Orgogliosi di non avere ‘recinti ideologici’

Il tema della ‘egemonia culturale’ è un fiume carsico che compare per poi inabissarsi e quindi ricomparire. Se ne avverte la presenza anche nella recente querelle fra Marcello Veneziani e il Ministro della cultura Alessandro Giuli. Veneziani ha criticato l’operato del governo presieduto da Giorgia Meloni. Vi ha visto quasi un democristiano immobilismo di ritorno. La critica è forse stata ingenerosa. Non ha dato adeguato rilievo alla posi­zione internazionale dell’Ita­lia divenuta più forte di prima, ma anche, per esempio, all’efficacia di varie ini­zia­tive che trovano riscontro nel miglioramento dei rating internazionali, nella riduzione significativa dello spread, nell’avvio di un processo deciso e coerente per il rinnovamento della scuola italiana dopo decenni di colpevole immobilismo. Continua a leggere

Un buon proposito per l’anno nuovo: riscopriamo le virtù della nostra tradizione

Anche all’inizio del 2026, come di consueto, possiamo impegnarci a fare buoni propositi per l’anno a venire. O, almeno, alcuni di noi possono continuare a farlo. Altri, invece, ritengono di potervi rinunciare, perché di fare propositi, più o meno buoni, hanno perso la voglia. Ritengono forse che sia consigliabile lasciarsi andare al corso degli eventi, che ciò che ci capita sia ineluttabile e che sia inutile cercare di cambiarlo. Possono avere le loro ragioni, ma è un peccato. Continua a leggere

La strada lunga e dissestata verso la “Trendwende”: un bilancio del primo anno di Merz

Pessimisti e sostenitori dell’AfD hanno già presentato le loro analisi: dopo un anno di governo Merz, è cambiato il colore del governo, ma non la sostanza. E apparentemente hanno molti argomenti a loro favore: l’economia sempre più in crisi, un debito pubblico inimmaginabile sotto un governo CDU, l’importanza internazionale della Germania sempre più in calo. Una tale analisi, però, non solo non renderebbe giustizia all’operato del nuovo governo, ma costituirebbe una sorta di veleno per la democrazia in quanto serve solo la retorica populista ed estremista. In primis perché non considera che con la presidenza Trump, il riarmo dell’Europa e la chiusura del mercato cinese, la situazione internazionale è fondamentalmente mutata, insieme alla necessità di affrontare gli effetti del cambiamento demografico in Germania (e le relative pressioni sui sistemi sociali), la sfida del rinnovo infrastrutturale e gli sconvolgimenti massicci della rivoluzione digitale. Continua a leggere