La lezione di Ceuta all’Europa

Ceuta è una piccola enclave spagnola sulla costa nordafricana in cui il confine terrestre dell’Unione Europea incontra direttamente il continente africano. Per questo ciò che è accaduto a Ceuta qualche giorno fa non riguarda solo la Spagna ma costituisce un laboratorio concreto di ciò che potrebbe succedere qualora l’Unione non riuscisse a proteggere le sue frontiere: la prova generale di una immigrazione di massa. L’ultima cosa da fare, dunque, è sottovalutare l’evento richiamando, con una impropria analogia, come leggo da qualche parte, il caso del mercantile Vlora che nel 1991 entrò nel porto di Bari con 20.000 persone albanesi a bordo. Diversamente da quanto si pensi, la maggioranza di quei passeggeri non rimase in Italia. Il Vlora fu un evento mai più ripetutosi. Ceuta, invece, è l’avamposto di un continente nel quale la pressione migratoria verso l’Europa non è episodica ma destinata a crescere per effetto della demografia e dell’instabilità politica degli Stati africani. Essa rappresenta una sfida geopolitica permanente destinata ad accrescersi e che nessun Paese europeo potrà affrontare affidandosi alla buona volontà o all’accoglienza indiscriminata. Continua a leggere

La matematica non è quella che credete

Nei giorni scorsi l’Università Bocconi di Milano ha ospitato la finale internazionale dei Campionati Internazionali di Giochi Matematici, una manifestazione che ha visto l’Italia chiudere al secondo posto assoluto, confermando una tradizione ormai consolidata di eccellenza. Più di duecentomila concorrenti provenienti da tre continenti partecipano ogni anno a questa competizione, che in Italia coinvolge oltre trentamila iscritti. Continua a leggere

Nucleare, tra ideologia e realtà: il futuro energetico non può aspettare

Negli ultimi giorni il dibattito sul ritorno dell’energia nucleare è stato riacceso dagli interventi del premio Nobel Giorgio Parisi e dalla netta opposizione politica del Partito Democratico guidato da Elly Schlein. Il primo continua a sostenere che la strada maestra sia puntare su rinnovabili, reti e sistemi di accumulo; la seconda considera il ritorno al nucleare una scelta sbagliata e prevalentemente propagandistica. È un dibattito legittimo. Ma rischia di trasformarsi in uno dei tanti strumenti di distrazione di massa che caratterizzano il nostro Paese. Perché la vera domanda non è se il nucleare piaccia o meno. La vera domanda è molto più semplice: come produrremo l’enorme quantità di energia di cui avremo bisogno nei prossimi cinquant’anni? Continua a leggere

La famiglia: tra sicurezza affettiva e principio di realtà

Nella tradizione occidentale la famiglia appartiene alla sfera privata, eppure è da essa che dipende, in larga misura, la qualità della vita pubblica. Fattori genetici, temperamento, scuola, rapporti con i pari e contesto sociale hanno la loro influenza, ma è in famiglia che il bimbo interiorizza norme, valori e modelli di comportamento che saranno le basi su cui via via agiranno la scuola, il gruppo dei pari e il contesto sociale in cui vivrà la sua quotidianità. È in famiglia che si apprendono le prime regole della convivenza sociale e che il bimbo impara a divenire adulto, intendendo con questo termine qualcuno che sappia integrare, autostima e senso di realtà, libertà e responsabilità, desiderio e limite. Continua a leggere

La paura del vincitore: la riforma elettorale e il difficile equilibrio tra rappresentanza e governo

A leggere certi titoli dei quotidiani, la nuova legge elettorale voluta dal Governo Meloni e approvata per il momento dalla sola Camera dei Deputati avrebbe già decretato la fine del parlamentarismo italiano. La realtà, però, racconta altro: il Parlamento continua a esistere, deputati e senatori restano al loro posto, il Governo deve ottenere la fiducia delle Camere e il Presidente della Repubblica conserva le proprie prerogative. La macchina costituzionale, insomma, non è stata smontata. Continua a leggere

Prato e la sfida culturale dell’educare all’identità italiana

I dati Invalsi restituiti ieri alla comunità scolastica e alla società civile nel suo complesso hanno evidenziato una vera e propria anomalia sulla quale il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha voluto giustamente posare l’attenzione: a Prato, in alcune scuole, si registrano livelli di dispersione scolastica che raggiungono il 70% tra gli studenti appartenenti a specifiche comunità straniere. Un dato che, se confermato nelle sue dimensioni, pur non descrivendo l’intera città, rappresenta un segnale di forte criticità. Continua a leggere