Oltre le antinomie dogmatiche su valutazione e merito: da una cultura del controllo a una cultura della crescita

Il dibattito pubblico sulla scuola italiana sembra attraversato, sempre più spesso, da questioni dicotomiche. Ciò è particolarmente evidente quando si parla di valutazione. Assistiamo frequentemente a posizioni polarizzate – una valutazione formativa ‘buona’ e una valutazione sommativa ‘cattiva’, sistema di potere e controllo – che semplificano un processo intrinsecamente complesso, dinamico, multidimensionale Continua a leggere

Condizioni di esercizio per un’effettiva innovazione a scuola

L’innovazione, intesa nel suo senso più ampio, si riferisce alla realizzazione di qualcosa di originale, alla trasformazione di una situazione attuale, o all’inserimento di novità in un determinato ambito. L’innovazione implica l’introduzione di nuove idee, metodi o prodotti che modificano o migliorano significativamente il modo in cui i bisogni vengono soddisfatti e i problemi risolti. Continua a leggere

Eredità storiche. Il partito d’Azione e l’Italia di oggi

In Italia, parlar male del Partito d’Azione è, come si diceva un tempo, parlar male di Garibaldi. E se ne comprendono le ragioni. Gli azionisti—includendo nella categoria i seguaci liberalcomunisti di Piero Gobetti e i socialisti liberali di Carlo Rosselli– tra il primo e il secondo dopoguerra hanno espresso una cultura politica di altissima cifra morale e intellettuale. Basti pensare a storici come Franco Venturi e Leo Valiani, a filosofi come Guido De Ruggiero, Norberto Bobbio, Guido Calogero, per non parlare dei politici, dei letterati e degli artisti che fecero parte di quella che fu una vera e propria ‘scuola di pensiero’. Si rifacevano tutti alla componente laica e democratica del Risorgimento anche se, al suo interno, si sentivano più vicini a Carlo Cattaneo che a Giuseppe Mazzini. Al centro delle loro riflessioni furono sempre le ‘illusioni perdute’ che la lotta per l’unità d’Italia aveva depositato negli animi dei suoi protagonisti.” Oh non per questo dal fatal di Quarto/
Lido il naviglio dei mille salpò, / Né Rosolino Pilo aveva sparto/ Suo gentil sangue che vantava Angiò”, avrebbero potuto ripetere col Giosuè Carducci de La consulta araldica (1869) . Continua a leggere

Perché lo studio del latino a scuola è importante oggi più che mai

L’articolo di Marco Ricucci apparso sul Corriere della sera del 22 settembre scorso mi spinge a scrivere per fornire una lettura molto diversa della proposta di reintroduzione del latino nella secondaria di primo grado. Non voglio tanto approfondire la questione delle ore della disciplina né gli altri temi più tecnici: mi limito a due osservazioni: a. trovo molto triste che un docente dichiari che altri insegnanti, regolarmente abilitati e in ruolo in una classe di lettere come la A022, “non hanno una formazione adeguata per insegnare latino alle medie” (cito): fossi un docente di quella classe di concorso ringrazierei per la fiducia, anche perché mi permetto di ricordare che la derivazione dell’italiano dal latino è presente nelle Indicazioni nazionali vigenti, segno forse che il legislatore confidava nella formazione degli insegnanti; b. circa la presunta incompetenza dei docenti della scuola secondaria di primo grado ad insegnare questa nuova disciplina, va prima di tutto precisato che essa non coincide con l’insegnamento della lingua e cultura latina nella scuola superiore, che ha apposite classi di concorso di rifermento. Inoltre, nell’anno scolastico 2026/27, le scuole potranno utilizzare tutti gli strumenti dell’autonomia, valorizzando sia le risorse professionali interne sia quelle esterne, comprese quelle presenti in altre istituzioni scolastiche in un’ottica di ampliamento dell’offerta formativa. Dal 2027/28, invece, con l’istituzione dell’organico del LEL, sarà individuata la specifica classe di concorso di riferimento per tale insegnamento. Continua a leggere

Fino a che punto si deve tollerare?

Giampaolo Azzoni, Università di Pavia Le manifestazioni “pro-Pal” di questo inizio d’autunno sembrano configurare un ritorno di quanto accaduto nella primavera dell’anno scorso. Accanto a pacifiche forme di espressione del pensiero vi sono occupazioni di scuole e università, interruzioni di lezioni e attività amministrative, blocchi alla circolazione stradale e ferroviaria, danneggiamenti anche gravi di beni, Continua a leggere

L’America cristiana che l’Europa non sa più comprendere

I giornalisti italiani, che si trovino sul posto o a migliaia di chilometri di distanza, sembrano incapaci di raccontare la società americana. Si tratta di un mondo per loro impenetrabile, salvo rare eccezioni. Lo si è visto chiaramente quando fiumi di inchiostro sono stati spesi per raccontare la cerimonia di Glendale, in Arizona, per commemorare la morte di Charlie Kirk: un evento che non è stato solo politico, ma anche e soprattutto una celebrazione religiosa. E che è stato raccontato su Repubblica e Corriere con una serie di cliché imbarazzantemente logori. Continua a leggere