle polemiche politiche anche con ragioni del tutto strumentali. Si rimprovera a Meloni di spalleggiare Trump nel nome del comune sovranismo, salvo che la spinta “sovranista” dovrebbe portare a difendere il proprio stato “sovrano” contro gli altri stati “sovrani”. Altre volte prevalgono le preoccupazioni per l’approccio troppo blando dell’Europa nei confronti dell’alleato americano. E non appena si paventano impatti negativi sull’economia nazionale, partono le richieste di sussidi pubblici dagli attori del sistema economico. Continua a leggere

La separazione delle carriere è necessaria

Le notizie di cronaca giudiziaria che investono il mondo politico si susseguono. Ha cominciato la Procura di Milano, con l’iscrizione del sindaco PD, Giuseppe Sala, nel registro degli indagati. Si ipotizza una qualche responsabilità nella ‘degenerazione della gestione urbanistica’ di Milano. Continua a leggere

Gli italiani e la riforma della giustizia

La riforma della giustizia recentemente approvata in seconda lettura dal Senato italiano (22 luglio 2025) rappresenta un cambiamento costituzionale significativo, fortemente voluto dal governo Meloni e in particolare dal ministro della Giustizia Carlo Nordio. Di questa riforma, il cuore è la separazione delle carriere. In forza di essa, viene introdotta una distinzione netta tra magistrati requirenti (pubblici ministeri, che sostengono l’accusa) e magistrati giudicanti (giudici, che decidono). Continua a leggere

Perché da noi la socialdemocrazia non ha mai attecchito

Storici, sociologi, scienziati politici si chiedono perché in Italia una formazione politica di tipo laburista non sia mai riuscita ad avere un qualche consistente seguito elettorale e parlamentare. Da Leonida Bissolati a Giuseppe Saragat, i socialdemocratici non hanno mai avuto in mano il timone dello Stato e, quando hanno ottenuto qualche ministero, lo si è dovuto al loro aggregarsi a una coalizione governativa dove le loro idee non erano certo quelle a cui si prestava maggiore attenzione. A mio avviso questa condizione di minoranza (e spesso di subalternità) può spiegarsi con precisi fattori storici e istituzionali. Continua a leggere

L’arte e la guerra: un’estetica per la pace

Mentre mi accingo a scrivere queste righe sul televisore scorrono le ennesime immagini delle abitazioni, degli ospedali, dell’intera Ucraina, centrati da missili russi ad alta precisione. E guardo i volti attoniti di queste piccole creature, sopravvissute all’esplosione, estratte dalle macerie e sistemate in strada su barelle e giacigli di fortuna, in mezzo ad altri corpi dilaniati. Bambini che hanno espressioni di terrore, non diverse da quelle stampate sui volti dei bimbi, degli adolescenti, massacrati e rapiti da Hamas il 7 ottobre. Ma è, in fondo, lo stesso viso dei ragazzini di Gaza che i terroristi usano, crudelmente, come scudi umani, nascondendosi, con i loro missili, le loro armi, sotto le scuole, gli asili, le civili abitazioni. Continua a leggere

Le esigenze della difesa tra minacce percepite e reali

Troppe volte si fa confusione fra minaccia, percezione della stessa e le effettive esigenze della difesa. La minaccia è qualcosa di reale e di misurabile attraverso l’analisi delle informazioni sull’avversario, le conoscenze tecniche degli armamenti, la tipologia e l’entità degli stessi, il numero degli uomini disponibili, l’addestramento e la quantità di quelli combat-ready, l’entità delle riserve ed in particolare di quelle addestrate e cosi via. Continua a leggere