Piccolo spaccio è piccola cosa? Una problematica sentenza della Corte costituzionale
Con la sentenza n. 90 depositata lo scorso 1° luglio, la Corte costituzionale ha dichiarato che è costituzionalmente illegittimo non prevedere la possibilità della “messa alla prova” nel caso del reato di piccolo spaccio di sostanze stupefacenti. Il presupposto di tale sentenza è che il decreto “Caivano”, emanato nel 2023 per contrastare il disagio giovanile dopo i gravi fatti accaduti nell’omonimo comune campano, aveva aumentato da 4 a 5 anni il massimo della pena prevista per il reato di piccolo spaccio con la conseguenza che non era più possibile ricorrere all’istituto della “messa alla prova” per la cui applicazione si richiede, in linea generale, che la pena massima prevista sia di 4 anni oppure che il reato sia specificamente indicato dalla legge. Ora, dopo il decreto “Caivano”, il reato di piccolo spaccio prevedeva una pena massima superiore ai 4 anni e non era stato indicato tra i reati per cui comunque è prevista la possibilità della “messa in prova”. In pratica, nel caso di piccolo spaccio non vi era più la possibilità della cosiddetta “probation”, cioè sospendere il procedimento penale e, in sua vece, prevedere un programma di trattamento con una serie di impegni per l’imputato, tra cui lavori di pubblica utilità. Continua a leggere
